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Men Alex Garland NPC Magazine

Men: l’horror folk, psicologico e body di Alex Garland che non convince

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7 minuti di lettura

Esce finalmente in Italia Men, da mercoledì 24 agosto, l’ultimo film di Alex Garland, l’apprezzato regista di Ex Machina e Annihilation. Per la prima volta, l’autore inglese si allontana dal reame della fantascienza per entrare in quello dell’horror psicologico, con risultati un po’ incerti: è evidente che Garland non si è trovato molto bene in questo nuovo territorio, pur avvalendosi della bravura di Jessie Buckley (I’m Thinking of Ending Things, Chernobyl) e Rory Kinnear (Skyfall, Penny Dreadful). Nonostante il film risulti complessivamente un esperimento non riuscito, regala comunque, soprattutto verso la fine, dei momenti di puro terrore, in un inaspettato twist body horror.

L’eterno ritorno del trauma negli horror

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Le premesse di Men risultano immediatamente familiari ai masticatori di horror degli ultimi anni: dopo un terribile incidente, Harper si ritira in un piccolo villaggio isolato per elaborare il lutto privatamente. Una volta arrivata però, il trauma psicologico dell’incidente e i suoi sensi di colpa cominceranno a materializzarsi e a perseguitarla.

Men si rivela sin da subito l’ennesimo horror che gioca sul tema del trauma e dei sensi di colpa: un trend che è forse rinato con Babadook e che è poi continuato in altri film, specialmente della casa di produzione A24, come It Comes at Night, Hereditary e The Night House, per citare i più famosi e recenti. Per i fan dell’horror più accorti infatti la trama procederà in molto alquanto scontato e prevedibile, ripercorrendo lo stesso terreno battuto dagli horror psicologici citati sopra.

Comunque, quello che incuriosisce (e che confonde) è che Alex Garland decide di adottare più stili di horror diversi: Men rimane da inizio a fine un film psicologico, ma vi sono anche elementi dell’horror folk, dovuti al pesante simbolismo e al setting rurale naturale, e una lunga sequenza body horror, relegata agli ultimi minuti, ma senza dubbio la più impressionante, e quella che rimane di più una volta terminato Men. In realtà questo miscuglio di generi horror funziona, poiché tiene gli spettatori coinvolti e interessati, ma il problema più grande di Men sta nel modo in cui tratta i temi e nel messaggio finale che sembra suggerire.

Il simbolismo di Men

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L’Uomo Verde e la Sheela Na Gig

L’ispirazione per Men deriva soprattutto dalla fascinazione di Alex Garland per due figure simboliche che risalgono a più di 10 secoli fa: l’Uomo Verde e la Sheela Na Gig. Oltre alla ovvia contrapposizione tra sesso maschile e sesso femminile, queste due figure incarnano anche significati di rinascita e/o di fertilità. In realtà la Sheela Na Gig è una figura molto più misteriosa, a cui sono stati attribuiti diversi significati nel corso dei secoli.

Essa viene infatti sempre rappresentata con una vulva ingigantita, mentre il seno non è sempre presente. Per questo motivo non è scontato che voglia rappresentare la fertilità, poiché gli studiosi hanno elaborato diverse ipotesi: potrebbe trattarsi della sopravvivenza di una Dea pagana, o di avvertimenti contro la lussuria, o ancora di simboli apotropaici femminili. Studi femministi più recenti interpretano la Sheela Na Gig come una figura di potere femminile e di emancipazione.

Mentre l’Uomo Verde è un vero e proprio personaggio di Men, la presenza della Sheela Na Gig appare solo come simbolo ricorrente, a meno che non si voglia associare la sua figura ad Harper, rendendola quindi un personaggio mitologico e ancestrale come l’Uomo Verde. Non è da dimenticare il fatto che Men inizia proprio con Harper che mangia una mela dall’albero, come una sorta di Eva moderna, il cui unico peccato sembrerebbe quello di essere una donna, e quindi di subire “naturalmente” le angherie e le molestie dagli uomini.

Men e la banalità del male

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Men sembra parlare dell’eterno conflitto tra uomini e donne, o meglio dell’eterno sfruttamento e maltrattamento degli uomini nei confronti delle donne, facendo di tutta l’erba un fascio e rischiando di trasformare tutti i personaggi e la storia complessiva in cliché poco intelligenti: l’unica caratterizzazione di Harper è quella di essere vittima in quanto nata donna, mentre quella di James (e di tutti gli uomini del film) è di essere tossico e violento in quanto nato uomo. La condizione della donna è quella di essere una vittima per tutta la sua vita.

Nonostante Harper sia perseguitata dai sensi di colpa, è evidente che Men vuole dirci che la colpa non è affatto sua: il suo stato d’animo è un vittimismo contorto e convoluto, dovuto al fatto che ha subìto abusi fisici e mentali dal marito. Il simbolismo di Men sembra voler insinuare che la condizione naturale degli uomini e delle donne è di essere rispettivamente bulli e vittime, limitando a queste due categorie le caratterizzazioni e le motivazioni dei personaggi.

Il messaggio ultimo di Men è alquanto scontato e poco stimolante, poiché non offre molte riflessioni sulle tematiche trattate, anzi banalizzando temi anche molto attuali attraverso una resa dei personaggi chiusa e priva di sfumature. Tuttavia, si può apprezzare senz’altro la fotografia curata e gli effetti speciali nell’ultimo atto del film, che regala una inaspettata sequenza puramente body horror che piacerà sicuramente ai fan del genere.

Men è in uscita in tutti i cinema italiani dal 24 agosto.


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Nato a Roma, studia attualmente al DAMS di Padova.
Vive in un mondo fatto di film, libri e fumetti, e da sempre assimila tutto quello che riesce da questi meravigliosi media.
Apprezza l'MCU e anche Martin Scorsese.

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