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Mother/Android : quando a dominare il futuro sono i cyborg

Mother/Android è un’occasione mancata. Nonostante le scarse risorse economiche, che comunque sono state utilizzate al massimo delle potenzialità, il vero problema del film è la trama già vista che annoia gli appassionati al genere, al di fuori dei pochi momenti di suspense

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6 minuti di lettura

Mother/Android è il nuovo thriller originale Hulu disponibile su Netflix a partire dal 7 Gennaio. Unico film accreditato a Mattson Tomlin nelle vesti di regista, vede come protagonisti Chloë Grace Moretz e Algee Smith.

La trama si sviluppa in un pianeta Terra distopico, collocato in un futuro imprecisato, ma non troppo remoto, in cui gli androidi hanno raso al suolo gran parte degli Stati Uniti mettendo alle strette milioni di sfollati. Georgia (Chloë Grace Moretz), giovane che aspetta un bambino e il suo fidanzato Sam (Algee Smith) sono tra questi.

Mother/Android in breve

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Chloë Grace Moretz e Algee Smith in una scena da Mother/Android

Stati Uniti, tempo futuro. Il mondo è popolato di androidi, robot con sembianze umane che svolgono varie mansioni. Il film inizia con la protagonista, Georgia, poco più che adolescente, che durante una festa per la vigilia di Natale scopre di essere incinta. Il suo ragazzo Sam si mostra sin da subito accomodante e comprensivo, offrendole prontamente il suo sostegno, tuttavia la giovane non sembra convinta della loro relazione né della sua gravidanza. A quel punto il maggiordomo androide, a sorpresa, mentre serve le portate impazzisce e cerca di uccidere i commensali; fortunatamente i due amanti riescono a mettersi in salvo.

Quella tragica serata verrà in seguito ricordata dal popolo americano come la notte in cui tutto è cambiato: infatti, il maggiordomo non è l’unico cyborg a ribellarsi. C’è una vera e propria insurrezione di massa che costringe Georgia e Sam a scappare senza sosta con l’obiettivo di raggiungere Boston, città portuale che darà loro la possibilità di partire per ricostruirsi un futuro in Corea. Il destino dei due giovani, però, non è esente da difficoltà.

A questo punto lo spettatore viene catapultato in avanti di otto mesi e mezzo grazie a un flash forward, in cui la coppia di protagonisti sta fuggendo per territori desolati, con appresso soltanto una tenda dove dormire. Dapprima trovano una base militare, rifugio sicuro in cui Georgia ha la garanzia di poter partorire, però ben presto un passo falso di Sam li fa cacciare. Con la consapevolezza acquisita del fatto che i coreani diano la priorità d’accesso al paese solo a donne e bambini, i due procedono errando per la Terra di Nessuno, una lugubre foresta piena di insidie e popolata dagli inquietanti androidi, sempre più assetati di sangue.

Le problematicità di Mother/Android

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Disponibile universalmente su Netflix da pochi giorni, Mother/Android ha già raccolto una cospicua quantità di critiche che lo tacciano principalmente di raccontare una storia già vista e rivista, arricchita di cliché e narrata con superficialità.

Sicuramente l’opera prima alla regia del produttore e sceneggiatore Mattson Tomlin mostra qualche pecca. Alcuni momenti sembrano essere dei meri riempitivi, primo tra tutti il rapporto tra Georgia e un misterioso uomo di nome Arthur (Raúl Castillo). Nel complesso la storia non ha molta sostanza, però i momenti di azione, soprattutto nella prima metà di film, sono avvincenti e intrattengono bene lo spettatore.

Altra nota positiva, sebbene siano in scena per poco tempo (la loro presenza viene percepita come una tensione costante che perseguita i protagonisti), gli androidi trasmettono veramente inquietudine. Lo scarso utilizzo di queste figure, centrali ai fini della narrazione, è dovuto al budget ristretto di Mother/Android, che però di per sé non sarebbe stato una limitazione, se solo il film non presentasse altre problematiche.

La fotografia, ad esempio, predilige tonalità scure… forse troppo. Non ci sono contrasti e le scene ambientate nella foresta non si vedono bene. Vi è anche un tentativo di sperimentare con le luci blu e rossa, che probabilmente nell’immaginario dello sceneggiatore (sempre Tomlin) corrispondevano rispettivamente al luogo di protezione e di pericolo/azione, ma anche in questi casi il simbolismo soggiacente ai diversi colori non è comprensibile a causa della povertà dell’aspetto tecnico.

Un film anonimo

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Chloë Grace Moretz in una scena di Mother/Android

La regia non presenta punti di spicco, è perlopiù anonima. Gli attori hanno dimostrato il loro impegno, soprattutto Moretz, unico personaggio che lascia intuire un minimo di sviluppo psicologico all’interno della vicenda. Sebbene esso non venga particolarmente indagato, l’interprete ha regalato agli spettatori una performance coinvolgente.

Complessivamente, Mother/Android è un’occasione mancata. Nonostante le scarse risorse economiche, che comunque sono state utilizzate al massimo delle potenzialità, il vero problema del film è la trama già vista che annoia gli appassionati al genere, al di fuori dei pochi momenti di suspense. Un esperimento che con una buona dose in più di originalità sarebbe stato un prodotto interessante, ma che così risulta quasi una scusa per cercare di fare soldi, inutilmente.


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Classe ‘98. Studio giornalismo e amo tutto ciò che mi fa sentire viva: i film, la musica rock, il palcoscenico e di tanto in tanto qualche sport estremo. Ho un occhio di riguardo per la filosofia e la psicologia. Mi piace pensarmi libera.

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