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La Ragazza più Fortunata del Mondo, traumi e verità taciute nel thriller Netflix

7 minuti di lettura

La Ragazza più Fortunata del Mondo (Luckiest Girl Alive), thriller basato sul romanzo omonimo di Jessica Knoll, è su Netflix dal 7 ottobre. Notevole ritorno di Mila Kunis al drammatico, ma anche un interessante tentativo cinematografico del regista Mike Barker, specialista di Serie TV crime e dark dal calibro di Broadchurch e The Handmaid’s Tale.

Una vita quasi perfetta

La Ragazza più Fortunata del Mondo NPC Magazine

Ani Fanelli (Mila Kunis) sta per arrivare in cima alla scala del successo: affascinante donna in carriera, sta per sposare Luke (Finn Wittrock), rampollo di buona famiglia. È contenta del suo lavoro in una rivista femminile, ma è conscia di saper fare di meglio – punta al New York Times, dove si lascerebbe alle spalle articoli faciloni sull’orgasmo maschile per poter sprigionare verve e perspicacia in pagine dai contenuti più influenti. Eppure, quando un regista di documentari true crime la contatta per raccontare la sua storia come sopravvissuta a una sparatoria a scuola, Ani tentenna.

Portatrice di un segreto fino a quel momento accuratamente custodito (in quella stessa scuola subì una violenza sessuale di gruppo), dovrà valutare quanto le convenga rivelare verità scomode proprio quando è sull’orlo di una vita perfetta. La sua scelta cambierà non solo la sua esistenza, ma anche quella di migliaia di altre donne.

Quando il passato perseguita il presente

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La Ragazza più Fortunata del Mondo è la storia di un duplice trauma. Da adolescente, Ani è stata stuprata da quello che doveva essere il suo fidanzato e da due suoi amici. Nonostante il suo evidente stato di malessere e le sue suppliche, i ragazzi hanno sempre affermato che Ani al momento fosse consenziente e che l’ubriachezza le stesse offuscando la percezione della realtà. Nemmeno con il supporto di un professore la ragazza trova il coraggio di denunciare, preferendo sotterrare la vicenda per sempre.

La situazione si complica tragicamente quando Ani si trova coinvolta in una sparatoria a scuola, dove perdono la vita molti suoi compagni. I responsabili sono due ragazzi coi quali Ani aveva stretto amicizia, e coi quali condivide la rabbia e la vergogna per le vessazioni subite da uno degli studenti più intoccabili dell’istituto, Dean Barton.

La voce della verità

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All’inizio de La Ragazza più Fortunata del Mondo, la voce fuori campo di Ani ci accompagna mentre lei e il futuro sposo stanno scegliendo dei coltelli per la loro lista nozze. “Sono qui per informarvi che il matrimonio è considerato ancora un coronamento per le donne, anche nel 2015” commenta, concludendo poi con una punta di compiacimento: “Questa è una trappola in cui io non sono caduta. Mi ci sono tuffata a capofitto”.

La narrazione fuori campo di La Ragazza più Fortunata del Mondo è una tecnica talora abusata, che sacrifica il potere chiarificatore delle immagini a una più semplice esposizione vocale. Essa è troppo spesso un adornamento, un orpello inutile, più che un mezzo sfruttato con sapienza.

Tuttavia, ne La Ragazza più Fortunata del Mondo esso dimostra di avere uno scopo. Per tutta la durata della pellicola, Ani tace commenti sarcastici e battute a chiunque, rivelandoli solo a se stessa – e naturalmente a noi, il pubblico. Ci sarà un cambiamento, ma graduale: prima si lascia scappare un’osservazione piccata alla zia di Luke, poi riversa tutta la sua rabbia repressa in faccia al suo stupratore, fino ad arrivare al traguardo finale, ovvero la pubblicazione dell’articolo I was a victim too, il racconto dello stupro e delle conseguenze che esso ha avuto durante la sparatoria.

Emerge dunque come la voce fuori campo sia in funzione del personaggio di Ani, che impara a esprimersi e a svelare la verità, sia con la parola scritta che orale.

La Ragazza più Fortunata del Mondo ha troppa carne al fuoco

Siamo davanti a un film che non solo vuole parlare alle donne, ma vuole che le donne parlino. Il suo punto di forza è, senza dubbio, il lavoro introspettivo sulla protagonista. Ani parte con l’essere una “bambola a molla che dice ciò che gli altri vogliono sentirle dire, un “camaleonte” che si mimetizza in ambienti ostili, per poi trasformarsi nella versione migliore di se stessa. Alla fine, si lascia alle spalle una famiglia tossica, trova il lavoro dei suoi sogni e, soprattutto, si libera dal giogo del suo passato.

Nonostante ciò, La Ragazza più Fortunata del Mondo mette troppa carne al fuoco. Un minutaggio più esteso avrebbe sicuramente giovato all’esplorazione di temi urgenti e rilevanti quali la violenza sessuale e la questione delle armi in America (alcuni ritengono addirittura che sarebbe stato meglio adottare il format della serie tv).

Il secondo tema, in particolare, risulta stentato: la scena della sparatoria serve solo a dimostrare quale effetto lo stupro abbia avuto su Ani. La decisione di non rischiare la vita per salvare i suoi aguzzini si spiega soltanto in relazione a ciò, ed è forse per questo che l’intera questione sembra trascurata.


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Classe 1998, ho studiato Lingue e Letterature Straniere all’Università Statale di Milano. Ammaliata da quella tragicità che solo la letteratura russa sa toccare, ho dato il mio cuore a Dostoevskij e a Majakovskij. Viale del tramonto, La finestra sul cortile e Ritorno al futuro sono tra i miei film preferiti, ma ho anche un debole per l’animazione. A volte mi rattristo perché so che non mi basterebbero cento vite per imparare tutto ciò che vorrei.

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