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L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat: la guerra nascosta

In sala dal 12 maggio 2022, l'arma dell'inganno è una storia vera raccontata con linearità e inaspettata leggerezza

7 minuti di lettura

L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat è il nuovo film del regista John Madden, in sala dal 12 maggio 2022, celebre per aver diretto Il mandolino del Capitano Corelli. Madden torna sullo schermo con un film storico e di guerra, con il quale cerca di focalizzare l’attenzione su un momento molto particolare avvenuto durante il secondo conflitto mondiale. Tratto dal libro Operation Mincemeat dello storico britannico Ben Macintyre, L’arma dell’inganno analizza l’operazione militare che vide coinvolti i servizi britannici i quali ebbero come scopo quello di depistare i nazisti dall’invasione alleata in Sicilia.

Una pagina importante di storia, se pensiamo che da quell’operazione le truppe angloamericane riuscirono a sbarcare sull’isola italica e dare avvio al processo di liberazione dal giogo nazi-fascista. Denominata con il nome in codice Operazione Husky, gli Alleati sbarcarono proprio il 10 luglio 1943, e ciò che trovarono di fronte fu una resistenza piuttosto misera dal momento che l’alto comando del Reich diede ordine di smobilitare le truppe in direzione della Grecia.

Operazione Mincemeat è il racconto di tutto quello che accade qualche mese prima. E lo fa sfruttando un cast degno di nota. Al cospetto abbiamo il premio oscar Colin Firth, il quale ritorna protagonista in un film ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale dopo la strabiliante performance nel re Giorgio VI ne Il discorso del re (2010) diretto da Tom Hooper. È seguito da attori del calibro di: Matthew Macfadyen, Kelly Macdonald, Penelope Wilton, Jason Isaacs, Mark Gatiss (per intenderci, il Mycroft Holmes della serie Sherlock). Un cast interamente britannico; il giusto pur di farci calare al meglio nella vicenda.

L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat: la storia mai raccontata

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Colin Firth in Ewen Montagu e Matthew Macfyden in Charles Cholmondeley

Ci troviamo a Londra, precisamente nell’anno 1943. La capitale inglese è sotto assedio da ben due anni mediante i continui bombardamenti a opera dell’aviazione nazista, ma i venti di guerra sembrano sull’orlo del cambiamento. Storicamente, l’Africa settentrionale è stata liberata dalle potenze dell’Asse, così gli Alleati decidono di aprire un fronte in Europa precisamente in Sicilia.

A farsi portavoce di ciò è il primo ministro britannico Winston Churchill, il quale è convinto sostenitore dell’impresa, dimodoché la morsa nazista si possa allentare perdendo un prezioso alleato. Consapevole però, da buon statista che fu, che l’obiettivo sia in verità troppo scontato; e volendo evitare un numero esagerato di perdite, conscio che i tedeschi stiano rinforzando per l’occasione il confine meridionale dell’isola, decide di attuare un piano che abbia come scopo quello di depistare le truppe nemiche. Incarica, pertanto, il Comitato Venti (una specie di servizio segreto britannico) di affidare le redini dell’operazione al capitano Ewen Montagu e al tenente Charles Cholmondeley, i quali divengono ben presto i creatori dell’Operazione Mincemeat.

Essa, infatti, è stata uno degli inganni più incredibili del conflitto mondiale. Lo scopo era quello di far appositamente recapitare, fingendo un disastro aereo con tanto di vero cadavere, dei falsi documenti contenenti delle informazioni riservate sull’imminente e probabile invasione in Grecia. Così facendo, i tedeschi avrebbero spostato le forze difensive sulla penisola ellenica, lasciando campo libero agli Alleati di penetrare in Sicilia senza troppe difficoltà. Un’operazione tutt’altro che semplice da applicare, il cui fine era quello di convincere il nemico.

Un gioco di spie e controspie

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La peculiarità de L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat è l’assenza di azione, benché sia un film incentrato sulla Seconda Guerra Mondiale. Di per sé nulla di innovativo, se pensiamo alla piega che alcuni titoli ambientati durante il conflitto hanno preso negli ultimi anni, i quali cercano di dare meno spazio alla guerra combattuta tra le trincee e sui campi di battaglia. Un esempio fra i tanti può essere The Imitation Game ovvero il racconto del matematico Alan Turing che scoprì il modo di decifrare il codice segreto Enigma.

Questi film invitano lo spettatore a prendere consapevolezza di una realtà. Per quanto siamo circondati da film nei quali la guerra è concepita come scontro tra uomini, vi è una filiera che, invece, focalizza l’attenzione sul conflitto svoltosi a tavolino, negli uffici, tra menti brillanti che cercano di portare a casa la vittoria. Quindi non più soldati, protagonisti di azioni eroiche o testimoni di tremende crudeltà; bensì uomini e donne che discutono su cosa fare e come procedere per combattere il nemico. Ebbene, L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat si muove proprio su questo aspetto, mettendo in risalto l’atto di spionaggio piuttosto attivo durante quel periodo. Una sorta, quasi, di apripista a quelli che furono gli anni d’oro delle spie durante la Guerra Fredda.

Il racconto che fuoriesce è piuttosto lineare. Lo spettatore non si perde in quella miscela di spionaggio e controspionaggio, nel quale uno controlla l’altro che a sua volta controlla un altro e così via fino all’ultimo nella lista. Anzi, vi è una “leggerezza” scandita sia dalla regia piuttosto minimalista, senza eccessive pretese sceniche, coadiuvata da una buona fotografia e da un buon montaggio; sia da momenti piuttosto piacevoli (anche se a tratti leziosi sic!) come ad esempio la mancata storia d’amore tra Ewen Montagu e Jean Leslie, una delle segretarie del Comitato Venti. Una storia nata per gioco, che ha il suo antecedente nella narrazione costruita attorno al cadavere da dare ai tedeschi ai fini di rendere l’inganno convincente.

È interessante osservare come lo sfondo storico non viene dato per scontato. L’arma dell’inganno inizia proprio scandendo la data dello sbarco avvenuto in Sicilia, fissando sin da subito il periodo in questione. Il risultato è una comunissima lezione di storia, nella quale lo spettatore a digiuno può comprendere al meglio le fasi di quel momento.


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Classe ’93, vivo a Taranto, città che un tempo era l’angolo di mondo che più allietava il poeta latino Orazio. Laureato in lettere, trovo nella letteratura un grande appagamento dagli affanni quotidiani. La mia vita è libri, scrittura, film e serie TV. Sogno di fare della cultura il mio pane quotidiano.

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