«L’Inganno Perfetto», recensione del film con Ian McKellen e Helen Mirren

L’inganno perfetto è un film diretto da Bill Condon. Film singolare, un’opera quasi interamente incentrata su due mostri sacri della recitazione britannica: da un lato Ian McKellen e dall’altro lato Helen Mirren.

Abituati, infatti, a vederli in panni di un certo spessore (come Gandalf e la Regina Elisabetta II), sembra strano come i due attori rivestino ruoli quali il truffatore e la truffata. L’inganno perfetto, sin dal titolo, diventa il perfetto lessema che getta tutto il suo carico semantico su di noi, ignari spettatori. Sicché, il thriller che fuoriesce non è altro che la storia di due vedovi, i quali, da conoscenti e poi amanti, finiscono all’interno di una trappola composta da bugie.

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L’inganno perfetto: trama

L’inganno perfetto è ambientato in una Londra alto-boghese nel 2009. Il protagonsta è Roy Courtnay (Ian McKellen), un esperto truffatore che insieme al suo socio in affari Vincent (Jim Carter) cerca di manipolare le persone molto facoltose e benestanti, col fine di rubare l’intero patrimonio, accendendo direttamente alle loro finanze.

Tra le varie prede c’è Betty McLeish (Helen Mirren). Vedova benestante da un ingente patrimonio, circa tre milioni di sterline. La salute cagionevole dell’anziana signora, spinge il truffatore Roy a mettere in atto il suo ennesimo piano, complice l’esserci sempre riuscito ad avere la meglio. L’idea è quella di sedurla, aprire un conto risparmio insieme, così da appriopriarsi della sua eredità.

Tuttavia il nipote, Steven (Russell Tovey), benché sia molto restio, non riesce a persuadere la donna a stare attenta. Così Betty trasferisce i soldi sul conto congiunto. Ma, per quanto Roy creda di aver compiuto il colpo del secolo, deve fare i conti la vera identità di Betty. A mentire, quindi, non è soltanto lui.

Resoconto di una perfetta bugia

Per quanto L’inganno perfetto sia un film godibile, presenta, tuttavia, dei limiti. Ma non per una mancanza di idee, anzi, quelle sono alquanto apprezzabili. La sceneggiatura scritta da Jeffrey Hatcher contiene molti passaggi incisivi, che non vengono segnati a dovere all’interno della pellicola.

Nonostante ciò, L’inganno perfetto riesce nel suo intento. Da un lato, abbiamo l’esistenza di doppie o triple vite che dallo schermo passano allo spettatore. Quest’ultimo, infatti, credendo di trovarsi dinanzi ad un film sulla terza età, con due protagonisti anziani che vogliono sentirsi ancora vivi, viene gettato in un genere del tutto inaspettato, agli antipodi della sua probabile idea sull’opera.

Ben presto si comprende come L’inganno perfetto è un vero e proprio thriller e non una commedia stereotipata. E la scena che, tra tutte, riesce nel suo intento è la visione di Bastardi senza gloria da parte dei protagonisti. Al termine della visione, Roy sostiene che sia diseducativo per le nuove generazioni, mentre Betty afferma il contrario, riconoscendo la perspicacia dei giovani. Insomma, una strizzata d’occhio allo spettatore giovane che guarda il loro film!

Analisi e conclusioni

Regia e sceggiatura, al di là di ogni ipotetica critica, si dimostrano importanti per l’impalcatura del film. Bill Condon riesce nel suo “piccolo”, come ha sempre fatto con pellicole precedenti come La Bella e la Bestia, Il quinto potere e gli ultimi di due titoli della quadrilogia di Twilight.

Molti hanno accusato Condon di non dare carisma al film. E in parte questa concezione non è del tutto errata. Tuttavia, sono proprio McKellen ed Helen Mirren a soccorrere il regista, i cui ruoli, nonostante siano fuori dai loro standard, riescono a vestirli come solo due ottimi e carismatici attori sanno fare.

In loro si scorge una specie di divertimento mentre si scontrano e si confrontano. Sicché, a divertirsi è anche il pubblico. Nel complesso L’inganno perfetto è un film elegante sul piano estetico e visivo. Riesce, nel suo piccolo, a mescolare vari generi, oltre al thriller, in modo da poter accontentare chiunque.

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Alessandro La Mura

Classe ’93, vivo a Taranto, città che un tempo era l’angolo di mondo che più allietava il poeta latino Orazio. Laureato in lettere, trovo nella letteratura un grande appagamento dagli affanni quotidiani. La mia vita è libri, scrittura, film e serie TV. Sogno di fare della cultura il mio pane quotidiano.