«Il mago di Oz», il colore dei sogni

Per il mese di Gennaio la piattaforma Netflix ha caricato un classico visionario, Il mago di Oz. Ispirato dai Libri di Oz dello scrittore statunitense L. Frank Baum, reso grande dal lavoro registico congiunto di ben quattro personalità, tra cui il Victor Fleming di Via col vento, il film è modellato sulla grazia e semplicità dell’allora sedicenne Judy Garland che si consegnerà al ricordo senza tempo grazie alla sua interpretazione. Con le musiche di Harold Arlen a rendere indimenticabili le maggiori scene del film, con la famosa Over the rainbow da sempre regina dell’immaginario collettivo.

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« Il mago di Oz », la trama

Fattorie del Kansas, fine anni ’30. Una giovane ragazza, Dorothy ( Judi Garland), vive alla giornata insieme al suo fidato cane, Totò, sognando una realtà più colorata e felice. Durante un forte uragano si ritrova catapultata in una realtà diversa, la realtà di Oz, popolata di minuscoli esseri, i Mastichini, da streghe buone e streghe cattive. Dovrà intraprendere un lungo viaggio per giungere alla Città di Smeraldo, dove incontrare il potente Mago di Oz che solo la può riportare a casa. Prima però dovrà sconfiggere la malvagia Strega dell’ovest (Margaret Hamilton) per ottenere il ritorno alla propria camera e ai propri affetti.

il mago di oz

Sognare oltre le nuvole

Sospeso tra l’entusiasmo per la superata crisi del ’29 e la paura di una nuova grande guerra, il film incarna lo spirito americano. Spirito di semplicità ed emancipazione, desideri colorati e realtà color seppia. La ragazza, dispersa nelle aride e solitarie campagne del Kansas, non può che guardare oltre le nuvole, oltre l’arcobaleno per cercare un posto dove la vita sia piena.

il mago di oz

E giunge, in una trasfigurazione onirica, in una realtà che subito le appare ben diversa dal Kansas: colori, piante, tanti piccoli omini. Ma qualcosa rimane uguale: la sfida che deve intraprendere contro un personaggio malvagio, la strega, che le vuole impedire di raggiungere i propri obiettivi. E rimane anche la necessità di affetti: lungo il suo percorso figure bizzarre la aiuteranno, uno spaventapasseri, un uomo di latta e un leone fifone.

La grandezza del film

La semplicità della trama, con il tipico andamento fiabesco di polarità bene/male, permette al lavoro di essere di facile fruizione per qualunque persona. Le avversità che si frappongono nel cammino permettono all’eroina Dorothy di acquisire consapevolezza per sé, facendosi anche carico dei problemi altrui. Tutto il percorso le permette di giungere alla conclusione che non esista posto più bello della propria casa, nella quale si risveglierà di buon grado.

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Il passaggio dal color seppia del Kansas al Technicolor di Oz, la caratterizzazione buffa ma stereotipica dei personaggi, la linearità della trama, la grande presenza di Judy Garland che entrerà nell’Olimpo del cinema, la morale semplice ma sempre valida, la colonna sonora ripresa e variata; tutto questo amalgama ha la stigmate di un cinema eterno che, da Gennaio 2020, può essere visto e vissuto ancora più facilmente.

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Stefano Sogne