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Il profumo dell’oro, una commedia poco impegnata ma super riuscita

6 minuti di lettura

Su Netflix sbarca l’ultima opera del regista francese Jérémie Rozan, Il profumo dell’oro. Un atipico heist movie caratterizzato da altissimi (e celati) tempi comici, un pizzico di romanticismo e un leggero velo di dramma che non può mai mancare in questi casi.

Una classica commedia francese che non si prende mai troppo sul serio e finisce come sempre per riuscire nel proprio intento: presentare un film leggero e godibile allo stesso tempo. Molto godibile.

Il profumo dell’oro, come realizzare un buon film con poche pretese

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“Tutte le persone nascono libere e uguali. Poi devono cavarsela da soli”, è con questa citazione di Jeanne Yanne, attore simbolo di una ben precisa stagione del cinema francese, che si apre Il profumo dell’oro. Una citazione che in qualche modo cerca di spiegare allo spettatore qual è il nocciolo del film.

Tutto si svolge nella cittadina francese di Chartres, piccola città della Francia centrale, o meglio piccola città sperduta “nel mezzo del nulla”. E a Chartres tutto gira intorno alla azienda familiare dei Breuil, famiglia che ha fatto fortuna con i profumi di lusso. Tutti – o quasi – gli abitanti di questa cittadina sono orgogliosi di lavorare per i Breuil. Tutti tranne Daniel Sauveur (Raphaël Quenard)

Il ruolo di magazziniere suona per lui come una sconfitta, ai limiti dell’umiliazione personale. E come di solito nascono le grande idee, ecco che da un piccolo pensiero nasce un vero e proprio business (criminale). Daniel scopre come fare soldi, tanti soldi, alle spalle dei Breuil; e tutto fila liscio finché…

Jérémie Rozan dà vita ad una commedia irriverente che nella sua semplicità riesce a mettere dentro il pentolone tutti gli ingredienti. Ma lo fa prendendo la giusta dose di tutti e il risultato è un film alla vecchia maniera. Forse quarant’anni fa sarebbe stato definito come B-Movie; insomma, non troppi soldi, poche pretese artistiche e una sceneggiatura a tratti barcollante. Oggi, invece, è solamente un film divertente e godibile. E, a dirla tutta, non c’è risultato migliore.

Il profumo dell’oro infatti si rivela capace, forse anche in maniera involontaria, di riuscire dove molte altre commedie europee prima di esso hanno fallito. Realizzare un’opera di “breve” durata – sono 95 i minuti di proiezione -, con poche o addirittura zero pretese, e riuscire a far divertire il pubblico, impresa che sembrava oramai quasi impossibile. Eppure il cinema di oggi avrebbe tanto bisogno di “filmetti” come questo.

Filmetti divertenti, che non annoiano mai, che legano lo spettatore allo schermo, in questo caso piccolo, e che non presentano alcuni doppi fondi filosofici e nessuna riserva esistenziale. Il loro obiettivo è solamente quello di divertire, dall’inizio alla fine, e di non far pensare. I registi francesi una volta erano campioni in questo, e forse sono tornati per riprendersi il titolo. Un titolo oramai vacante.

Il profumo dell’oro si rivela essere a tutti gli effetti uno di questi filmetti. Rozan vuole far svagare e anzi addirittura vuole stupire con un finale carico di colpi di scena, di cambi di rotta e di classico humor alla francese. Lo stupore forse non arriva, ma lo svago sì.

Una regia pulita che si limita a mostrare, una recitazione leggera che vuole (e fa) distendere

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Ma semplice non vuol dire banale, e a volte risulta essere molto complicato riuscire in una regia senza troppe licenze poetiche. Filmare una storia semplice in modo semplice vuol dire realizzare un film complicato. Ma soprattutto un film onesto che non lascia dubbi o perplessità, e in questo Rozan con Il profumo dell’oro è riuscito praticamente alla perfezione.

Immagini limpide e sincere, colori vivaci, ambientazioni che riescono a rendere bene l’idea di ciò che si sta vivendo sullo schermo e un’opera che tanto si discosta da tutte le precedenti firmate Netflix, queste quasi “plasticose” in confronto ad un film genuino come Il profumo dell’oro.

Ma la genuinità, la quale piace molto anche agli spettatori di oggigiorno, si rispecchia perfettamente anche nella recitazione e soprattutto nella scelta degli attori. Il protagonista ha proprio la faccia da protagonista – e di un ladruncolo – di un heist movie, l’antagonista ha la faccia del cattivo, chi tradisce ha il volto da traditore (e da traditrice) e l’amante del protagonista ha i lineamenti da tale. Insomma, un meccanismo che lavora alla perfezione.

La recitazione, che vanta la presenza di attoroni come Agathe Rousselle (Titane) nei panni dell’amante del protagonista e Raphael Quenard in quelli dello stesso protagonista, procede allo stesso andamento della trama e del racconto. Semplice nell’effetto, dunque più complicato che mai nella realizzazione, per ottenere un risultato onesto.

Il profumo dell’oro è, in poche parole, un heist movie alla francese “d’altri tempi”, dalle tinte simpatiche e divertenti e alla conquista dell’annoiato pubblico moderno.


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Toscano, classe ’98. Il mio spirito guida è Marcello Rubini, la mia migliore amica la penna. Il mio motto: “Voler sapere per poter raccontare”. In breve, aspiro al giornalismo

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