«Matrix Revolutions»: analisi dell’ultimo film della celebre trilogia

Matrix Revolutions è l’ultimo film di una delle trilogie più importanti e più significative di sempre. Apparso nel 2003, scritto e diretto da Lana e Lilly Wachowski, la pellicola ha messo il punto fermo all’intera struttura narrativa di un’opera rimasta nel cuore di molti. Calci a mezz’aria, proiettili fermati con la forza del pensiero, duelli degni di nota, grazie anche a una musica epica in sottofondo, sono alcuni dei tanti aspetti che difficilmente potremmo dimenticare quando sentiamo o parliamo di Matrix.

Si sa, Matrix è tanto altro. I riferimenti filosofici, letterari, mitologici, religiosi sono molteplici, a tal punto che l’intera saga è stata analizzata sotto tantissimi punti di vista, offrendo un panorama teorico davvero immenso. Degno, quasi, di un sapere enciclopedico che unisce trasversalmente il cinema alla filiera della cultura (in senso più generico possibile).

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Matrix Revolutions giunge sugli schermi quasi su richiesta dello stesso pubblico. Il mondo voleva sapere come sarebbe terminata l’eterna lotta tra l’umano e la macchina, cosa realmente ci saremmo potuti aspettare in futuro (se supponiamo che Matrix rappresenti il futuro entro cui vivremo). Sebbene sia stato un titolo pieno di aspettative, e per quanto il film rappresenti il figlio a cui si affidano i sacrifici dei genitori, Matrix Revolution è stato accolto con freddezza sia dal pubblico, sia dalla critica. Complici, forse, i precedenti capitoli, l’ultima opera degli Wachowski non ha saputo soddisfare le aspettative che Matrix e Matrix Reloaded hanno, invece, comunicato al pubblico. Tuttavia, per quanto la critica sia divisa tra chi sostiene il film e chi lo rifiuta, all’interno di questo articolo offriremo un’analisi obiettiva, discostandoci di quanto è stato già detto. Sperando, in cuor nostro, di rendere omaggio all’opera.

«Matrix Revolutions»: trama

Matrix Revolutions

L’intera struttura narrativa di Matrix Revolutions si articola attraverso un duplice binario: l’eterna lotta tra gli esseri umani e le macchine giunge al punto finale. I primi si riuniscono a Zion, la capitale, con il preciso ordine di difenderla a qualunque costo. Le macchine, infatti, sono in procinto di attaccare con l’intento di sterminarli completamente.

Comandati da Jason Lock (Harry Lennix), a bordo di esoscheletri antropomorfi e pesantemente armati, gli umani sono pronti a ingaggiare il combattimento finale contro le sentinelle, terribili macchine a forma di seppia. La battaglia che le due controparti instaurano è terribile e sanguinaria, ma fin quando un solo uomo è in grado di respirare, Zion dovrà essere difesa.

Neo (Keanu Reeves), invece, si risveglia nel Limbo, una zona isolata sia da Matrix, sia dal mondo reale, creata e gestita dall’Uomo del Treno (Bruce Spence). Egli è un uomo potente, fedele alla sola e antica entità di Matrix: il Merovingio (Lambert Wilson). Rimasto intrappolato, Trinity (Carrie-Anne Moss) e Morpheus (Laurence Fishburne) decidono di parlargli, con l’intento di aiutarlo. E, tra una minaccia e l’altra, l’uomo acconsente, riuscendo così a salvare Neo. Tuttavia, in quanto Eletto, il suo scopo deve ancora realizzarsi. Con l’aiuto dell’Oracolo (Mary Alice), scopre che l’Agente Smith (Hugo Weaving) è sempre più fuoricontrollo; pertanto, l’obiettivo del protagonista sarà quello di fermarlo prima che si impossessi di Matrix. A bordo della nave Logos, coadiuvata dall’amata Trinity, Neo riesce a raggiungere il Città delle Macchine. Qui incontra il Deus Ex Machina, al quale promette un patto: in cambio dell’eliminazione di Smith, la guerra contro gli umani deve terminare.

Eletto contro (non)eletto

Matrix Revolutions

Neo contro l’Agente Smith. Senza alcun dubbio, è la scena tanto attesa. Due uomini, i cui destini si sono incrociati già nei precedenti capitoli, si trovano adesso faccia a faccia in uno scontro finale. O meglio, Neo deve fare i conti con migliaia di Smith accorsi per vedere trionfare il loro “capo”. E restano lì, in fila, immobili, uno identico all’altro, con la speranza di poter realizzare il progetto tanto ambito: conquistare Matrix. Lo scontro finale, che vede Neo contrapporsi a Smith, occupa una posizione particolare non solo in Matrix Revolutions, ma all’interno dell’intera saga. Entrambi i personaggi crescono, divenendo uno l’immagine speculare dell’altro. Due facce di una medesima medaglia, acquistano determinati caratteri teorici che illuminano lo spettatore mediante speculazioni (o dubbi) davvero brillanti. Dopotutto, la forza di Matrix risiede anche in questo.

Neo giunge a sfidare Smith dopo che questo ha ormai esteso il suo dominio. Approfittando della guerra tra gli uomini e le macchine, Smith ha quasi infettato l’intero Matrix, terminando così il suo principale obiettivo: omologare il mondo. Neo, in quanto Eletto, offre al Deus Ex Machina di sfidarlo, dal momento che le macchine non riescono a fermare la sua inarrestabile ascesa. Così entra in Matrix e, sotto un diluvio apocalittico, avanza consapevole del suo destino (o forse ancora no).

Matrix Revolutions

Degno di un poema epico, con una soundtrack corale che accompagna lo scontro, Neo contro Smith è l’equivalente cinematografico di un Achille contro Ettore, di un Enea contro Turno, di un Tancredi contro Clorinda. Ogni colpo sferrato acquista una determinata valenza simbolica, sicché la graduale potenza di ognuno, in un processo parabolico che culmina (e termina) con lo schianto al suolo, lascia spazio al discorso finale che ha la pretesa di mettere in discussione tutto ciò su cui si è fin ad ora speculato.

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Neo contro Smith non è soltanto lo scontro dell’Eletto contro il Non-Eletto. Non è soltanto la chiamata finale di un destino già segnato e scritto. È il punto finale di una storia, che diventa, tuttavia, un “e-a-capo” qualora udissimo attentamente le parole di Smith quando afferma: «Tutto quello che ha un inizio ha una fine, Neo». Smith, allora, colto da una strana paura, assimila Neo, portando, però, a un reboot dello stesso Matrix. Quindi è l’Agente stesso a svanire in un esplosione, distruggendo tutto ciò che aveva creato.

Chi è l’Eletto?

La tanto attesa profezia si compie. Ma chi è colui che davvero la realizza? Neo, facendosi assimilare perché consapevole che il programma Smith si può eliminare definitivamente dal suo interno? O è lo stesso Smith che, inconsapevole, non valuta una variante della sua “equazione di controllo del Matrix” e rade al suolo tutto il suo creato per permettere un riavvio dello stesso programma?

E quindi, alla fine, chi è il vero Eletto? Ecco, Matrix Revolutions riesce a scardinare migliaia di teorie che si erano create con la visione dei rispettivi film della trilogia. L’Eletto viene descritto come un soggetto nato in Matrix, quando esisteva una sorta di versione archetipica dello stesso software. Neo, invece, è un umano che entra in Matrix e viene presentato come Eletto da Morpheus. L’Oracolo, che ricordiamo condivedere con l’Architetto (Helmut Bakaitis) la genesi di Matrix, non afferma mai esplicitamente che Neo sia l’Eletto. E tanto meno lo smentisce. Quindi è tutto un gioco di psicologia inversa? Neo aveva bisogno di uno stimolo per fermare il suo antagonista, dal momento che Matrix, essendo stato creato dagli umani, può essere distrutto da una mano umana?

Lo scontro finale a cui assistiamo nell’ultimo film è uno squarcio al velo di Maya. È un continuo creare dubbi e interrogativi che difficilmente trovano conferma, a meno che non ci si imbarchi in un rewatch dell’intera saga, provando a concretizzare le rispettive teorie.

Guerra contro le macchine

Matrix Revolutions

Se il combattimento tra Neo e Smith è la parte più profonda di Matrix Revolutions, in superficie assistiamo alla battaglia definitiva tra gli umani e le macchine. Come detto sopra, gli umani sono chiamati a difendere Zion, la loro capitale, e armati su esoscheletri antropomorfi ingaggiano una feroce battaglia contro le seppie, macchine letali che riescono a fare breccia tra le loro difese. La lotta diventa campale fin dai primi istanti. È un continuo crescendo di emozioni che investono ogni uomo o donna che imbraccia un fucile. Ansia, rabbia, paura, forza: tutto si mescola in un vortice di speranza affinché la razza umana sopravviva e non perisca al nemico-macchina.

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Le urla lasciano spazio ai dialoghi, discorsi sempre in bilico tra la preoccupazione e la voglia di andare avanti a qualunque costo. Ogni colpo è fondamentale, così come ogni sbaglio può risultare letale per l’intera umanità. Chiunque sia di carne e ossa in Revolutions si aggrappa a qualcosa in cui credere, che sia il famigerato Eletto oppure no. A ogni modo, alla sommità di tutto c’è la speranza, una parola che, accolta con scetticismo o meno, gonfia i petti di tutti coloro che preferiscono vivere. Come se fosse un soffio vitale, la speranza ci ricorda quanto siamo importanti.

«Matrix Revolutions»: conclusioni

Piaccia o non piaccia, Matrix Revolutions è un titolo conclusivo degno di nota. Offre importanti spunti riflessivi su cui vale la pena discutere e spendere il nostro tempo. È una pellicola che ha lo scopo di rendere giustizia a una trilogia rimasta nel cuore di molti, sia per i suoi protagonisti, sia per le sue citazioni, le quali occupano una posizione di rilievo nell’Olimpo dei grandi film di sempre.


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