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La Casa di Carta 4: delusione, ma con stile

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8 minuti di lettura

Torna con la quarta stagione una delle serie Netflix più famose del palinsesto streaming: La Casa di Carta. Malgrado la felicità dei fan, troviamo un prodotto stanco e monotono, quasi ripetitivo, che perde la sua brillantezza all’uscita di ogni nuova stagione.

La Casa di Carta 5, la stagione finale, era invece in programma per il 7 aprile, ma la pandemia ha posticipato i programmi. La data di uscita è ancora sconosciuta, ma si parla di un generico “seconda parte dell’anno”.

La Casa di Carta 4: il ritorno del Professore e della sua banda

La Casa di Carta

Dopo essere riusciti, già nella stagione precedente, a salvare Rio (Miguel Hérran) dalle pesanti torture della polizia, prosegue il secondo colpo architettato dal Professore (Àlvaro Morte), che punta a fondere la riserva nazionale d’oro.

Il tempo della narrazione è pressoché fermo per l’intero arco di svolgimento della stagione, pochi sono gli avvenimenti che hanno il potere di ribaltare la trama. Nei primi episodi troviamo un clima simile a quello di una telenovela. I vari litigi e le questioni in sospeso fra i personaggi ci fanno quasi dimenticare della rapina in corso, portando tante chiacchiere e poca azione. Uno dei personaggi che segna un punto di svolta è sicuramente Palermo (Rodrigo De La Serna), che avevamo già avuto il piacere di conoscere nella stagione precedente. Irriverente e altezzoso, Palermo si scontra con la altrettanto scapestrata Tokyo (Úrsula Corberó) generando il caos all’interno della Banca di Spagna.

E il ritorno di Berlino

La Casa di Carta

Uno degli anelli deboli di questa quarta stagione è sicuramente il ritorno di Berlino (Pedro Alonso) durante molteplici flashback. Nonostante ci diano qualche informazione sull’organizzazione del colpo, questi ultimi risultano un po’ troppo fini a loro stessi. Durante le prime due stagioni i fan de La Casa di Carta hanno sicuramente amato il personaggio di Berlino: un edonista apatico dal cuore e dall’animo nobili. Senza dubbio la sua mancanza nelle ultime due stagioni ha rappresentato un duro colpo per la produzione spagnola.

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Purtroppo, l’escamotage dei ricordi insieme al Professore, Palermo e Marsiglia (Luka Peroš) risulta decisamente forzato e slegato dal filone principale della trama. Insomma, bella l’idea di far rivivere il personaggio preferito dai fan, ma purtroppo viene attuata in maniera poco coerente rispetto alla narrazione.

Tokyo: la protagonista indiscussa

La Casa di Carta

Nonostante non si possa trovare un unico protagonista all’interno di questa serie, il personaggio di Tokyo è sicuramente in cima alla lista dei favoriti, dal pubblico e dalla narrazione. Il suo carattere ribelle e istintivo e le risposte sempre pronte in ogni situazione la rendono facile da amare. Ognuno di noi vorrebbe rivedere un po’ di se stesso nella sua grinta. Inoltre, non bisogna dimenticare che è sua la voce narrante che ci accompagna dall’episodio uno.

Certo, creare un personaggio così forte e definito può essere un’arma a doppio taglio. È sempre lei, infatti, a rappresentare la miccia che fa esplodere ogni situazione precaria da quattro stagioni a questa parte. Insomma, la nostra Tokyo non sembra mai imparare dai propri errori, causando con la sua sfrontatezza sempre nuove sofferenze e nuovi problemi. Quello che manca è una vera e propria crescita nei personaggi de La Casa di Carta, che rimangono ognuno appiattito sulla propria caricatura da ormai tre anni.

Lisbona vs Sierra

Una piacevole sorpresa è invece rappresentata dal confronto tra l’ex agente di polizia Raquel Murillo (Itziar Ituño), ora entrata a far parte della banda con il nome Lisbona, e la negoziatrice Alicia Sierra (Najwa Nimri). La contrattazione fra la detenuta e l’ispettrice ci regala un vero e proprio scontro tra due donne alpha. Entrambe sono estremamente ferite ma altrettanto forti; si sono fatte strada in un mondo di uomini grazie alla loro determinazione ed astuzia. Nonostante Alicia stia cercando in ogni modo di convincere Lisbona a parlare, sembra che le due nemiche quasi si comprendano vicendevolmente a causa delle loro storie sventurate. Oltre ad aggiungere alcuni elementi di suspance a questa stagione fin troppo statica, i loro dialoghi innalzano leggermente il tono della narrazione, facendoci ricordare le emozioni che ci aveva trasmesso la serie ai suoi albori.

La prova attoriale delle due attrici, perfette nei loro ruoli, fa trasparire i sentimenti al momento giusto, lasciando intendere un legame quasi di conforto e consiglio fra le avversarie.

La Casa di Carta 4: stile impeccabile per una trama discutibile

La qualità impeccabile delle ambientazioni e delle riprese risultano indubbiamente all’altezza di una delle produzioni Netflix di punta. Malgrado la trama sempre più debole di stagione in stagione, la fotografia e la regia ci regalano sempre ottime immagini d’impatto, attraverso le quali la visione viene decisamente migliorata. Anche gli attori, già consacrati dalle precedenti stagioni, risultano quasi sempre credibili, nonostante sia comunque percepibile nella loro gestualità un minimo d’impostazione recitativa.

L’ultimo episodio ci regala finalmente un po’ di azione che non sia composta unicamente da sparatorie, ma che abbia alle spalle delle mosse perfettamente architettate dal genio del Professore, risultando nettamente più coinvolgente e interessante di tutte le altre. L’ennesimo elemento di cui sicuramente si sente la mancanza è la credibilità che mano a mano abbandona la serie, lasciando invece spazio ad eventi sempre più fantasiosi e meramente cinematografici.

La Casa di Carta

Purtroppo, come ogni serie di fortuna, anche in questo caso si è tenuto conto più del successo che dell’effettiva coerenza del prodotto. La verosimiglianza e l’astuzia dei piani ideati dal Professore lasciano spazio ad elementi secondari decisamente meno attraenti.

Sebbene La Casa di Carta si riveli comunque un prodotto fruibile e piacevole, rischia di non lasciarci nulla al suo passaggio, andando a mescolarsi con le decine di altri prodotti simili presenti sulla piattaforma.

[aggiornato il 9/04/2021]


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Floriana Bria

Classe 1996, laureata in Filosofia.
Mi piace racchiudere la mia personalità in un tubetto di tintura per capelli come Clementine.
Aspirante filosofa e scrittrice, nel frattempo sognatrice e amante di serie tv, soprattutto comedy e d'animazione. Analizzo tutto ciò che guardo e cerco sempre il lato più profondo delle cose. Adoro i thriller psicologici e i film dalla trama complessa, ma non disdegno anche quelli romantici e strappalacrime.
Pessimista cronica e amante del dramma.