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Emma Thompson e Daryl McCormack, protagonisti di Il piacere è tutto mio

Il Piacere è Tutto Mio, il sesso che non ti aspetti

5 minuti di lettura

In uscita nelle sale italiane dal 10 novembre, Il Piacere è Tutto Mio, titolo italiano di Good Luck To You, Leo Grande, è il nuovo film della regista australiana Sophia Hyde. Protagonisti sono Emma Thompson e Daryl McCormack, inedito duo di una delle commedie più piccanti dell’anno.

Il trailer italiano di Il piacere è tutto mio, dal 10 novembre al cinema

Presentato oltreoceano al Sundance e in Europa alla Berlinale, Il Piacere è Tutto Mio debutta in terra nostrana forte di una trama che non trascura tematiche particolarmente attuali. Sesso nella terza età, legalizzazione della prostituzione, differenze generazionali: temi che, affrontati con grande leggerezza ed ironia, rendono la pellicola imperdibile, nonché molto stimolante.

L’insostenibile leggerezza del sesso

Il piacere è tutto mio NPC Magazine

Nancy Stokes (Emma Thompson) è un’insegnante di religione in pensione. Nevrotica e bigotta, ha alle spalle un matrimonio lungo e monotono, dove è sempre mancata la passione. Morto il marito da ormai un paio d’anni, suo unico partner da sempre, decide di rimettersi in gioco: contatta un’agenzia di gigolò per avere finalmente un’appagante rapporto sessuale. Non senza una certa ritrosia, sceglie di usufruire dei servizi di Leo Grande (Daryl McCormack), affascinante giovane apparentemente molto sicuro di sé.

Nel corso di una serie di incontri mirati ad ottenere il suo primo orgasmo, Nancy approfondirà la conoscenza non di un semplice professionista del sesso, ma di una persona con un complesso passato alle spalle. Un’anima affine che le insegnerà che la differenza anagrafica non preclude affatto né una sincera conoscenza reciproca né del vicendevole sesso terapeutico.

Il piccante che diventa dolce

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Fare del teatro filmato non è per nulla semplice: occorrono interpretazioni incisive, ambientazioni ragionate e soprattutto una scrittura che non annoi, quasi ipnotica. Il Piacere è Tutto Mio, per fortuna, ha tutti questi ingredienti. Innanzitutto, Thompson e McCormack sviluppano una chimica che trascina lo spettatore dalla prima all’ultima scena, e donano ai loro personaggi la giusta dose di sensualità, rabbia e tenerezza. Se a primo acchito affascina maggiormente il mondo interiore di Nancy, restituito ottimamente dall’impeccabile interpretazione dell’attrice britannica, alla lunga però guadagna terreno l’arco narrativo di Leo, che da convenzionale ed idealizzato sogno erotico diventa un personaggio a tutto tondo, con cui è più facile del previsto empatizzare.

La credibilità dei protagonisti viene esaltata dal lavoro intelligente fatto sulla quasi unica location di Il Piacere è Tutto Mio: la camera d’albergo. Inizialmente ordinati e razionali come le vite di Nancy e Leo, i pochi metri quadri della camera diventano man mano sempre più caotici e infuocati, ma non per questo meno ospitali. È del resto qui che i protagonisti di Il Piacere è Tutto Mio trovano una loro reale dimensione, un luogo ideale ed imperfetto dove confidarsi apertamente senza mai correre il rischio di essere giudicati.

Il piacere è tutto nostro!

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Arrivando infine alla scrittura, sono molti i meriti della sceneggiatrice Katy Brand, la quale riserva ai suoi protagonisti un continuo scambio di battute che, come nei più solidi esempi di teatro filmato, non appesantiscono il ritmo della narrazione. In un’ora e mezza circa di dialoghi ben costruiti, ci si sente del tutto rapiti da una commedia che, pur strizzando più volte l’occhio al dramma, non tradisce mai le caratteristiche del suo genere di appartenenza.

Così facendo, il piacere che Leo vuole donare alle sue clienti, e che Nancy vuole provare osservando il suo corpo segnato dalle cicatrici del tempo, sembra riflettersi su quello che proverà lo spettatore alla fine del film; coinvolto a suon di rivelazioni spiazzanti, problematiche sessioni di sesso e rancori a lungo nascosti, egli godrà dei benefici di un ménage à trois puramente cinematografico, un patto però serissimo che il film di Hyde propone a tutte quelle anime che, indipendentemente dall’età anagrafica, più hanno bisogno di dialogare per contrastare l’incomunicabilità della società contemporanea.


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Napoletano, classe 1996, laureato in Filologia moderna e con un master in Drammaturgia e Cinematografia. Perennemente alla ricerca di sonno, cibo e stabilità psicofisica, vivrebbe felice anche nel più scoraggiante dei film di Von Trier, ma si accontenta della vita reale insegnando nelle scuole ad amare le belle storie. Nulla gli illumina gli occhi più del buio di una sala.

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