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Nino Rota copertina

Il Padrino, la magia delle musiche di Nino Rota per un capolavoro

11 minuti di lettura

Nel 1972 Nino Rota compone le musiche per Il Padrino di Francis Ford Coppola giustamente ritenuto uno dei più alti risultati in campo cinematografico. Si può sostenere che da quell’anno le cose sono cambiate: da quel momento ci si deve confrontare con un’opera che rappresenta un vero e proprio punto di non ritorno per il cinema tutto.

il padrino nino rota

Il padrino affonda le radici nel romanzo omonimo di Mario Puzo, autore americano di origini italiane; questo è un dettaglio importante da considerare, dato che il romanzo e i film raccontano le vicende e le relazioni di una famiglia italo americana nel dopo guerra. Non è un caso quindi che Robert Evans, produttore alla Paramount, volesse un regista di origini italiane per girare il film. La prima scelta è Sergio Leone, che declina l’offerta per concentrarsi sul suo C’era una volta il West, allora si ripiega (per modo di dire) su Francis Ford Coppola.

Le intenzioni della produzione si ripercuotono anche sulla scelta del compositore per le musiche del film, che deve essere di origini italiane: Nino Rota si rivela essere la scelta perfetta per il suo stile e esperienza decennale in campo cinematografico. Si ricordano nello specifico le sue importanti collaborazioni con il grande Federico Fellini: La Dolce Vita, Amarcord, , La Strada, I Vitelloni, Le Notti di Cabiria, per citarne alcune. Il maestro compone le musiche per i primi due film della saga, il terzo invece uscirà dopo la sua morte, ma verranno comunque inclusi i temi principali ripresi dai primi due capitoli.

In aggiunta si trovano delle composizione firmate Carmine Coppola, il padre del regista, che si occupa di qualche piccolo contributo (per esempio le musiche suonate dalla band nelle scene del matrimonio che apre il film).

Il valzer di Corleone, l’ode malinconica firmata Nino Rota

Tutte le musiche di Nino Rota per i film della trilogia hanno un sapore profondamente mediterraneo, italiano. Se si conoscono i film di Fellini, questa sensazione è ancora più accentuata. Eppure, il maestro riesce a dare un tono diverso, più oscuro e drammatico, tragico e epico. Non si tratta della stessa epicità che potrebbe venire in mente pensando a un blockbuster, per esempio, non è incentrata sulla pomposità e magniloquenza di suoni enormi e di molti layer stratificati. Tutt’altro: in queste musiche l’aspetto più epico della composizione risiede nella scelta delle note, della melodia, dell’arrangiamento e dei timbri utilizzati.

Si ascolti a tal proposito il tema principale: Main Theme (The Godfather Waltz).

La melodia riesce a essere intima, sottolinea la figura di Vito Corleone, uomo potente ma umano, all’apice di una rete di relazioni malavitose, eppure padre di famiglia amorevole: una figura complessa e affascinante. Il tema è eseguito da una cornetta, uno strumento a fiato molto simile alla tromba che, in questo caso, suona da solista, senza accompagnamento. È un dettaglio molto importante, che ritorna altre volte nei brani di questa colonna sonora; lo strumento solista sottolinea la solitudine del padrino, ma anche la sensazione che potrebbe sentire un immigrato italiano al suo arrivo in un grande paese come l’America. Il brano stesso suona come un’ode alla malinconica solitudine della famiglia Corleone.

Dal minuto 0:47 viene introdotto un accompagnamento, si tratta di accordi tetri e dissonanti, su toni gravi, scelta probabilmente dettata dalle gesta comunque criminali e violente della famiglia. Dal minuto 1:15 ritorna il tema principale eseguito da uno strumento solista, ma questa volta si tratta di un violoncello. È forzato immaginare che Nino Rota abbia fatto questa scelta per sottolineare un passaggio di consegne dal padrino Vito Corleone a Michael, anticipando con la musica le vicende del film; eppure questa soluzione funziona in maniera meravigliosa e, con il senno di poi, si tratta di una lettura molto affascinante. Dal minuto 1:42 comincia il vero e proprio valzer, con il caratteristico incedere in 3/4 e un accompagnamento di archi pizzicati e strumenti a corda.

Nella ripresa del brano di Nino Rota, dal titolo The Godfather Waltz (omettendo quindi la dicitura Main Title), si nota chiaramente la presenza del mandolino, strumento tipico della tradizione musicale mediterranea in generale e italiana nello specifico (dal minuto 0:39).

La melodia principale è ispirata dalle prime note della Sinfonia n°1 di Jean Sibelius:

Un altro esempio di strumento solista utilizzato nelle musiche de Il Padrino si ha nella prima parte del brano Sicilian Pastorale, dove si sente un clarinetto eseguire una bellissima e struggente melodia:

Il tema d’amore secondo Nino Rota

Il valzer di cui sopra è il primo tema in ordine di apparizione, ma è solo una delle due melodie iconiche e famigerate che vengono alla mente pensando alle musiche per Il Padrino, l’altra è sicuramente Love Theme From The “Godfather”. La sua storia è complessa: Nino Rota compone la melodia principale anni prima di questa produzione, nel 1958 per un film intitolato Fortunella, diretto da Eduardo De Filippo e sceneggiato da Federico Fellini. Fu proprio per questo motivo che la candidatura all’Oscar per la miglior colonna sonora fu ritirata.

Il brano nella versione per il film di Coppola è struggente, profondo e malinconico nell’arrangiamento, vagamente più spensierato nell’effimera apertura della sezione B, ma si tratta solo di una parentesi che poi elegantemente torna alla tristezza del tema A.

Invece, il brano Apollonia è una re-interpretazione del tema d’amore in cui la melodia è suonata, ancora una volta, dal mandolino.

Il brano diventa un successo, grazie anche alla versione cantata da Andy Williams su testo scritto da Larry Kusik intitolata Speak Softly, Love. Questa canzone diviene sostanzialmente una hit commerciale, tradotta in varie lingue, tant’è che negli anni ne sono state fatte svariate cover.

Genesi di una sequenza iconica: il battesimo

La sequenza del battesimo è magistrale, intensa e rappresenta un momento cruciale nella salita al potere del personaggio di Michael. In un sapiente montaggio alternato si vedono immagini del battesimo in chiesa e immagini dei sicari che preparano una carneficina voluta da Michael che segnerà la sua forte presa di potere, con la quale diventa il nuovo padrino. Dal punto di vista registico e di montaggio, si nota l’interessante scelta di dare continuità e ritmo alla scena senza interruzione della musica, per questo è possibile udire la musica di Nino Rota sia nelle inquadrature in chiesa sia in quelle che mostrano i criminali che stanno per entrare in azione.

La scelta del compositore in merito al timbro da utilizzare è semplice ma brillante: un organo. Come spesso accade in musica e nelle colonne sonore, uno specifico suono, da solo, crea un mondo: in questo caso il suono dell’organo riporta alla mente dell’ascoltatore ambientazioni ecclesiastiche, musica sacra, musica utilizzata ai matrimoni e ai battesimi…ma anche ai funerali.

L’eredità di Nino Rota: la creazione di un nuovo standard

Con le sue musiche per Il Padrino Nino Rota crea un nuovo standard, uno stile che da qui in avanti verrà riconosciuto nell’immaginario comune come lo stile da imitare per la creazione di film a tema mafioso, ancora più se legati al mondo della criminalità italoamericana della prima metà del ‘900; allo stesso modo in cui un altro maestro italiano, Ennio Morricone, ha saputo creare lo standard per le musiche dei film western o, in tempi più recenti, ha saputo fare Danny Elfman con le musiche per film fantasy.


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Sono un musicista e compositore, attivo soprattutto come batterista nel mondo rock/metal/progressive dai primi anni 2000 e ho avuto il piacere di suonare a livello internazionale con band come Power Quest, Arthemis, Hypnotheticall, Watershape. Sono un grande appassionato di cinema e dal 2014 compongo musica per film. Amo tutto il cinema, ma soprattutto le proposte più visionarie e surreali e da sempre sono legato al mondo del cinema horror. I miei registi preferiti sono David Lynch, Alejandro Jodorowsky, David Cronenberg. Sono laureato in architettura.

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