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Marilyn ha gli occhi neri

Marilyn ha gli occhi neri, pazzia e bugie in un intreccio romantico

Una commedia insolita, ironica e profonda.

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6 minuti di lettura

Nel 2014 Matteo Rovere e Sydney Sibilia, fondatori della casa di produzione Groenlandia, hanno dato nuova linfa e direzioni artistiche al cinema italiano, hanno creato un ambiente indipendente dove sono nati progetti come la trilogia di Smetto quando voglio, Il primo re, Romulus, L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, Il cattivo poeta e i tre film del regista Stefano Godano. L’ultimo, scritto sempre dalla sceneggiatrice Giulia Steigerwalt, si intitola Marilyn ha gli occhi neri ed è nelle sale italiane dal 14 ottobre.

Godano, dopo Moglie e marito e Croce e delizia, dirige Miriam Leone e Stefano Accorsi in una commedia che prova a non essere la solita commedia, che parla di temi spinosi e delicati senza però mai cadere nella banalità e negli stereotipi più comuni del generico film all’italiana. 

La trama di Marylin ha gli occhi neri

Marilyn ha gli occhi neri

Clara (Miriam Leone) è una bugiarda cronica e patologica: sostiene di essere un’attrice di teatro e cinema che ha lavorato con illustri registi, ma forse neanche lei crede più alle sue stesse parole. Viene obbligata da un giudice a frequentare un centro diurno di riabilitazione per aver dato fuoco alla sua casa ed è lì che conosce Diego (Stefano Accorsi), un uomo nevrotico con scatti d’ira, un costante balbettio, tic alla faccia e un disturbo ossessivo compulsivo, problemi che non gli permettono di tenersi stretto un lavoro e che lo sta allontanando dalla figlia avuta dalla sua ex moglie ormai lontana.

Clara e Diego sono due poli opposti, la loro conoscenza inizia con una forte antipatia reciproca, lei odia il centro perché sente di perdere tempo mentre per lui è forse l’unica costante in una vita pieni di variabili che non riesce minimamente a controllare. 

Il loro rapporto cambia quando il direttore del centro diurno costringe le altre persone in terapia a gestire un ristorante dietro il palazzo come attività ricreativa e stimolante, Diego come cuoco e Clara come direttrice.

Iniziano così a conoscersi meglio, a capire e comprendere i problemi dell’altro, ad accettare le loro pazzie, decidendo anche follemente di aprirlo al pubblico tramite una bugia social di Clara.

Lo chiamano Monroe, viene cucinato solo un piatto al giorno e sarà il luogo dove tutti i segreti, le paure e le verità emergeranno e cambieranno definitivamente Clara e Diego; due persone che non sono mai riuscite a fare un passo così importante.

Ma quindi Marilyn aveva gli occhi neri?

Gli occhi blu scuro di Marilyn Monroe sono passati alla storia, ma se avesse avuto delle lenti colorate per coprire i suoi occhi color nero? Questo dice Clara a Diego, forse l’ennesima sua bugia, forse la sua falsa convinzione per restare dentro il castello che ha costruito per sopravvivere e non affrontare i problemi che ha lasciato indietro.

Il fulcro di Marilyn ha gli occhi neri è proprio il tema dell’accettazione e della difficoltà di affrontare i propri problemi.

Clara vuole apparire perfetta, una donna in carriera e non accetta di andare in un centro diurno con dei malati mentali perché significherebbe scavare dentro la propria anima e tirare fuori una verità che non vuole accogliere.

È proprio invece l’incontro con Diego e gli altri pazienti che la porteranno a fare i conti con la realtà; il rapporto che si crea però è complementare perché sarà il carisma e la personalità di Clara a trasformare l’autodistruzione di Diego in energia positiva, nella spinta giusta per riconquistare autonomia e l’amore della figlia.

Marilyn ha gli occhi neri ha la forza di affrontare con la giusta ironia il tema della malattia mentale e del riconoscere la propria natura, il Monroe non è altro il luogo dove i pazzi riescono ad entrare in contatto con il mondo esterno, un mondo che non riescono ad abbracciare, un ambiente da cui si sentono esclusi e malvoluti.

Viceversa, il ristorante diventa anche il modo in cui il mondo esterno può conoscere la loro folle realtà e si crea così un aiuto reciproco per far capire a Diego e Clara cosa hanno sbagliato e cosa possono fare per diventare persone migliori. 

Marilyn ha gli occhi neri, anche se leggermente lungo e con una Miriam Leone non sempre convincente, è un film che ha l’intento di non essere la solita commedia e ci riesce benissimo, perché l’atmosfera che crea Godano e l’originale sceneggiatura di Steigerwalt rendono il film di stampo europeo, divertente e profondo.


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Federico Metri

Il cinema e la letteratura sono gli unici fili su cui riesco a stare in equilibrio. I film di Malick, Wong Kar Wai, Jia Zhangke e Tarkovskij mi hanno lasciato dentro qualcosa che difficilmente riesco ad esprimere, Lost è la serie che mi ha cambiato la vita, il cinema orientale mi ha aperto gli occhi e mostrato l’esistenza di altre prospettive con cui interpretare la realtà. David Foster Wallace, Eco, Zafón, Cortázar e Dostoevskij mi hanno fatto capire come la scrittura sia il perfetto strumento per raccontare e trasmettere ciò che si ha dentro.

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