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Lee Jung-jae a Firenze, “Squid Game? Non prenderei mai parte a una competizione simile”

Lee Jung-jae si era già raccontato alla stampa, ma questa volta è il turno del pubblico

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6 minuti di lettura

Lee Jung-jae non avrebbe potuto lasciare il 20° Florence Korea Film Festival senza aver prima salutato il suo pubblico, un pubblico che pur di porgli alcune domande ha comprato il biglietto mesi prima del suo arrivo. In occasione della Masterclass con l’attore sudcoreano il cinema La Compagnia di Firenze non ha segnalato alcun posto vuoto, e seppure solo pochi fortunati abbiano ottenuto un autografo, tutti quanti si vanteranno di una splendida mattinata. Ecco come è andata e cosa ci ha racconta Lee Jung-jae.

La lunga carriera di Lee Jung-jae, tra film e serie TV

Rispetto al 1995, per me non sono cambiate molte cose, ma di certo sono migliorato dal punto di vista cinematografico. Il vostro amore mi ha spinto a impegnarmi tanto, per riceverne ancora

Prima di girare Squid Game Lee Jung-jae ha camminato molto per le vie di Seoul e per i mercati (rigorosamente, afferma, indossando la mascherina), osservando il modo in cui le persone vivevano; e con la stessa cura e meticolosità ha studiato ogni personaggio a cui dovesse prestato il volto, cercando di renderlo particolare e farlo suo nello stesso tempo. “Quando mi viene proposto un progetto cerco per prima cosa di capire il personaggio, mi alleno con il corpo, e sudo molto. Cose come camminare e sudare mi occorrono per togliere dalla mente idee precedenti e fare spazio alle nuove”.

Lee Jung-jae-Masterclass

I personaggi che sceglie, fa notare il pubblico, sono estremamente diversi tra loro; in particolare quello tra Seong Gi-hun (Squid Game) e Ray (Deliver Us from Evil) sembra essere un divario praticamente incolmabile. “Se esistesse un solo tipo di personaggio non avrebbe senso scegliere i ruoli da interpretare, e di certo per il pubblico non sarebbe divertente. A volte voglio essere un certo tipo di persona, altre volte scelgo un personaggio per il suo stile”, dichiara Lee Jung-jae con tono deciso, e poi aggiunge “La scelta mi viene naturale, poi cerco di perfezionare il personaggio e renderlo mio”.

Molti registi creano film sperando che, guardandoli, gli spettatori provino emozioni e siano in grado di cambiare qualcosa della loro vita

Lee Jung-jae
Lee Jung-jae fiorentina

Sentendosi chiedere da una fan in sala se preferisca recitare in film o in serie TV, l’attore ribadisce come anche in Corea il confine tra i due generi non sia più netto com’era un tempo: “Una volta credevo che tra film e serie ci fosse una gran differenza, ma ora vedo che molti registi lavorano passando da una cosa all’altra”. Una scelta, secondo Lee Jung-jae, dovuta alla crescente qualità dei prodotti a puntate. “Le serie si stanno avvicinando ai film sempre di più”, ribadisce l’attore, “ma c’è una cosa che voglio comunque dire: alcuni film sono divertenti solo se vengono visti al cinema”.

Lee Jung-jae racconta Squid Game

Lee Jung-jae-Squid Game

Avrà ricevuto più domande su Squid Game nell’ultimo anno che su un qualsiasi film nel corso di tutta la sua carriera, ma Lee Jung-jae risponde comunque come se fosse la prima volta. E quando si tira in ballo la questione del divario sociale, tema cardine dei recenti successi made in Korea (come lo stesso Squid Game o Parasite di Bong Joon-ho), l’attore precisa:

In Corea esistono altre tipologie di prodotto che riscuotono altrettanto successo […], ma credo che le persone si sentano vicine a quel tipo d’ideologia perché si tratta di argomenti che comprendono molto bene

Sull’utilizzo della violenza in Squid Game, aggiunge: “Abbiamo inserito certe scene per far capire da dove la violenza proviene. Nessuno è capace di cambiare il mondo da solo, tuttavia insieme, pian piano, possiamo […]. Senza l’unione tra persone certi giochi non si possono vincere“.

Il gioco a cui Lee Jung-jae si riferisce è anche quello che consiste nel creare la serie TV: “Squid Game è una serie corale […], in cui ogni personaggio racconta una parte dolorosa della sua vita e ognuno recita in maniera diversa. Ho osservato i miei colleghi lavorare, ma alla fine ho creato il mio tempo e il mio colore, e credo che tutti abbiano fatto altrettanto”.

Tra i suoi colleghi rientra anche il volto di Il-nam, Oh Yeong-su, aggiudocatosi il Golden Globe proprio per il suo ruolo in Squid Game; di lui Lee Jung-jae parla con entusiasmo e ammirazione: “Oh Yeong-su ha trascorso la sua vita sul palco, condividendo col pubblico tutto quello che aveva. È un attore che mette tutto il suo tempo e la sua conoscenza in quello che fa, anziano, ma giovane nel modo di pensare”.

Infine, tra un applauso e l’altro, a Lee Jung-jae viene chiesto quale sarebbe stata la sua condotta nel caso avesse davvero preso parte a Squid Game; l’attore sorride, e risponde prontamente: “È una domanda che ricevo molto spesso, insieme a ‘qual è il tuo gioco preferito?’, ma la questione fondamentale è che io non avrei partecipato affatto”.


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Classe 1996, dottoranda in Ingegneria Industriale all’Università di Napoli Federico II, il cinema è la mia grande passione da quando ho memoria. Nerd dichiarata, accanita lettrice di classici, sogno di mettere anche la mia formazione scientifica al servizio della Settima Arte. Film preferito? Il Signore degli Anelli.

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