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Lupin: perché è importante vedere la serie TV Netflix

Il nuovo Lupin ha diviso il pubblico, vediamo perché

10 minuti di lettura

Il nome Lupin rievoca indubbiamente la celebre serie manga incentrata su Arsenio Lupin III, ideata dal mangaka Monkey Punch. Le avventure di quell’omonimo personaggio, ispirate tra l’altro all’Arsenio Lupin dello scrittore francese Maurice Leblanc, sono rimaste nella mente di tutti. Le vicende di Lupin, aiutato dai suoi fedeli Jigen e Goemon, e seguite quasi sempre dalla femme fatale Fujiko, croce e delizia del suo cuore, e dal mitico ispettore Zenigata, il quale spende la sua intera vita pur di catturare il fatidico ladro gentiluomo, sono famose in tutto il mondo. Al che è lecito affermare che un’intera generazione è vissuta leggendo o guardando, per mezzo dell’anime, tutto il mondo di Lupin.

Se grazie alla piattaforma streaming Amazon Prime è possibile recuperare tutte le puntate di Lupin III, su Netflix è approdato un altro Arsenio Lupin. Questa volta, però, è un Lupin francese (in linea, quindi, col vero creatore del personaggio originale) e le sue avventure non sono ambientate in Giappone o nel mondo, bensì in Francia, a Parigi per l’esattezza. Parliamo, quindi, della serie TV Lupin, prodotta dalla Gaumont, anch’essa influenzata dai romanzi di Leblanc.

Lupin è composta da sole dieci puntate, distribuite in due parti. Le prime cinque sono state trasmesse agli inizi del mese di gennaio, mentre le restanti nel mese di giugno. La serie presenta un cast semisconosciuto, fatta eccezione per attori come Omar Sy, già noto al mondo cinematografico per ruoli ricoperti in film come Quasi amici – Intouchables, e Ludivine Sagnier, presente nelle serie tv The Young Pope di Paolo Sorrentino. Questo, ovviamente, non inficia sul prodotto in questione, giacché, nel complesso, si presenta come un prodotto piuttosto godibile. E, in questo articolo, cercheremo di spiegare le ragioni.

Lupin: sulle orme di Arsenio

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Il protagonista della serie è Assan Diop (Omar Sy), un normalissimo cittadino francese, il quale, come si può evincere dalla prima puntata, lavora presso il Museo Louvre come addetto alle pulizie. È separato dalla moglie, Claire (Ludivine Sagnier), dalla quale ha un figlio, Raoul (Etan Simon). Sin dall’inizio si può osservare come il protagonista sembri avere dei debiti con uno strozzino del posto. E per risolvere la questione decide, pertanto, di rubare una collana di diamanti appartenuta alla regina Maria Antonietta che verrà messa all’asta.

Fingendosi un acquirente, riesce a comprare il collier per svariati milioni di euro. Al che, tuttavia, terminata l’asta, gli strozzini ingaggiati a collaborare, lo aggrediscono e lo derubano. Ma Diop, intuendo la collutazione, scambia la collana con una copia e nasconde quella vera nel cestino della spazzatura che, in seguito, riesce a recuperare. Nel frattempo, Youssef Guedira (Soufiane Guerrab), un agente della polizia francese, scopre una coincidenza: Paul Sernine, falso nome adoperato da Diop durante l’asta, altro non è che l’anagramma di Arsenio Lupin.

L’incipit di Lupin serve allo spettatore per comprende il collegamento tra il giovane Diop e Arsenio Lupin. Infatti il protagonista è di per sé un ladro, il quale commette vari furti, fiancheggiato dall’aiutante, nonché fedelissimo amico, Benjamin Ferel (Antoine Gouy). Ed essendo un grande sostenitore del celebre rapinatore, dal momento che sin dall’età di quattordici anni ha letto tutti i romanzi di Leblanc, si comporta proprio con la gentilezza che contraddistingue Lupin.

Sebbene parte della serie si focalizzi sull’attività di Diop, mettendo in luce la sua immensa astuzia e scaltrezza, Lupin racconta una vicenda che diventa il filo conduttore delle dieci puntate. Tramite flashback del passato di Diop, si scopre come quest’ultimo aveva un padre, Babakar Diop (Farsass Assandé), che lavorava come chaffeur presso un potente miliardario, Hubert Pellegrini (Hervé Pierre). Pellegrini, però, per riscuotere il pagamento di un’assicurazione, dal momento che attraversava gravi problemi economici, decide di incastrare Babakar di un furto.

Egli, accusato ingiustamente, viene arrestato e portato in prigione dove morirà. Assane, scosso da questa vicenda, decide di vendicare suo padre, cercando di incastrare Hubert Pellegrini. Addentrandosi nella vicenda, scopre che vi sono vari uomini corrotti che hanno aiutato Pellegrini a compiere il suo piano, in particolare il commissario di polizia Gabriel Dumont (Vincent Garanger).

L’immensa bravura di Omar Sy

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Vi sono film o serie TV resi celebri per la grandiosa interpretazione dell’attore o dell’attrice che hanno saputo vestire al meglio i panni del personaggio principale. Tanto che risulta difficile immaginare quel determinato film o serie TV recitato da un altro attore o da un’altra attrice. La forza trainante di Lupin risiede proprio in questo elemento, dal momento che la figura di Omar Sy risulta essere impareggiabile.

Chi è a conoscenza dei romanzi di Lupin, sa benissimo che le caratteristiche del ladro sono quelle di essere creativo, abile nei travestimenti, pianificatore, istintivo, carismatico. Ebbene, Omar Sy riesce a proiettare su schermo tutte queste qualità, recitando con grande disinvoltura e donandoci un Lupin del tutto simile a quello creato dalla penna di Leblanc. In ogni puntata, infatti, lo spettatore è in grado di osservare al meglio il genio di Lupin, grazie proprio alla maestria dell’attore francese il quale buca lo schermo e si muove a proprio agio nei panni del personaggio principale.

E se alcune vicende possano sembrare scontate, poiché Arsenio Lupin riesce sempre a cavarsela specie nei momenti di estrema difficoltà, ciò che resta allo spettatore è quello di aver guardato una puntata concepita con genio e intelligenza.

Nonostante ciò, come è stato giustamente notato, la prova recitativa di Omar Sy è tale che i personaggi secondari sembrino non avere rilievo e la loro funzione sia limitata a semplici pedine della sua storia. Tutti loro, infatti, dipendono enormemente dalla sua vicenda, elemento che si nota maggiormente nella seconda parte di stagione, dove quasi tutti i personaggi acquistano una specifica funzione solo in relazione al protagonista principale.

Allo stesso tempo, però, c’è da dire che Lupin ha una sola stagione ed è stata annunciata una seconda. È molto probabile che chi fino ad ora fosse “offuscato” dal talento di Omar Sy, avrà una certa autonomia e importanza successivamente. Sebbene, come specificato sopra, gli attori non siano conosciuti nel panorama internazionale, vi sono delle enormi potenzialità. E chissà, è probabile che in futuro potremmo “tifare” per lo stesso Pellegrini o per il capitano di polizia Romain Laugier (Vincent Londez).

Lupin è una serie che merita?

Lupin è una serie che, purtroppo, ha diviso il pubblico. Da un lato è stata enormemente apprezzata per la sua originalità, leggerezza e capacità di narrare determinate tematiche. Dall’altro lato, invece, è stata valutata come una semplice opera di intrattenimento, la quale non aggiunge nulla rispetto a quanto si è già visto in passato.

È chiaro che Lupin si unisce a quel lungo catalogo di serie TV incentrate su rapine, furti e ladri davvero abili. Ed è sempre lecito constatare che Lupin si inserisca in quel genere thriller poliziesco a-là Oceans’Eleven. Tuttavia ciò che è giusto mettere in rilievo che questi elementi sono gli eterni cliché ai quali si aggrappa una storia che racconta altro.

La narrazione complessa di Lupin cerca richiamare all’attenzione aspetti cruciali come l’intergrazione e il razzismo presente (seppur in maniera velata) nella società francese. Questo si nota, in particolar modo, sia nella discriminazione ai danni di Babakar Diop, il quale è l’autista privato di un uomo bianco e ricco, sia nei confronti dello stesso Lupin, ritenuto, spesso, un pesce fuor d’acqua nel panorama culturale e borghese parigino.

Nel complesso, Lupin è un prodotto che funziona. È un intrattenimento che merita di essere visto, anche solo per osservare la bravura dell’attore principale. Dinanzi allo spettatore si apre una vicenda per niente autoreferenziale, poiché essa diviene spunto di grandi riflessioni. È la storia di un uomo che cerca di mettere ordine e giustizia a un passato travagliato.


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Alessandro La Mura

Classe ’93, vivo a Taranto, città che un tempo era l’angolo di mondo che più allietava il poeta latino Orazio. Laureato in lettere, trovo nella letteratura un grande appagamento dagli affanni quotidiani. La mia vita è libri, scrittura, film e serie TV. Sogno di fare della cultura il mio pane quotidiano.

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