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La casa di carta: Corea, il remake riuscito a metà

Dopo il grande successo di pubblico, La Casa di Carta torna in versione sudcoreana con un remake che cerca di nuovo la fedeltà del pubblico della piattaforma streaming. Qualcosa però non funziona.

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6 minuti di lettura

Dopo l’annuncio arrivato lo scorso anno, dal 24 giugno sulla piattaforma streaming Netflix, è stata resa disponibile la prima stagione de La casa di carta: Corea (Money Heist: Joint the economic area). Composta da sei episodi della durata di 60 minuti circa ciascuno, la serie è un remake coreano del celebre prodotto spagnolo La Casa de Papel creata da Alex Pina per Netflix, terminata nel dicembre dello scorso anno con la quinta stagione. Come se l’è cavata quindi questa versione?

La Casa di Carta: Corea, il ‘’copia e incolla’’ non basta

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Dalla prima puntata l’intento è chiaro. La Casa di Carta Corea si pone come obiettivo primario creare una copia della sua controparte spagnola, inserendola però in un differente contesto sociale, culturale e geografico. Se dai primi minuti l’originalità sembrava essere l’ingrediente principale, purtroppo non è stato così. O meglio, non del tutto. Come risultato finale abbiamo quindi un remake che non è stato gestito correttamente sotto molti punti di vista.

Il montaggio delle sequenze, soprattutto quelle di azione, la scrittura della maggior parte dei dialoghi e molte riprese, sono tali e quali alla versione spagnola, andando a rendere questo prodotto banale e prevedibile per chi è fan della serie originale ed è già a conoscenza di tutti i vari passaggi e momenti salienti del racconto. Pochi sono i dettagli principali che vengono cambiati- uno su tutti il rapporto tra Tokyo (Jeon Jong-seo) e Rio (Lee Hyun-woo)- rimanendo comunque differenze minime nei confronti delle vicende che ci ritroviamo a seguire.

La Casa di Carta: Corea, da Tokyo a Berlino

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Nessuna relazione personale, nessun nome e formalità. Sono queste le regole che il Professore (Yoo Ji-tae) chiede ai suoi “pupilli” di rispettare, portandoli a scegliere una nuova identità caratterizzata da un nome di città. Conosciamo così i protagonisti che portano gli stessi nomi della versione originale. Ma importanti sono le differenze che si notano. Privati di archi narrativi convincenti e solidi, nonostante l’aspetto e il loro atteggiamento possa vagamente ricordare la variante spagnola, questi mancano di una cosa fondamentale: la caratterizzazione.

Tokyo, narratrice della storia, all’inizio viene presentata come una ragazza allegra e ribelle, mentre successivamente ad alcuni fatti che la vedono protagonista, invece che fortificarsi si trasforma in un personaggio totalmente piatto. Stessa sorte tocca a Berlino (Park Hae-soo). Se la sua versione spagnola (Pedro Alonso) è da subito diventato uno dei personaggi più iconici e amati della serialità (il suo spin-off è in arrivo su Netflix il prossimo anno), qui accade il contrario; interpretato da Park Hae-soo (famoso grazie a Squid Game), il Berlino coreano è privo dei suoi tratti specifici, trasformato qui in un personaggio di nicchia.

Una terra promessa

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Dopo il successo avuto lo scorso anno da Squid Game, era più che prevedibile la decisione di Netflix di voler investire su un paese come quello della Corea e sfruttarne i vantaggi. Però questo non è Squid Game, dove l’originalità era di casa, ma è un riadattamento. E l’errore di Netflix è stato proprio questo. Il fattore sorpresa passa in secondo piano andando così ad ottenere un prodotto con parecchi buchi di trama, che sarebbe stato più convincente se originale.

Il contesto sociopolitico in cui è inserita la serie è l’elemento di forza del prodotto. Una Corea ora unita geograficamente ma non umanamente, piena di distinzioni tra persone che provengono dal Nord e quelle che invece arrivano dal Sud. Un fattore molto promettente che avrebbe dato vita a dinamiche interessanti, ma che purtroppo si trova ad essere gestito malamente, fino ad essere quasi dimenticato verso la fine.

La Casa de Papel negli ultimi anni è stato un vero fenomeno culturale. Le prime due stagioni si sono tramutate in cult della serialità televisiva, portando la serie ad essere – insieme alle ultime tre stagioni- tra le più viste in assoluto diventando un prodotto difficile da replicare. La Casa di Carta: Corea ha debuttato al 4 posto della classifica Netflix delle serie più viste nell’ultimo periodo(un risultato mai ottenuto dall’originale che si è sempre accaparrata la prima posizione), confermando che questo remake non è pienamente riuscito. Dato il finale di stagione è più che prevedibile un seguito, la quale data d’uscita però non è ancora stata annunciata.


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Rebecca, classe 2000. Scrivo da che ne ho memoria e da ancora più tempo guardo film. Ho troppi film preferiti, sono innamorata del cinema in tutte le sue forme, vorrei vivere all'interno di una sala cinematografica e aspetto il Festival del cinema di Venezia come fosse Natale.

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