«La La Land», Emma Stone e Ryan Gosling tra sogni e jazz

È il 2010 e due compagni di università, Damien Chazelle e Justin Hurwitz, hanno un’idea: fare un film musicale. Una follia, dato che al giorno d’oggi è estremamente difficile che qualcuno sia disposto a finanziare un’opera quasi certamente destinata al fallimento al botteghino. Dopo l’enorme successo di Whiplash (2014), però, gli studios divengono interessati a Chazelle. Così, il regista e il suo amico compositore hanno finalmente la chance di rendere La La Land realtà.

Sin dal debutto a Venezia 73 nel 2016, dove Emma Stone si aggiudica la Coppa Volpi per la Miglior Interpretazione Femminile, il film ottiene il favore unanime di pubblico e critica. Da qui inizia una lunga serie di vittorie, tra cui 6 Oscar (su 14 candidature) e 7 Golden Globe (su 7 candidature). Contro ogni aspettativa, il musical incassa ben 450 milioni di dollari in tutto il mondo (a fronte di 30 per produrlo).

«La La Land», la trama

Los Angeles, California. Mia (Emma Stone), aspirante attrice, vuole avere successo nel mondo del cinema, che l’ha sempre affascinata. Lavora in un bar, ma contemporaneamente partecipa a innumerevoli provini. Sebastian (Ryan Gosling), musicista, ha un sogno: aprire un locale in cui si suoni solo ed esclusivamente puro jazz, genere che a suo parere sta morendo e ha bisogno di essere riscoperto.

I due si incontrano spesso e per caso, fino a quando scatta la scintilla che li porta a vivere una relazione intensa, fatta di felicità e complicità ma anche di rinunce e delusioni. Vari eventi, infatti, osteggiano il loro equilibro: tra questi, l’entrata in scena di Keith (John Legend), vecchio amico del liceo di Sebastian che propone a quest’ultimo di fare il tastierista nella sua nuova band, che ha però un sound troppo pop.

Un’esplosione di musica e colori

Girato in CinemaScope, il film si presenta sin dalla prima scena (un piano sequenza di 6 minuti) in tutta la sua maestosità. Le strade trafficate di Los Angeles si colorano di gioia ed entusiasmo in un numero che, sulle note di Another Day Of Sun, cattura ed emoziona.

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Questo è solo un assaggio di ciò che verrà dopo. Una delle caratteristiche principali di La La Land è infatti la spettacolarità, ottenuta grazie alle performance di alto livello, alle splendide coreografie e alla sapiente combinazione di scenografie e costumi. Il tutto è tenuto ben saldamente insieme grazie alla maestria registica di Chazelle, che rende magico ogni momento. Al centro di tutto c’è la colonna sonora (quasi tutta originale), che tocca le corde più profonde del cuore.

Nei testi delle canzoni, emerge con prepotenza il tema del sogno. Another Day Of Sun (che non solo descrive la vita dei due protagonisti, ma contiene anche un flashforward del finale) e Someone In The Crowd, per esempio, narrano l’ambizione e la voglia di raggiungere i propri obiettivi, non importa quanto grandi i sacrifici. Ma il culmine viene raggiunto con l’emozionante The Fools Who Dream, un vero e proprio inno ai sognatori cantato da Mia che contiene uno dei messaggi principali di La La Land. Nonostante gli ostacoli che si presentano sulla strada verso la propria meta sembrino spesso insormontabili, non bisogna lasciar spegnere la fiamma che si ha dentro e tentare ancora, anche se ciò può comportare decisioni rischiose. Perché in fondo, come dice la canzone, è proprio quel pizzico di follia che rende i sognatori così unici e indispensabili.

Altri pezzi importanti sono Mia & Sebastian’s Theme e City Of Stars. Essi compaiono in tre momenti distinti e assumono una valenza differente a seconda dei casi. Prima riguardano solo i pensieri e i sentimenti di Sebastian, poi coinvolgono anche quelli di Mia (in un caso nel tema ascoltato nel ristorante, nell’altro nel memorabile duetto) e infine divengono parte del lungo Epilogo. Quest’ultimo fa parte della schiera degli incantevoli brani strumentali, tra cui spiccano anche Planetarium e Summer Montage / Madeline.

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Come si è detto, però, La La Land non è solo musica. La dominanza dei colori primari (spesso accostati ai loro complementari), infatti, rende l’opera una vera e propria gioia per gli occhi. Basti pensare alla sequenza con Someone In The Crowd, in cui quasi ogni cosa che vediamo — gli abiti, le pareti, le luci — è rossa, gialla e blu.

Zosha Millman, autrice per il Seattle Post-Intelligencer, si è avventurata in un’analisi semiotica dei colori in La La Land. Ella ha concluso che nel film di Chazelle il blu rappresenta la creatività e il controllo (è il colore dell’abito che Mia indossa per andare alla festa iniziale, ma anche quello dell’illuminazione del Lighthouse Café, in cui lei e Sebastian hanno il primo vero appuntamento), il giallo un cambiamento in arrivo (per questo lo vediamo meno degli altri, come nel vestito di Mia alla festa in piscina, dopo la quale ha un primo flirt con Sebastian, e nelle luci durante Start A Fire, con cui l’uomo si allontana dal puro jazz a cui aspirava) e il rosso la realtà che i personaggi stanno vivendo (è il colore dello sgabello nella scena in cui Sebastian firma il contratto con Keith, che è un compromesso con la sua ambizione e sensibilità artistica).

Per tutte queste ragioni possiamo tranquillamente dire che, da un punto di vista tecnico, La La Land è impeccabile.

Los Angeles, «City Of Stars»

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Protagonista indiscussa di La La Land è Los Angeles. Dal nome stesso del film ai testi delle canzoni, la città viene continuamente citata. Damien Chazelle l’ha voluta fortemente come ambientazione: il suo obiettivo era quello di «catturare la sensazione di chi arriva a Los Angeles per la prima volta, che è come un sogno, non sembra reale». Vengono messe in risalto le caratteristiche principali della metropoli, come il traffico, il caos e ovviamente il cinema. Essa, insomma, non fa semplicemente da sfondo agli eventi, ma è un vero e proprio personaggio.

Quasi tutti i luoghi in cui si svolgono le vicende sono stati ripresi sul posto e non ricreati in studio. Dall’Hermosa Beach Pier allo storico cinema Rialto, il film ci porta alla scoperta di una Los Angeles sentimentale, fatta di panorami mozzafiato e tramonti romantici. A tal proposito, è emblematica la scena con A Lovely Night, girata nel Cathy’s Corner (vicino la celebre Mulholland Drive) nella cosiddetta “ora d’oro”, caratterizzata da una luce naturale più diffusa e dalla tonalità più calda.

È praticamente impossibile, dopo la fine della pellicola, non essere pervasi dalla voglia di fare le valigie e correre a visitare la città.

La problematicità delle scelte

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Quando Mia e Sebastian si incontrano nel locale in cui il secondo sta suonando, entrambi si trovano in un punto critico della propria vita. Sono insoddisfatti dei lavori che fanno e inseguono sogni apparentemente irrealizzabili. Nonostante ciò, la loro determinazione li porta a non gettare la spugna. Mia si ostina a fare provini malgrado il disinteresse di chi dovrebbe valutarla (il film fa luce sulla triste realtà delle audizioni, che tende a mortificare chiunque tenti di fare carriera come attore o attrice); Sebastian non accetta di piegarsi a suonare ciò che piace agli altri solo per guadagnare e fa valere la sua individualità creativa.

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Con l’inizio della relazione tra i due, migliora significativamente anche la qualità delle loro vite. Questo perché si tratta di un rapporto sano, basato sul supporto reciproco. Riflettendo sulla sua condizione economica, però, Sebastian capisce che non otterrà nulla se continuerà a suonare puro jazz. Così, accetta di entrare nella band di Keith per guadagnarsi da vivere e diventare qualcuno di cui Mia sarebbe fiera. Siamo di fronte a un grande interrogativo: è giusto, a volte, arrendersi alle circostanze? Il film assume qui una prospettiva più neutra, tant’è che entrambi i protagonisti hanno le loro valide ragioni. Proprio per questo, il loro legame inizia a disgregarsi.

La La Land

Il realismo dell’opera si accentua ulteriormente nel finale. Mia e Sebastian hanno finalmente realizzato i propri obiettivi, ma a discapito della loro relazione. Il sentimento che provano non è scomparso, però la vita ha messo la donna davanti a un bivio: stare col partner o partire per recitare. E proprio su questo gioca l’epilogo, un emotional rollercoaster che ci fa vedere cosa sarebbe successo se sin dall’inizio entrambi avessero preso decisioni differenti.

La verità è che non è detto sarebbe andata davvero in quel modo. La vita è imprevedibile, come lo è stato l’incontro iniziale tra i due. Non esiste davvero un criterio che avrebbe permesso a Mia e Sebastian di agire in modo da poter riuscire a mandare avanti sia la loro relazione che la loro carriera lavorativa senza sacrificare nulla, perché niente garantisce il successo o l’insuccesso delle scelte. È il concetto esistenzialista di orizzonte di possibilità. L’esistenza è un poter essere, non una realtà sostanziale, poiché dipende dalle decisioni individuali; per questo, si rischia e si vive in uno stato di costante incertezza e precarietà. E non ci si può sottrarre dalle scelte, in quanto scegliere di non scegliere resta comunque una scelta.

Perché «La La Land» è il capolavoro di Damien Chazelle

La La Land

Quando un film ci piace particolarmente è facile cedere alla tentazione di definirlo un “capolavoro”. Non a caso, il termine è considerato tra i più abusati in questo campo. Se può forse risultare prematuro definire La La Land come tale in senso assoluto (anche se è un ottimo candidato), possiamo quantomeno stabilire sia il capolavoro di Chazelle.

Come già detto, la genesi della pellicola risale a ben sei anni prima della sua uscita, quando il regista non aveva ancora diretto film ed era un semplice studente. Lui e Justin Hurwitz hanno esplorato l’idea di un musical vecchio stile nella loro tesi di laurea, il film Guy and Madeline on a Park Bench, che ruota attorno alle vicende di un musicista jazz. Nel 2013, poi, il corto Whiplash ha trionfato al Sundance Film Festival ed è riuscito a ottenere una versione estesa, uscita nel 2014 e arrivata agli Oscar. In essa, l’ambizione del protagonista si materializza in un’estenuante ricerca della perfezione. Pur di avere una carriera di successo, Andrew rifiuta anche di avere relazioni romantiche perché potrebbero essergli d’intralcio.

La La Land

Another Day Of Sun si apre con questi versi: «Penso a quel giorno / In cui l’ho lasciato alla stazione di Greyhound / Ad ovest di Santa Fe / Avevamo diciassette anni, ma lui era dolce ed era vero / Ho fatto quello che dovevo fare / Perché sapevo». Ciò, unito alla storia stessa di Mia e Sebastian, può sembrare a primo impatto un semplice parallelismo, ma è in realtà molto di più. È il punto d’arrivo di un percorso durato anni; è la realizzazione del sogno di Chazelle, che proprio come i protagonisti non ha smesso di sperare e ha continuato a provare nonostante i no ricevuti.

I temi trattati nelle opere precedenti trovano qui una sintesi, e il concept di un musical contemporaneo che strizza l’occhio al passato si concretizza. A ciò si aggiunge una mescolanza perfetta di dramma e commedia, di riflessività e puro intrattenimento, di brutale realismo e sogno. Per queste ragioni, possiamo definire il film il picco della produzione del regista — che ha comunque ancora tanto da regalarci.

La La Land è uno di quei film che si portano nel cuore e da cui si torna sempre con piacere. Anche dopo ripetute visioni, ne vogliamo ancora. E Mia e Sebastian sono sempre lì, pronti a farci sognare (e piangere a dirotto) di nuovo.


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Christian Montedoro