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Love, Death and Robots Vol. 3 si lascia guardare ma non rapisce

L'atteso terzo volume di Love, Death and Robots arriva su Netflix con nuove storie animate, ma inciampa lungo il percorso. Approvato o bocciato?

6 minuti di lettura

Amore, morte e macchine tornano su Netflix con la terza stagione (o meglio, il terzo volume) di quella che si può definire la più nota serie antologica animata degli ultimi anni. Non che in giro ce ne siano molte, tanto che sarebbe un peccato far cadere nel dimenticatoio un progetto simile. Nel 2019, Love, Death and Robots aveva conquistato il pubblico grazie alla sua originalità: una selezione di 19 episodi autoconclusivi, di lunghezza variabile, animati con tecniche sempre nuove e da team diversi.

Purtroppo, nel secondo volume, uscito nel 2021, la critica e i fan non hanno ritrovato quella freschezza di contenuti che li aveva fatti innamorare un paio d’anni prima. Ecco perché il terzo appuntamento con la serie è stato molto atteso, nella speranza che gli autori ritrovassero la voglia di sperimentare e il loro genio creativo. Le aspettative saranno state soddisfatte?

Love, Death and Robots se la vede coi vecchi difetti

Love death and robots vol 3 NPC Magazine

Senza troppi preamboli, possiamo dire che la stagione non ha deluso sul fronte dell’accuratezza grafica. La qualità dell’animazione è ormai un marchio di fabbrica, sebbene si stia trasformando in un’arma a doppio taglio: ogni dettaglio – a volte più, a volte meno – è perfetto, ma gli autori si concentrano sull’aspetto visivo d’effetto e poco sul resto. Gli sperimentalismi che avevano affascinato e incuriosito al debutto della serie, ora sono quasi un lontano ricordo.

La predilezione per ambientazioni e personaggi tridimensionali, realizzati minuziosamente al punto da somigliare ad attori in carne ed ossa, rende molti degli episodi degli esercizietti di stile che mirano a sbalordire lo spettatore. Lo stesso difetto era riscontrabile nella precente stagione e proprio per questo fa storcere il naso.

La mancanza di un messaggio su cui rimuginare

Love death and robots vol 3 NPC Magazine

Peggiore del fatto che il ventaglio creativo si sia drasticamente ridotto fino a mettere in ombra il 2D, la debolezza della scrittura. Il filo rosso che collega i vari episodi – oltre ai tre elementi ricorrenti che danno il titolo alla serie: amore, morte, robot – è un deciso cinismo nei confronti dell’umanità: il devastante impatto umano sulla natura, l’arroganza nei confronti degli altri esseri viventi, l’egoismo insito nell’uomo. Sono tematiche accattivanti, ma scalfite soltanto in superficie. Alcuni episodi paiono interrompersi sul più bello, lasciando lo spettatore a bocca asciutta.

Narrazioni più serie e cupe si alternano a poche storie permeate dall’ironia, fino al parodico: sberleffi nei confronti dell’esercito americano conciato in stile Full Metal Jacket in Morte allo squadrone della morte, ma anche una versione movimentata e divertente degli zombie di George Romero in La notte dei minimorti. Tuttavia, la percezione generale è che ci sia una certa uniformità e ripetitività dei contenuti.

Il denominatore comune in Love, Death and Robots Vol. 3 è l’incontro con un popolo, un’entità, un mondo ignoto e misterioso. Il fascino terrorizzante dell’altro spinge i personaggi all’azione o li frena. Ottime premesse, che sono risultate in un progetto un po’ limitato rispetto a quello che poteva offrire.

La bellezza della serie, all’inizio, era aprire uno spazio di riflessione nella mente di chi la guardava: lanciare spunti, mettere pulci nell’orecchio e mandare un messaggio. Di questi intenti rimane un’ombra sbiadita.

Né top né flop, una serie da gustarsi facendo merenda

Love death and robots vol 3 NPC Magazine

Sì, Love, Death and Robots Vol. 3 ha deluso le aspettative dei fan. Nonostante un furbo rimando all’apprezzatissimo primo episodio della prima stagione (in Tre robot: Strategie d’uscita) e la tecnica impeccabile, la serie barcolla sotto il peso di tutto quel che si poteva fare ma non è stato fatto. Quel progetto di Netflix che sembrava uno spiraglio di luce nel mondo dell’animazione per adulti si rabbuia: l’originalità e l’innovazione vengono meno, l’estetica è bella ma la storia trasmette poco, i nomi dei creativi dietro agli episodi iniziano a ripetersi (togliendo spazio a nuovi entranti). Inoltre, la scelta di ridurre il numero di opere dell’antologia (già adottata per il secondo volume) non fa sconti agli errori di selezione, perché l’audience è convinta di accingersi ad assaporare il meglio del meglio quando, ai fatti, non è così.

Non tutto il male viene per nuocere: al di là dell’assenza dello scintillio originario, Love, Death and Robots è ancora una visione godibile che merita un’occhiata, magari durante la vostra pausa studio o facendo merenda. Un triste destino, però, per un prodotto potenzialmente rivoluzionario.


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Classe 1998, capitata qui un po' per caso. Sono toscana ma studio al DAMS di Bologna. Ovviamente appassionata di cinema e futura disoccupata. Sono la prova che si può amare Godard indossando t-shirt di Star Wars.

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