fbpx
Inmusclâ

Inmusclâ, un’opera onirica e intimista tra le montagne friulane

7 minuti di lettura

Il viaggio intimista, onirico e misterioso di una donna tra i paesaggi innevati della Valcellina friulana fa da cornice e sostanza all’ultima opera di Michele Pastrello, Inmusclâ. Un mediometraggio della durata di 34 minuti che, l’11 dicembre, in occasione della giornata internazionale della montagna, approda sulla piattaforma a pagamento CHILI e che sarà successivamente disponibile su altre piattaforme in VOD.

Così l’esperienza ventennale del regista veneto, che abbiamo già conosciuto con il progetto video-musicale Origine, si consolida in una suggestiva poesia di immagini e musica, intervallata dai silenzi glaciali di un paesaggio aspro e incantato, in cui si riversa il dramma psicologico di una donna a confronto con i traumi del suo passato.

La storia si affida all’interpretazione di un’unica protagonista, Lorena Trevisan, premiata come miglior attrice al Monza Film Festival 2023 e coautrice della sceneggiatura con il regista. La sua performance attoriale è solitaria e silenziosa, forgiata su sguardi, percezioni e intenzioni. Allo stesso modo Inmusclâ è un’opera indipendente e autoprodotta, patrocinata da Arlef (Agenzia Regionale della Lingua Friulana) e dalla Società filologica friulana, oltre ai comuni di Claut, Barcis e Scorzè, dove la storia prende vita.

Ed è proprio Claut a tratteggiare la peculiarità di Inmusclâ, dove la parola appartiene solo al voice over della poetessa ottantaduenne Bianca Borsatti. Parla in clautano, variante minoritaria del dialetto friulano e punta di diamante di una produzione che trova la sua identità nel radicamento con il territorio.

Inmusclâ: un dialogo intimista con i propri fantasmi

Inmusclâ

Inmusclâ si apre con una citazione dello psicanalista freudiano Erik Homburger Erikson, che ha fatto della ricerca identitaria il perno del suo studio psicosociale, partendo dal modello dello sviluppo psicosessuale di Freud. Secondo Erikson, la ricerca identitaria dell’individuo si colloca in un percorso a stadi in cui “l’essere umano plasma inconsciamente variazioni di un tema originario che non è stato in grado né a superare, né a convivere”. Tutte le problematiche passate e non superate dell’individuo si ripropongono così nello stadio successivo della sua vita. Ed è così che Inmusclâ offre subito allo spettatore la chiave di lettura di una storia inaugurata da uno scorcio dai tratti onirici.

La scena si infrange poi su un’incantevole veduta paesaggistica in cui si inserisce la voce della poetessa Bianca Borsatti. In clautano, la donna racconta l’inizio di una favola intrisa di memoria e malinconia. Poi il silenzio, spezzato solo dal rumore dello scotch che una donna strappa con i denti per appendere, all’inizio di un bosco, il volantino di una persona scomparsa. Da qui in poi è lei la sola protagonista di un viaggio tra gli alberi innevati e le incontaminate distese montagnine, scandito dai rumori della natura e dalle suggestive e raffinate musiche d’atmosfera.

La donna incede tra la neve, appende agli alberi i volantini, e si perde in un paesaggio all’apparenza ostile, ma a lei sempre più familiare. Lo dimostrano le ferite, carnali, sanguigne che, a ogni step, affiorano sul suo corpo, per poi rimarginarsi e lasciare posto ad altre ferite, sempre meno fisiche, sempre più mnemoniche. Il peregrinare della donna evolve così in un viaggio tra due dimensioni: il luogo della Valcellina e il non luogo dell’inconscio. Il presente incontra il passato in un limbo dai contorni sfaccettati in cui il candore della neve modella e confonde spazio e tempo.

Tradurre la poesia in immagini

Inmusclâ

In Inmusclâ la potenza evocativa delle immagini e il loro linguaggio introspettivo trovano voce grazie alla poesia. Thàpige sul néf (Orme sulla neve) è la raccolta poetica in clautano di Bianca Bersatti in cui Pastrello incontra l’ispirazione per plasmare il ritratto drammaturgico che si stava già consolidando intorno alle sue immagini. Come dichiarato dalla protagonista, Lorena Trevisan, è stato lo stesso regista a sottoporle in lettura una poesia della poetessa clautana intitolata In Thèrcia (Alla Ricerca).

La ricerca identitaria di una donna danza così sui melodici versi di una lingua antica, multiforme e nascosta al mondo. Si consolida in un viaggio composto da più strati, soffici e taglienti come la neve che si fa ghiaccio, nascosti da un manto che copre i traumi passati, ma che può essere macchiato dal sangue di ferite mai rimarginate. Il paesaggio geografico della Valcellina si traduce così in una dimensione simbolica dove i fantasmi hanno corpo e sostanza e abitano indisturbati una quotidianità difficile da indagare tra i suoi strati. Per questo Inmusclâ conquista un equilibrio narrativo dove domina lo spazio interpretativo, con una scelta votata alla solitudine in cui Pastrello giustamente rinuncia a un dialogo altrimenti artificioso e didascalico.

Ne risulta un ritratto poetico, sporco e immacolato, elegante, polimaterico per la pluralità di linguaggi stilistici a cui il regista si affida, lasciando però che sia sempre la natura a modellare le movenze della Trevisan in un paesaggio che le è richiesto di esplorare. Anche dove nessuno guarda, anche tra la neve, il muschio, lungo strade innevate e vergini al passaggio umano, che riflettono un mondo interiore familiare solo a chi lo ha sempre abitato.  


Seguici su InstagramFacebookTelegram e Twitter per sapere sempre cosa guardare!

Non abbiamo grandi editori alle spalle. Gli unici nostri padroni sono i lettori. Sostieni la cultura giovane, libera e indipendente: iscriviti al FR Club

Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.