«Lo squalo» di Spielberg spaventa ancora

Dal 10 Aprile sulla piattaforma streaming Netflix è possibile attingere ad una delle esperienze più cariche di emozioni: Lo squalo (Jaws) del 1975, di Steven Spielberg, infatti sbarca per la visione dei più navigati spettatori. Sarà inoltre possibile trovare i sequel: Lo squalo 2 (1978), Lo squalo 3 (1983) e Lo squalo 4 – La vendetta (1987).

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Archetipo del blockbuster moderno, l’uscita nelle sale cinematografiche de Lo squalo, nel lontano 20 giugno 1975, ha sancito non solo il più grande successo estivo e dell’intera annata, ma ha registrato anche il maggior incasso nella storia all’epoca.

Steven Spielberg aveva dato prova di buona capacità registica fino a quel momento con due buoni film alle spalle, ma il successo di pubblico e di critica ottenuto con Lo squalo l’ha spedito direttamente nell’Olimpo dei registi. Per comprendere i motivi di questo successo, per introdursi alla visione del film, o per confronto con le tematiche sviscerate, si consiglia di seguire questa analisi.

Lo squalo

«Lo squalo»: la trama

Nella tranquilla isola di Amity si prepara la stagione estiva. In particolare, il turismo diventa particolarmente intenso verso il 4 Luglio, giorno di festa nazionale. Tuttavia, l’apparente serenità inizia ad essere disturbata dalla potenziale presenza di uno squalo. La sua presenza viene negata dalle autorità locali, preoccupate dalle conseguenze economiche di una chiusura delle spiagge.

I diversi attacchi alle spiagge spingono il capo della polizia Martin Brody (Roy Scheider) ad arruolare un biologo marino, Matt Hooper (Richard Dreyfuss), e il locale cacciatore di squali Quint (Robert Shaw) per ricercare ed uccidere lo squalo. Ma la missione non sarà così semplice come appare a prima vista.

Lo squalo

Uomo e natura, una lunga guerra

La pacifica situazione iniziale di un’allegra festa mostra una fase di conciliazione tra gli abitanti dell’isola e l’ambiente circostante. L’equilibrio si spezza ben presto, portando gli abitanti ed i turisti a dubitare di poter vivere la propria normalità.

Nella prima ora del film avviene la più tipica delle negazioni: autorità locali troppo interessate agli sviluppi economici del turismo rifiutano di credere che si tratti di un enorme squalo bianco. Anche gli stessi pescatori ed abitanti non vogliono perdere la propria armonia e serenità estiva. Solo il capo della polizia Martin Brody, sentendosi responsabile della sicurezza delle persone, si batte affinché si prendano le misure necessarie, anche a discapito del benessere delle persone e della località.

Quando diventa evidente a tutti la presenza di questo enorme animale marino, la squadra pronta ad eliminarlo mostra un scontro più umano, sociale: il giovane Matt Hooper è figlio della benestante società newyorkese, mentre l’anziano Quint rappresenta la componente umile ed operaia dell’isola. A mediare, l’uomo medio, comune: il capo della polizia Martin Brody.

Le differenze sociali ben presto impallidiscono e svaniscono di fronte all’enormità dello squalo: la paura unisce i tre uomini dinanzi allo strapotere del regno naturale e selvaggio. Da questo punto, la rappresentazione attinge a piene mani da Moby Dick di Herman Melville, sostituendo alla famosa balena bianca inseguita dal capitano Achab, un animale ancora più feroce, vero protagonista della vicenda, nella sua grande forza.

Lo scontro caratterizza la storia umana, comporta enormi sacrifici e una dosa massiccia di paura ancestrale risvegliata dalla più potente delle sensazioni: l’impotenza nei confronti degli eventi naturali.

La meccanica della paura

Fino alla lunga scena finale dello scontro, l’animale feroce non appare mai. La grandezza del film risiede proprio qui: nel lento disvelamento che avviene da un livello percettivo iniziale di dubbio o disturbo della normalità, a un passaggio alla certezza cerebrale del pericolo, che si manifesta nella più antica emozione umana: la paura.

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La famosissima colonna sonora, vincitrice del Premio Oscar (così come montaggio e sonoro) di John Williams, è vettore unico e inconfondibile per trasmettere allo spettatore brividi cutanei.

Tutti gli elementi evidenziati sono stati amalgamati splendidamente da Steven Spielberg che per primo ha compreso le meccaniche di attenzione del pubblico e ha attirato, mediante un montaggio inedito, lo spettatore nella propria lenza.

Non rimane dunque che scegliere il momento migliore per tremare davanti a quest’opera senza tempo, confortandosi però delle certezze della propria abitazione.


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Stefano Sogne

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