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Mancino Naturale, una premessa stroncata sul nascere (ma che brava la Gerini)

10 minuti di lettura

Una donna sola e combattiva carica di aspettative stringe la rete di un campo di calcio mentre suo figlio sta giocando a pallone. Ed è in quella stretta, in quella necessità di aggrapparsi, che possiamo avvertire il bisogno disperato di riscatto di una madre che ha riposto la speranza di ogni via di fuga nelle doti calcistiche naturali del figlio.

È così che si apre l’ultimo lungometraggio di Salvatore Allocca, Mancino Naturale, il film su una madre disposta ad ogni sacrificio per permettere al figlio di raggiungere i suoi sogni. Ma siamo davvero certi che siano i suoi di sogni? La risposta nel film, in sala dal 4 aprile con Adler Entertainment.

Lo faccio per te

mancino naturale salvatore allocca

In Mancino Naturale Isabella (Claudia Gerini) è la giovane madre single del dodicenne Paolo (Alessio Perinelli) con la quale condivide un’esistenza umile in un quartiere popolare di Latina, senza che questa possa mai mettere in discussione la dignità ed il coraggio di una donna che sostiene le difficoltà della genitorialità vedovile.

La benedizione più grande per questa madre è il sinistro naturale del figlio, una possibilità per potersi lasciare alle spalle una vita di grandi fatiche per sbarcare il lunario. L’occasione arriva quando il procuratore Marcello D’Apporto (Massimo Ranieri) convince Isabella a far partecipare il figlio ad un torneo sotto lo sguardo di importanti talent scout del settore.

Con questo torneo ci giochiamo il futuro del ragazzo. Per prender parte al raduno un modo ci sarebbe, ma… ci sta un costo!

Ed Isabella questo costo è pronta a pagarlo pur non disponendo dei mezzi per poterlo fare. Doppi lavori, richieste di prestito ad amici e parenti pur di rimediare i soldi necessari ad aprire le porte del figlio “cor sinistro da paura”. In questo scorrazzare disperato alla ricerca del denaro Isabella affida suo figlio al vicino di casa Fabrizio (Francesco Colella), il primo a rendersi conto del conflitto emotivo della promessa del calcio.

Il conflitto madre/figlio in Mancino naturale

mancino naturale film italiano

Il dramedy Mancino Naturale diretto da Salvatore Allocca, nelle sale italiane dopo la presentazione in concorso ad Alice nella Città 2021, riconferma, ma questa volta con una dose di dramma in più, le capacità attoriali di una delle attrici più amate dagli italiani, Claudia Gerini.

Bisogna andà via da sto posto de falliti” dice Isabella, allontanando il figlio da un gruppetto di ragazzini che giocano. Per questa madre single il bisogno di arrivare all’obbiettivo è troppo forte per permettere a qualsiasi altra forma sociale di invadere i progetti del figlio. È lei a decidere per le sorti di Paolo da ogni punto di vista: studio, gioco e amici non sono contemplabili nella sua corsa di vita ideale, una corsa talmente irrefrenabile da non riuscire ad accorgersi degli effettivi bisogni del ragazzo.

A partire dalle prime scene è evidente una relazione madre/figlio che sfiora, in molte occasioni, il rapporto insalubre e tossico che lega i due componenti della famiglia. Un tipo di rapporto che fino a quel momento non era ancora stato messo in discussione per via del fatto che Paolo era solo un bambino con il bisogno di accontentare la madre in ogni sua richiesta.

D’altro canto Mancino Naturale attraversa quella delicata fase in cui il figlio maschio inizia il proprio approccio all’adolescenza, e quindi si avvicina a quel bisogno di staccarsi dal materno.

Isabella è una donna e madre dalla forte presenza fallica, non solo con il figlio, ma con tutte le altre persone che rientrano nella sua orbita. Non dimentichiamoci inoltre che quello del calcio resta di fatto uno degli ambienti maschili per eccellenza e dove l’accesso femminile, come è noto, è ben delimitato. In diverse occasioni la donna sfiora violenti corpo a corpo con i genitori maschi degli altri ragazzini che giocano a pallone, in virtù del fatto che “ringrazia Dio che sei ‘na femmina e nun te posso toccà”.

Claudia Gerini colonna portante

mancino naturale Claudia Gerini

In Mancino Naturale è Claudia Gerini a dominare lo schermo mentre il giovane Alessio Perinelli finisce per essere completamente travolto e oscurato da una madre imponente e un’attrice ingombrante come la Gerini.

In Mancino Naturale la scelta di Allocca di focalizzare l’attenzione sull’attrice finisce di fatto per ostruire lo scioglimento del nodo narrativo del film. Infatti Mancino Naturale, sembra che voglia davvero costruire le fondamenta per l’esplorazione del rapporto madre/figlio, ma non riesce a sostenere il dialogo tra messa in scena e narrazione.

Da una parte c’è la volontà di lasciare ampio spazio all’attrice romana e dall’altra è chiaro l’intento di analisi del conflitto materno, questi due piani finiscono per andare in collisione proprio in virtù della scarsa rilevanza attribuita al ruolo del figlio. La macchina da presa è sempre sulla Gerini e seguiamo instancabilmente l’attrice fino ad ottenere una discreta complessità di questo personaggio, mentre Paolo viene completamente ridotto a fugace comparsa.

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Ci risulta difficile attribuire uno spessore al personaggio di Paolo e abbiamo davvero pochi elementi che ci consentono di definire la sua condizione emotiva. In questo senso non abbiamo abbastanza elementi per poter chiarire il punto di rottura tra madre e figlio, così non resta che aggrapparci a quei rari momenti in cui il ragazzino mette in discussione le sue volontà per il futuro.

Abbiamo poco, quasi nulla per poter capire cosa voglia davvero Paolo, o cosa lo turbi, tutto quello che abbiamo è un ragazzino abbastanza apatico, immotivato e privo di amici. La madre gli ha imposto il sogno sbagliato? Ha cambiato idea? Vuole la madre più lontana? Ha bisogno di una figura paterna? Di cosa ha bisogno Paolo? Insomma non ci è chiaro.

È sempre colpa della madre

Alla tiepida interpretazione di Paolo si contrappone invece Isabella, donna forte e ostinata a permettere al figlio “di avere le stesse possibilità che hanno gli altri“. Tutto sembra suggerire che la donna abbia convinto il ragazzino ad avere quel tipo di sogno e tutto l’innesto di Mancino Naturale sembra basarsi proprio sulla ricerca sfiancante di cercare una colpa per questa figura materna. Perfino sua suocera (Katia Ricciarelli) le sputa addosso il risentimento accusandola di essere “un trattore che calpesta tutti.”

In molti provano a smorzare il virtuosismo femminile di questa donna leonessa, cercando di farle capire che ha bisogno di accompagnarsi ad un uomo, sia per il suo bene che per quello di Paolo. Come se ripristinare la formazione di una famiglia di tipo tradizionale possa essere la giusta strada da prendere per poter risolvere il conflitto.

E il finale, purtroppo, riconferma questa tesi: Isabella si lega a Fabrizio, che ormai è diventata la figura paterna di cui Paolo sembra aver bisogno, e il ragazzino sorride dell’allentamento delle attenzioni della madre. Quindi? Paolo vuole una madre meno morbosamente attaccata? Oppure desidera una figura paterna perché la madre è incapace di soddisfare entrambi i ruoli?

Non ci resta che accontentarci delle briciole, una donna single avvertita come divorante che, colpevole di non si sa cosa, deve essere punita, arretrare e lasciare ai maschi il compito di educare gli uomini di domani. La rottura è sanata, la madre fallica è stata castrata e ricondotta alla dimensione domestica, scende dagli spalti ed esce dal campo di dominio maschile, è ancora il loro.


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