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Madres Paralelas

Madres Paralelas è il dramma almodovariano allo stato puro | Venezia78

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6 minuti di lettura

Abbiamo visto in anteprima per voi Madres Paralelas, ultimo lavoro di Pedro Almodóvar, in concorso alla 78esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. L’emozione della prima proiezione era tantissima e le aspettative alle stelle per questo film che possiamo senza dubbio definire già un capolavoro. Emozionante, profondo, drammatico e sorprendente, ecco le nostre prime impressioni su Madres Paralelas.

Un po’ di presentazioni

Janis (Penélope Cruz) e Ana (Milena Smit) sono letteralmente “madri parallele”: entrambe single ed entrambe in attesa di un figlio che non avevano programmato. Janis è una fotografa realizzata, tutto sommato felice nell’equilibrio che si è ricavata. Sul lavoro conosce Arturo, antropologo forense, e decide di chiedergli una mano per un progetto a cui tiene molto. Si tratta della riesumazione da una fossa comune di alcuni corpi, tra i quali quello del suo bisnonno, di desaparecidos brutalmente assassinati durante il periodo franchista. Tra i due nasce una frequentazione saltuaria finché Janis non scopre di essere incinta. Arturo è sposato con un’altra donna e la situazione complessa porta Janis a prendere la decisione di crescere questo figlio da sola.

Ana è invece una giovane ragazza con un passato complicato alle spalle, ancora minorenne quando scopre di essere incinta. Incontra Janis in ospedale, dove sono compagne di stanza. Le due partoriscono contemporaneamente dando alla luce due bambine: Cecilia e Anita. Anche Ana non ha una relazione stabile e vive con sua mamma, Teresa, una donna dall’animo libero con un’unica ragione di vita: il teatro. La gravidanza è solamente l’inizio delle complicazioni per Janis e per Ana, che vedranno le loro vite completamente stravolte.

Madres Paralelas: un omaggio a tutte le madri

Che Madres Paralelas sarebbe stato un film sulla maternità era a dir poco scontato. Per Janis la maternità significa il completamento di una vita che già la soddisfaceva pienamente. La sua gravidanza è stata sicuramente inattesa, ma mai indesiderata. Janis è una donna indipendente e coraggiosa, e intende crescere anche sua figlia con gli stessi valori che le hanno tramandato la madre e la nonna.

Per Ana, invece, diventare mamma significa prima di tutto essere catapultata nel mondo degli adulti, crescere tutta d’un fiato. Non era pronta ad avere un figlio e non è felice, se ne pente fino al momento in cui tiene in braccio per la prima volta la sua bambina e allora tutto cambia. Con la maternità cambiano anche le priorità, ma non per tutti. Teresa per esempio, la madre di Ana, è uno spirito libero che rifiuta le catene dei rapporti familiari. Si dispiace dell’incompatibilità della sua autodeterminazione e di un sano legame con sua figlia, ma non cede.

L’importanza delle radici secondo Madres Paralelas

Le vicende che vanno a complicare e intrecciare le vite dei protagonisti di Madres Paralelas e delle due madri si svolgono all’interno di un quadro molto ben definito sia a livello sociale che politico. Almodóvar infatti non ha mai tenuto nascoste le sue idee di sinistra e in questo ultimo lavoro ribadisce il suo pensiero anti-franchista. Janis ha indagato a fondo nel passato, conosce le sue radici e vuole conservarle e onorarle. Il sottofondo politico di Madres Paralelas vuole dirci che è dove siamo stati che ci racconta di dove andremo. Bisogna conoscere la propria storia per decidere da che parte stare e chi diventare, come dice Janis alla giovane Ana in una scena di Madres Paralelas. Da brividi la scena finale, quasi un tableau vivant che incarna l’intera essenza della memoria e della storia con la poesia e la stravaganza tipiche del regista spagnolo.

madres paralelas

Madres Paralelas è un film soddisfacente sotto ogni punto di vista. A partire dalla trama, intrigante e non convenzionale. I colpi di scena sono emozionanti e inaspettati, resi con un fascino teatrale che incanta tipico del cinema spagnolo. Impossibile non notare come le dissolvenze ricordino il pararsi del sipario alla fine di un atto. Il forte coinvolgimento emotivo fa empatizzare con protagonisti e vicende rendendo impossibile distogliere lo sguardo, che a tratti si bagna di lacrime, dallo schermo. Alcune scene, come quella del parto per esempio, rapiscono e trascinano per la loro intensità.

Ma la maestria di Almodóvar si nota però soprattutto nella scelta e nello studio delle ambientazioni che sono una gioia per gli occhi. Curate in ogni minimo dettaglio, le scenografie, accompagnano la narrazione con palette di colori vividi e saturati ma al tempo stesso sempre eleganti e discreti. Le trame e le sfumature cromatiche degli scenari incorniciano i volti nei primi piani e completano le composizioni dei campi più ampi dando una generale impressione di ordine e finitezza.


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Floriana Bria

Classe 1996, laureata in Filosofia.
Mi piace racchiudere la mia personalità in un tubetto di tintura per capelli come Clementine.
Aspirante filosofa e scrittrice, nel frattempo sognatrice e amante di serie tv, soprattutto comedy e d'animazione. Analizzo tutto ciò che guardo e cerco sempre il lato più profondo delle cose. Adoro i thriller psicologici e i film dalla trama complessa, ma non disdegno anche quelli romantici e strappalacrime.
Pessimista cronica e amante del dramma.

1 Comment

  1. Scivola via questo commento. L’Autrice mi lascia “affamato” di leggerLa ancora per leggerne oltre.
    Una scrittura snella senza potenza ma insinuante.
    Un refolo improvviso che attraversa un caldo opprimente.

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