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La Ragazza di Stillwater

La ragazza di Stillwater: Matt Damon in un thriller atipico

In sala dal 9 settembre, l'ultimo film con Matt Damon

11 minuti di lettura

La ragazza di Stillwater è il nuovo film scritto e diretto dal regista Tom McCarthy, celebre per aver diretto la pellicola Il caso Spotlight (oscar per il miglior film e per la miglior sceneggiatura originale nel 2016). La ragazza di Stillwater è stato presentato fuori concorso alla 74esima edizione del Festival di Cannes, dove ha accolto una standing ovation di ben cinque minuti.

L’opera di McCarthy è un thriller molto interessante. La trama, infatti, ruota attorno a un terribile fatto di cronaca che vede un Matt Damon vestire i panni di un padre di famiglia, tormentato dal presunto omicidio operato da sua figlia. Ad affiancare Matt Damon abbiamo: Abigail Breslin, famosa per aver ricoperto un ruolo in Little Miss Sunshine; l’attrice francese Camille Cottin, già celebre nel film Allied – Un’ ombra nascosta, la quale ritroveremo nella pellicola House of Gucci; e altri attori minori.

La ragazza di Stillwater trama coinvolgente e non solo

La ragazza di Stillwater Matt Damon
Matt Damon in una scena de La Ragazza di Stillwater

Oklahoma, Stati Uniti. Bill Baker (Matt Damon) è un ex operaio di piattaforme petrolifere, il quale è in costante ricerca di una solida occupazione che gli garantisca una vita tranquilla. Nei primi minuti de La Ragazza di Stillwater, infatti, Bill lavora presso una ditta che si occupa di pulire i disastri causati da un tornado, quindi svolgere un colloquio di lavoro come muratore. Vive da solo all’interno di una piccola abitazione e ogni giorno tiene compagnia a sua suocera Sharon (Deanna Dunagan), una donna affetta da qualche problema respiratorio come si evince dalla bombola di ossigeno alla quale è attaccata.

Per qualche strana ragione, Bill, ogni mese, si reca all’aeroporto con l’intento di volare fino a Marsiglia, dove soggiorna per due settimane nel solito hotel (i portieri, infatti, sembrano conoscerlo). E per quanto lo spettatore resti perplesso, domandandosi quale sia il motivo per il quale lui viaggi dall’altra parte del mondo, la verità emerge con chiarezza: questo padre di famiglia, dall’aspetto rude e minaccioso, incontra nel carcere della città francese sua figlia, Allison (Abigail Breslin), accusata di aver ucciso la sua coinquilina, Lina, mentre era in viaggio per motivi di studio.

Allison è in prigione da ben cinque anni e ne deve scontare altri quattro. Tuttavia, al seguito dell’ultimo incontro, chiede al padre un favore, ovvero di consegnare una lettera all’avvocato che li aiutò durante il caso. In questa lettera, Allison cerca di spiegare la sua innocenza, poiché racconta che dietro all’omicidio c’è un’altra persona ancora in libertà. Bill non ottiene riscontri positivi dal giudice. Il caso è ormai chiuso e archiviato; sicché è conscio che per garantire giustizia alla figlia deve riuscire da solo, con le proprie forze e in una città straniera, a trovare le prove necessarie per incastrare il vero colpevole.

A suo modo un thriller atipico

La ragazza di Stillwater, sin dai primi istanti, appare come un semplice thriller che racconta una storia già vista altrove. E tale storia è sormontata dagli stessi cliché di sempre che vedono un padre farsi giustizia da solo per il bene della famiglia. Chi vede in tutto ciò l’ennesimo topos dell’America che trionfa sempre e comunque, non è da biasimare. Dopotutto Matt Damon possiede le carte in regola per apparire come l’ennesimo americano zotico, ignorante, costruito per mezzo del trittico Dio, patria e bandiera.

Ne La ragazza di Stillwater, infatti, egli non solo è in terra straniera; bensì, nei mesi che seguono, impara solo qualche parola di francese, il giusto pur di sopravvivere, dal momento che la sua lingua non può mischiarsi con il paese che lo ospita. Un dettaglio che difficilmente passa inosservato. E sebbene conosca, viva e infine si innamori di Virginie (Camille Cottin), una ragazza che decide di aiutarlo ad affrontare la sua causa, Bill continuerà a parlare in americano, preferendo non integrarsi del tutto.

Nonostante ciò, Tom McCarthy costruisce una pellicola che sembra discostarsi dal classico thriller la cui fine è già scritta. Anzi, per quanto essa sia scontata, ciò che è importante sottolineare è il modo attraverso cui si raggiunge questo finale. La ragazza di Stillwater viaggia su un duplice binario: da un lato abbiamo una vicenda narrata nella sua completa linearità; dall’altro lato, invece, una storia che si dispiega in verticale, in cui vengono raccontati fatti e avvenimenti che arricchiscono i personaggi e che aiutano lo spettatore a fare chiarezza sull’accaduto.

Bill Baker, ad esempio, è un uomo dal passato difficile. Per quanto appaia come un individuo religioso che vuole molto bene alla figlia, e per quanto si impegni giornalmente alla ricerca di un lavoro, egli ha un trascorso piuttosto complicato. Ha lavorato per anni sulle piattaforme che lo hanno portato a vivere lontano dalla famiglia; sua moglie si è suicidata; non è mai stato un padre esemplare; in più ha un trascorso da alcolizzato e da carcerato.

Allison, invece, è una dolce ragazza che ha vissuto con l’ombra di suo padre. Accudita e cresciuta dalla nonna, è fuggita a Marsiglia, con la scusa dello studio, perché era la città più lontana. Su di lei sembrano piombare le difficoltà di una famiglia che vive ai margini di un paese vasto come l’America. È accusata di omicidio (che, in parte, ha commesso) e deve fare i conti con la propria esistenza ogni giorno martoriata dal rimorso. Il momento nel quale lei tenta il suicidio in carcere è il punto esclamativo della rispettiva condizione.

La ragazza di Stillwater oltre alla semplice narrazione

Ciò che emerge dal lavoro di McCarthy in La Ragazza di Stillwater è una storia che non si limita alla sola vicenda di cronaca. La linearità con cui Bill Baker cerca di scoprire la verità è solo un pretesto per raccontare tanto altro. Baker diviene il perfetto esempio di quell’America abbandonata al proprio destino, che dinanzi alle avversità della vita può solo contare sulle proprie forze. Emerge, quindi, una sfumatura sociale alla quale il regista vuole dare voce, poiché è consapevole che essa rischia di smarrirsi o, peggio, non essere udita.

Bill Baker ha già perso tutto nella vita: istruzione, moglie, lavoro. Allison è l’unica ragione di vita per quale vale la pena viverla. E per quanto lei lo detesti, complice quella sua assenza, Bill non può fare altro che amarla per ciò che è; perché, sebbene lei è complice di un assassinio, è pur sempre sua figlia. Non è mai troppo tardi per redimersi e pentirsi. Bill si affida alle mani di Dio affinché possa continuare a essere il porto sicuro su cui poter contare.

La denuncia sociale, inoltre, si allarga anche allo stesso contesto francese. Parte de La Ragazza di Stillwater è ambientato a Marsiglia, per la precisione nei quartieri popolari. Qui assistiamo alle difficoltà intrinseche di una comune periferia caratterizzata da abitanti pronti a sputare veleno contro lo straniero e da individui cresciuti tra mille difficoltà.

La ragazza di Stillwater è, a conti fatti, un buon prodotto che vale la pena di essere visto. Il regista cerca di collegarsi a temi fortemente attuali, portando lo spettatore a interrogarsi sulla propria realtà. Il messaggio che se ne evince è che, nonostante tutto, vi è sempre una valida ragione per lottare e mutare la propria condizione. Basta solo volerlo.

Ispirato a una storia vera?

Molte sono state le indiscrezioni secondo cui La ragazza di Stillwater sia ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto. E se così fosse, ciò aggiungerebbe un ulteriore tassello che renderebbe la pellicola degna di nota. Ovviamente tali indiscrezioni sono maturate per via della similarità col suddetto avvenimento, utile al regista per strutturare e narrare ciò che viene raccontato su schermo.

Pare, infatti, che La ragazza di Stillwater sia ispirato al famoso omicidio di Meredith Kercher, meglio noto come il delitto di Perugia, consumato nel capoluogo umbro la notte del primo novembre 2007. Amanda Knox, la donna dapprima indagata e accusata, quindi assolta in Cassazione, ha dichiarato che il film sfrutti la sua immagine, la sua storia e la propria reputazione.

Tom McCarthy ha comunque dichiarato di aver preso spunto almeno all’inizio del film. Che poi questa ispirazione si sia allungata per tutta la pellicola non è dato saperlo. Ad ogni modo La ragazza di Stillwater non si discosta molto dalla realtà. E fa della realtà il suo punto di forza attraverso cui è possibile raccontare il reale.


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Alessandro La Mura

Classe ’93, vivo a Taranto, città che un tempo era l’angolo di mondo che più allietava il poeta latino Orazio. Laureato in lettere, trovo nella letteratura un grande appagamento dagli affanni quotidiani. La mia vita è libri, scrittura, film e serie TV. Sogno di fare della cultura il mio pane quotidiano.

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