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Nella «Dolce vita» di Fellini lo spogliarello che cambiò l’Italia

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L’epoca della Dolce vita ha una data d’inizio e un posto ormai storico a ricordarcelo: è il 5 novembre 1958Laika è appena stata spedita nello spazio, Eugenio Pacelli è morto e sta per salire al soglio pontificio l’unico papa realmente “buono”. In tv debutta CanzonissimaCarosello è ormai una realtà e Cinecittà è sempre più Hollywood sul Tevere. I paparazzi piantonano via Veneto (illustre sconosciuta destinata a rimanere un’anonima strada se non fosse stato per i vip in fuga dietro occhiali neri) e le belle signore fanno a gara per entrare sottobraccio al ricco di casa all’Harry’s Bar.

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La dolce vita

Qualche isolato più in centro una contessa sta dando una festa. Il locale è il Rugantino, ritrovo di punta della Trastevere che ama divertirsi e la padrona di casa è Olghina Di Robilant, neo venticinquenne con uno stuolo di invitati da mostrare in pubblico. A ravvivare la serata la bionda giovinetta ha chiamato la Roman New Orleans Jazz Band, un’orchestra locale che a ritmo di musica scalda gli animi di Anita Ekberg, Linda Christian, Eriprando Visconti, Luca Ronconi, Laura Betti, Peter Howard e Nicky Pignatelli. L’improvviso e vivace rullo di tamburi risveglia anche gli istinti di quella che informalmente chiameremmo “imbucata”, una sensuale ballerina giunta al seguito del produttore Sergio Pastore. Si chiama Aichè Nanà, è turca (ma alcune biografie la vogliono nativa di Beirut) ed è specializzata in danza del ventre.

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La dolce vita

Nessuno l’ha invitata, così come priva di formale pass d’ingresso è la pittrice Novella Parigini, colei che più di tutti incita Aichè a lasciarsi andare. Già, perché nell’atmosfera festante ed ebbra del locale la bella danzatrice turca ha già iniziato a spogliarsi; via i sandali da sera, l’attillato abito senza maniche, la sottoveste, le calze e il reggiseno. Gli uomini sono storditi, estasiati, la Di Robilant appare seccata per questo numero fuori programma che le ruba la scena. I gentiluomini stendono giacche per terra e la ballerina ancheggia, si muove sinuosa, inarca la schiena e si stende mostrandosi soltanto con uno slip velato di merletto nero.

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Gli obiettivi dei fotografi sono impazziti, il Paparazzo per antonomasia Tazio Secchiaroli immortala quello che risulterà essere l’evento più dannatamente trasgressivo degli anni ’60. Sue le uniche fotografie della serata, quelle che avranno un incredibile impatto sociale e mediatico. La polizia sequestra infatti i rullini dei colleghi, fa irruzione al Rugantino e conduce Aichè in stato di fermo. La ballerina viene processata per atti osceni in luogo pubblico e la Corte d’ appello confermerà poi la condanna a due mesi di reclusione e la sua espulsione dall’Italia. Rugantino viene chiuso a tempo indeterminato e la storia, con la famosa foto di Secchiaroli, indigna mezza Italia elettrizzandone l’altra metà. 

Lo scandalo è enorme, ma Roma e l’Italia stanno già cambiando.

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La dolce vita

Epoca, settimanale Mondadori, stigmatizza duramente l’accaduto: «Squallida la vicenda, squallidi i protagonisti: pittrici la cui reputazione è affidata più ai bikini che ai pennelli, nobili i cui nomi ricorrono con ragguardevole frequenza nelle cronache giudiziarie, attori di scarso talento e attrici di abbondanti proporzioni. Questi ricchi borghesi, questi principi in fondo fanno pena: i loro antenati si conquistarono un nome coi commerci o con le armi, mentre la loro notorietà si raccomanda attualmente – più che altro – ai registri dei commissariati. Sono – tutto sommato – i migliori amici di Togliatti».

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Fa eco il rotocalco Oggi, con un articolo dal titolo La notte turca di Roma che grida al «deplorevole scandalo del Rugantino [che] può essere ricondotto alla triste mania di pubblicità che ha ormai pervaso tutti gli ambienti». È la Roma democristiana e bigotta, serva della Chiesa e della morale di facciata.

La dolce vita

Due anni dopo Federico Fellini racconterà il ballo peccaminoso in una sequenza della Dolce vita e il Rugantino appenderà una targa a solenne ricordo della sera in cui, nella capitale della cristianità, ebbe inizio la vita mondana. Una ballerina turca (ubriaca, drogata dirà in seguito, sicuramente ebbra di piaceri) aveva cambiato per sempre il modo di divertirsi e le serate mondane dei romani.


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Ginevra Amadio

Laureata con lode in Filologia Moderna presso l’Università di Roma "La Sapienza" con tesi magistrale dal titolo Da piazza Fontana al caso Moro: gli intellettuali e gli “anni di piombo”. È giornalista pubblicista e collabora con webzine e riviste culturali occupandosi prevalentemente di cinema e letteratura otto-novecentesca. Ha pubblicato su Treccani.it e O.B.L.I.O. – Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-novecentesca, di cui è anche membro di redazione. Lavora come Ufficio stampa e media. Nel luglio 2021 ha fatto parte della giuria di Cinelido – Festival del Cinema Italiano dedicato al cortometraggio.

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