La famiglia Bélier di Éric Lartigau, la sordità è un’identità

La famiglia Bélier (2014) del regista francese Éric Lartigau affronta una tematica molto delicata, attuale, ma di cui troppo poco si parla: la sordità. Qualcosa però sta cambiando, e anche nell’ultimo anno abbiamo avuto modo di scoprire un film toccante sull’argomento come Sound of Metal, candidato con sei nominations agli Oscar 2021.

Alla sceneggiatura de La Famiglia Bélier ha lavorato, oltre al regista, anche Victoria BedosStanislas Carré de Malberg e Thomas Bidegain, che si è aggiudicato nel 2015 il Premio César alla miglior promessa femminile, il Premio Lumière alla miglior attrice e miglior rivelazione femminile e la Salamandre d’or al Sarlat Film Festival.

Cosa racconta La famiglia Bélier

La famiglia Bélier

La storia de La famiglia Bélier ruota attorno a una famiglia francese di Lassay-les-Chateaux, paese della Bretagna appartenente al dipartimento della Mayenne, nella regione dei Paesi della Loira: la famiglia Bélier, composta da Rodolphe (François Damiens), Gigi (Karin Viard) e i figli Paula (Louane Emera) e Quentin (Luca Gelberg).

La famiglia Bélier però ha qualcosa di speciale: a parte Paula, gli altri membri sono sordomuti. Tuttavia, la famiglia Bélier riesce, anche grazie alla figlia Paula che fa da interprete, a svolgere attività quotidiane, come la vendita di formaggi di loro produzione al mercato del paese.

Éric Lartigau mette in scena con questo film il rapporto di questa famiglia con chi non conosce la realtà della sordità, ma soprattutto il loro modo di trovare un posto nel mondo. Attraverso il personaggio di Paula, che decide di prendere parte alle audizioni di Radio France per aspirare a studiare canto a Parigi, viene messo in discussione non solo il rapporto con la propria famiglia, ma anche con gli altri.

Per La famiglia Bélier la sordità come identità

La famiglia Bélier di Éric Lartigau rappresenta la sordità con ironia, ma allo stesso tempo commozione e onestà. L’intento del regista, però, non è propriamente rappresentare la sordità in quanto tale, bensì, come recita il titolo, rappresentare una famiglia che nonostante la sordità riesce a condurre la propria vita come tutti noi.

Tutte le difficoltà e le gioie della quotidianità sono rappresentate nelle diverse scene in cui vediamo la famiglia Bélier alle prese con la vendita di formaggi, i coniugi Rodolphe e Gigi alle prese con il medico e i loro rapporti sessuali, oppure Rodolphe e la sua candidatura a sindaco. 

Éric Lartigau rappresenta, dunque, una famiglia che nonostante la sordità ha carattere universale. Come dice Rodolphe alla figlia Paula, “essere sordomuti non è un handicap; è un’identità”, dimostrando come affermando la sordità si afferma allo stesso tempo la propria presenza e importanza nel mondo, ponendosi sullo stesso piano degli altri. A questo proposito, in una sua intervista per ragazzamoderna.it, il regista afferma quanto segue:

“Credo che la famiglia sia un soggetto universale. È un tema che mi piace e mi interessa, poiché è il luogo dove nascono tutte le emozioni primarie, le sensazioni animali. Adoro esplorarlo. Le risate e le lacrime, l’ingiustizia provata da qualcuno confrontata con la verità sentita da qualcun altro”.

Per una diversa forma di percezione

La scelta di rappresentare una famiglia composta prevalentemente da persone audiolese permette al regista di raffigurare al meglio la differenza fra la nostra percezione della sordità e quella della famiglia. Vengono presentati due modi differenti di vedere la sordità mediati da Paula, ponte fra due realtà il cui compito è non far sentire diversa la sua famiglia da un lato e sensibilizzarci attorno alla sordità dall’altro, ribadendo la totale normalità della sua famiglia nonostante la sordità.

Vale la pena ricordare che dietro a La famiglia Bélier c’è stato un lavoro di apprendimento della Lingua dei Segni da parte degli attori François Damiens, Karin Viard e Louane Emera, che nella vita vera non sono affetti da sordità. Nella già citata intervista, Éric Lartigau racconta quanto segue:

“Per un attore, incarnare un audioleso è una sfida appassionante. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare le persone giuste: Alexeï Coïca e Jennifer Tederri. Il primo è sordo e professore di LSF, la seconda è un’interprete. Due energie in carne ed ossa a servizio del film. È stato Alexei a insegnare a Louane con una pazienza, un’energia e una gioia contagiose. Le lezioni si sono protratte per quattro o cinque mesi, al ritmo intensivo di quattro ore al giorno. Lei è stata al gioco, ma si è trattato decisamente di un esercizio complesso. Louane ha accettato di fare una scommessa straordinaria”.

Sia gli attori, dunque, che il regista e gli spettatori hanno sfidato e sfidano attraverso questo film la loro percezione della sordità. Si arriva a mettersi nei panni di persone audiolese, giungendo a una maggiore consapevolezza di una realtà troppo poco affrontata in ambito artistico.

La famiglia Bélier e gli altri: due mondi a confronto

Per sensibilizzare al meglio gli spettatori nei confronti della sordità, il regista francese mette a confronto la famiglia Bélier con gli altri abitanti di Lessay, non affetti da sordità e ignari, dunque, della realtà dei protagonisti. Il confronto fra queste due realtà ci permette di comprendere la normalità della famiglia Bélier, mostrando gli altri sia nella loro banalità, attraverso l’uso dell’ironia, sia nella loro fragilità.

È esemplare in questo senso, per esempio, il dialogo a scuola tra Paula e l’amica del cuore Mathilde (Roxane Duran), quando quest’ultima si lamenta dei suoi fratelli, paragonati a una squadra di rugby, mentre Paula risponde dicendo che “ognuno ha la sua croce”, a sottolineare il fatto che tutti, a prescindere dal fatto che siano o meno audiolesi, hanno problemi nella vita di tutti i giorni.

La famiglia Bélier

La “normalità” della famiglia Bélier salta ancora di più all’occhio in uno dei tanti confronti fra Paula e Gabriel (Ilian Bergala), il bello della scuola, dove si scopre che quest’ultimo vive assieme alla nonna, ma lontano dai suoi genitori, con un padre ricco, ma spesso assente nella vita del figlio, a ribadire come non sono solo i Bélier a vivere con certe difficoltà e fragilità, ma anche le persone che più consideriamo fortunate se non “normali”.

Parlando di confronto fra due realtà, quella che tendiamo a considerare “normale” risulta spesso banale e piena di pregiudizi. In questo senso è interessante il confronto che la famiglia Bélier ha con il sindaco del paese, Lapidus (Stéphan Wojtowicz), che appare in tutta la sua prosaicità e banalità. Egli, infatti, rappresenta l’indifferenza delle istituzioni nei confronti della sordità.

Si pensi al fatto, ad esempio, che usa il termine “handicappato” per parlare della sordità dei Bélier, ma anche alla cattiveria mostrata quando chiede a Paula se sia opportuno per un sordomuto candidarsi al sindaco. Paula risponderà dicendo “perché non votare un sordomuto se hanno votato per uno stronzo?”, ribadendo come alla fine chiunque meriti un’opportunità, così come l’ha avuta una persona priva di valori come Lapidus.

Avvicinarsi alla sordità

La famiglia Bélier

Nonostante ci siano persone insensibili come Lapidus, ce ne sono, però, altre che sono disposte a entrare nella vita della famiglia Bélier. Tra queste Mathilde, l’amica del cuore di Paula. Nel corso de La famiglia Bélier, Mathilde sceglierà di imparare la Lingua dei Segni con Quentin, il fratello di Paula. Attraverso l’apprendimento della Lingua dei Segni, Mathilde – e noi con lei – impara come anche persone audiolese come Quentin siano in grado di esprimere sentimenti come l’amore, nonostante l’utilizzo di un modo di comunicare differente dal nostro

L’incontro tra Mathilde e Quentin è l’inizio di un definitivo avvicinamento de la famiglia Bélier a una realtà verso la quale hanno sempre avuto timore ad approcciarsi, nonostante Rodolphe decida di candidarsi a sindaco. Paula avrà modo di confrontarsi con i genitori a riguardo della sua volontà di andare a cantare a Parigi.

In questo confronto, Paula riesce a convincere i genitori a lasciarla inseguire il suo sogno di cantare. Infatti è grazie a quello che loro le hanno insegnato se non ha paura del mondo esterno e di apparire agli occhi degli altri come una persona che vive in una famiglia speciale, ma allo stesso tempo “normale”. Rodolphe e Gigi hanno insegnato alla figlia che è possibile convivere con le proprie difficoltà, che nulla ci impedisce di inseguire i nostri sogni, e che nonostante vivano in un mondo che non li comprende appieno sono anche loro capaci come gli altri di realizzarsi.

Per La famiglia Bélier la recensione è positiva, ecco perché

A seguito di questo incontro, la famiglia Bélier seguirà la figlia nel suo sogno di studiare canto, accompagnandola sia al concerto di fine anno che all’audizione per Radio France. In quest’ultima parte, vale la pena ricordare la scena del duetto tra Paula e Gabriel, dove a un certo punto non si sente più l’audio.

L’intenzione del regista, qui, è far sì che noi spettatori facciamo esperienza di ciò che percepiscono i Bélier. L’attenzione si concentra sui gesti, come Gabriel che prende la mano di Paula, sulla mimica facciale degli spettatori. Anche senza ascoltare i suoni, percepiamo lo stesso quello che percepisce la famiglia Bélier: l’amore, la commozione, tutti sentimenti che accomunano tutti noi, a prescindere se soffriamo di sordità o meno.

Per La famiglia Bélier la recensione è positiva perché Éric Lartigau riesce, con ironia, sincerità e un pizzico di commozione, ad affrontare senza moralismi la sordità. Lartigau riesce nell’intento di sensibilizzarci nei confronti di una tematica molto delicata e poco affrontata in ambito artistico.

La famiglia Bélier permette agli spettatori di fare esperienza delle difficoltà dei protagonisti a confrontarsi con il mondo esterno, ma allo stesso tempo mostra come la sordità sia un’identità, ovvero un modo d’essere, che nonostante le difficoltà che si porta dietro, permette comunque ai protagonisti di essere capaci di confrontarsi con la realtà a loro circostante. In definitiva, si può dire che tra noi e chi è affetto da sordità non vi è differenza: proviamo gli stessi sentimenti, affrontiamo le stesse difficoltà nella vita di tutti i giorni, ma soprattutto esistiamo. [Articolo aggiornato il 02/04/2021]

Ho una possibilità su mille, ma voglio tentare. Prendo in mano il mio destino!

François Damiens ne La famiglia Bélier

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Alberto Paolo Palumbo