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Innamorati di Noah Baumbach: guida alla filmografia

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22 minuti di lettura

Indie è un termine che appare oggi ambiguo e multiforme, oltre che troppo spesso abusato. La categoria si presenta sempre più sfumata e mutevole e gli stessi protagonisti, registi, sceneggiatori e attori, si divertono a indossare talvolta i panni dell’indipendenza più rigorosa ma altre volte a indossare pure quelli del mainstream con la stessa naturalezza, apparentemente senza nessuna contraddizione. E contraddizione in effetti non c’è. Tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 nasce un nuovo termine che definisce in maniera perfetta questo nuovo modo di approcciarsi al cinema che strizza l’occhio all’indie ma contemporaneamente flirta con il mainstream: indiewood. È a questa categoria che possiamo ricondurre il cinema di Noah Baumbach.

Indiewood indica infatti un tipo di cinema americano che non risponde ai canoni delle major, che guarda sempre più spesso al cinema europeo, che propone un’estetica e un’attenzione formale differente e una collocazione laterale nell’industria cinematografica. A caratterizzare però il settore è lo straordinario interesse suscitato da questi prodotti, interesse che è sorto anche nei grandi nomi delle case di produzione, configurando così questi prodotti a metà strada tra il mainstream e l’indipendenza più pura.

Noah Baumbach è un esponente importante di questa rinnovata sensibilità artistica. Ecco dunque una guida alla filmografia del regista: con quale film iniziare, come proseguire e cosa vedere per innamorarsi di Noah Baumbach. Una proposta di avvicinamento e conoscenza a Baumbach, del suo mondo e dei suoi film, un ideale percorso di crescita che il regista stesso ci ha fornito attraverso il suo lavoro.

Noah Baumbach torna sui nostri schermi il 30 dicembre con Rumore Bianco, adattamento dell’omonimo romanzo scritto nel 1985 da Don DeLillo. Ecco tutto quello che dovete sapere sul regista per arrivare preparati al suo nuovo film.

Noah Baumbach, dal particolare al generazionale

Noah Baumbach film NPC Magazine

Se osserviamo la carriera di Noah Baumbach è possibile riscontrare una coerenza di pensiero, che rende ogni sua nuova scelta, ogni suo nuovo progetto perfettamente rispondente a una logica comune e mai mutata. Noto ai più solo da qualche anno, grazie al successo incredibile di Storia di un Matrimonio del 2019, Baumbach è in realtà operativo dalla metà degli anni ‘90.

Da sempre ha usato i suoi film come cassa di risonanza per la riflessione operata su se stesso e la sua generazione, in questo modo i protagonisti dei suoi film sono cresciuti con lui, dai giovani di Scalciando e strillando fino alla coppia sposata di Storia di un Matrimonio. Non per questo i suoi film si possono definire autobiografici ma è indubbio che Baumbach abbia preso ispirazione dalla propria vita, dal proprio ambiente, dalle proprie esperienze per inventare storie che potessero essere universali e che molto spesso possono essere definite generazionali.

Nato nel 1969 da una famiglia intellettuale alto borghese di Brooklyn, Baumbach risponde da sempre a un preciso stereotipo, lo sa e gioca con esso, portandolo nelle sue sceneggiature, mettendolo in scena nei suoi film, scardinandolo, investigandolo, decostruendolo in modo tale che quello stesso stereotipo riesca a sganciarsi da se stesso, a fare il giro e risultare universale, un personaggio in cui è possibile ritrovarsi, in cui è possibile riconoscersi.

Siamo tutti i giovani indecisi e petulanti di Scalciando e Strillando, siamo tutti Walt Berkman in Il Calamaro e la Balena, figlio di genitori idealizzati che si rivelano persone odiose, siamo tutti Frances Ha, trentenni in crisi personale e sociale e siamo tutti a seconda dei casi, Nicole Barber o Charlie Barber costretti a dover affrontare un amore che si e ci distrugge.

La vera bravura di Baumbach sta nella sua scrittura, onesta, profonda, diretta, nei suoi dialoghi mai scontati, nei suoi finali sempre agrodolci, che un po’ danno speranza per il futuro ma un po’ costringono a fare i conti con la realtà. Baumbach ha sempre parlato della sua realtà che è anche la nostra, perché nonostante il ceto sociale, la professione, il genere, le fasi della crescita e i sentimenti che proviamo sono sempre gli stessi, ciò che fa la differenza è la sua capacità di indagarli e raccontarli.

Per cominciare: la giovinezza di Scalciando e Strillando

Noah Baumbach film NPC Magazine

Anno: 1995
Durata: 96′
Interpreti: Josh Hamilton, Olivia d’Abo, Carlos Jacott, Chris Eigeman, Eric Stoltz, Jason Wiles. Elliott Gould

Uscito nel 1995, Scalciando e Strillando è il film di debutto di Baumbach in cui racconta uno spaccato di vita di alcuni ragazzi che hanno appena terminato il college ma non hanno ancora una vera e propria idea di cosa fare della propria vita. Il gruppo continua a vivere nel campus e a rimanere legato alla vita e all’ambiente universitario dimostrando in vari modi il desiderio di non affrontare la vita adulta.

Scalciando e Strillando è il miglior biglietto da visita che Baumbach poteva realizzare per sè stesso, molto vicino all’età dei protagonisti del suo film mostra subito tutte le sue carte vincenti: il suo punto forte sono proprio i dialoghi che sono a vario livello intellettuali, ricchi di riferimenti pop, filosofeggianti e paranoici. Baumbach negli anni successivi farà della parola la sua più grande qualità, scrivendo e facendo recitare ai suoi personaggi dialoghi che suoneranno sempre estremamente reali, naturali ma che saranno definiti da una stratificazione di significato sempre essenziale per la riuscita del film.

Nocciolo tematico della storia è l’ingresso nell’età adulta con tutto il carico di rinunce, responsabilità, doveri e pressioni sociali che porta con sé; i protagonisti appartengono a una classe sociale più che benestante, sono intelligenti, colti, hanno moltissime possibilità dovute sia all’istruzione ricevuta che alla classe di appartenenza, ma rifiutano in toto l’atto di crescita chiesto loro, l’ingresso in un mondo che appiattirà i loro pensieri e discorsi ora così vivi e interessanti e canalizzerà le loro esistenze all’interno di un programma pre costruito e pre impostato. Baumbach dà voce allo smarrimento di una generazione che trovandosi alle porte dell’età adulta non sa davvero perché dovrebbe varcare la soglia.

Per crescere: la famiglia de Il Calamaro e la Balena

Noah Baumbach film NPC Magazine

Anno: 2005
Durata: 88′
Interpreti: Jesse Eisenberg, Jeff Daniels, William Baldwin, Laura Linney, Anna Paquin, Owen Kline

Dopo due film usciti lo stesso anno (Highball e Mr. Jealousy del 1997) che si rivelano entrambi passi falsi e dopo ben sette anni di pausa, Baumbach torna al cinema con un film che è un piccolo tesoro, Il Calamaro e la Balena.

Noah Baumbach è cresciuto e sembra che in questi anni di silenzio registico sia andato in terapia, o comunque abbia fatto i conti con se stesso e i proprio traumi irrisolti. E quale miglior modo per affrontarli ed esorcizzarli se non quello di metterli in scena a livello cinematografico? Con Il Calamaro e la Balena Baumbach dà inizio a un filone tematico che attraverserà a varie riprese la sua carriera: la famiglia con i suoi disagi e i suoi turbamenti.

Come accadrà sempre, sembra che il regista e sceneggiatore prende le mosse da un fatto autobiografico per analizzare una situazione con un potenziale universale e farne così un racconto intimo, personale, generazionale. Se la famiglia è il macrotema di riferimento, il divorzio è la vera tesi eviscerata.

Analizzando Il Calamaro e la Balena e il precedente citato (Scalciando e strillando) è possibile già vedere ritorni consueti nella scrittura di Noah Baumbach che prende per soggetto delle storie che gli permettono di affrontare i propri nodi irrisolti, le proprie paure, i propri disagi, le proprie inquietudini. Alla paura di diventare adulto segue quindi il necessario confronto con il trauma suscitato dal divorzio dei propri genitori.

Il protagonista è Walt, interpretato da Jesse Eisenberg, figlio di una coppia di scrittori e con un fratello più piccolo che si troverà a fare i conti con la separazione dei propri genitori; il turbamento di riconoscere i genitori come persone reali al di fuori dell’idealizzazione che di essi se ne era fatta è un tema centrale del Calamaro e la Balena che mostra in modi diversi cosa vuol dire crescere senza avere gli strumenti giusti per farlo.

Nominato agli Oscar per la Miglior sceneggiatura ufficiale il film conferma il talento nella scrittura di Baumbach, nei dialoghi come nella definizione dei personaggi e delle situazioni e segna il suo definitivo ritorno sulla scena cinematografica a cui seguiranno titoli importanti che lo consacreranno col tempo anche fuori dal circuito indie.

Bonus Track prima di innamorarsi davvero: The Meyerowitz Stories

Noah Baumbach film NPC Magazine

Anno: 2017
Durata: 110′
Interpreti: Adam Sandler, Ben Stiller, Dustin Hoffman, Emma Thompson, Grace Van Patten, Elizabeth Marvel

Se la famiglia Berkman del Calamaro e la Balena era presentata come una famiglia rotta, con i Meyerowitz le famiglie raccontate da Baumbach si confermano problematiche e disfunzionali. Ma forse tutte le famiglie lo sono a modo loro, essendo in sé fucina di crisi e traumi che ognuno si porta appresso per sempre e con cui, presto o tardi, deve fare i conti.

Baumbach ragiona sul tema famigliare in altre sue opere (Il Matrimonio di Mia Sorella del 2007 e Lo Stravagante Mondo di Greenberg del 2010), ma è conThe Meyerowitz Stories che centra davvero il punto del racconto.

Il film, sempre in equilibrio tra dramma e commedia, propone riflessioni, anche scomode, stemperando l’atmosfera con una comicità tragica che strappa una risata mai esagerata ma che invece aiuta l’indagine delle varie crisi dei personaggi. Il merito è anche degli interpreti: tra tutti è d’obbligo citare Ben Stiller e Adam Sandler, quest’ultimo sopratutto realizza una delle sue migliori interpretazioni, e non per ultimo il patriarca Dustin Hoffman.

The Meyerowitz Stories si configura quindi come un film corale dai plurimi punti focali, che di volta in volta si concentra sulle esperienze dei vari fratelli per costruire un racconto univoco e realizzare un grande arazzo famigliare. Diversi temi affrontati nel Calamaro e la Balena tornano anche in questo film, esaminati però da una prospettiva diversa, i figli sono cresciuti, i padri sono invecchiati, le ferite sono cicatrizzate e i traumi sedimentati. Baumbach negli anni ha allargato il bacino di argomenti ricorrenti e oltre ai traumi famigliari troviamo qui infatti esposti attraverso i diversi personaggi il fallimento, l’insuccesso o il successo personale, le crisi individuali, la delusione paterna.

Per innamorarsi: la crisi generazionale di Fraces Ha

Noah Baumbach film NPC Magazine

Anno: 2012
Durata: 86′
Interpreti: Greta Gerwig, Adam Driver, Mickey Sumner, Michael Esper, Michael Zegen

Frances Ha segna l’inizio della collaborazione artistica tra Baumbach e Greta Gerwig, entrambi si occupano della sceneggiatura così da scrivere un film che possiamo sostenere essere di uno quanto dell’altra.

Uscito nel 2012 è ancora oggi uno dei film meglio riusciti della filmografia di Baumbach e tassello fondamentale della carriera di Gerwig. Con questo film Baumbach conferma e dichiara il suo debito stilistico cinematografico da una parte con la tradizione della Nouvelle Vague e dall’altra con la commedia new yorkese che ha visto in Woody Allen il massimo rappresentante.

Contestualmente Frances Ha approfondisce e amplifica alcune delle tematiche cardine di Baumbach già presentate nei film precedenti: la ritrosia a crescere e diventare adulti, l’obbligo di affrontare e fare i conti con il proprio insuccesso e fallimento; argomento centrale è però il rapporto tra il singolo e la società, da cui gli altri temi anche già citati dipendono e si originano.

È come se i ragazzi di Scalciando e Strillando fossero cresciuti, abbiano abbandonato il campus universitario per andare a vivere a Brooklyn ma ancora non riescano davvero a diventare adulti. Frances Ha diventa quindi simbolo di una crisi generazionale, quella a cui appartiene Baumbach ma anche la successiva, in cui a trent’anni si è ancora in una fase post adolescenziale; i protagonisti di questo film sono i nuovi adulti eternamente giovani con la loro paura delle responsabilità, del lavoro, di fare i conti con l’impossibilità a realizzare i propri sogni.

È una situazione molto comune tutt’oggi in cui ognuno si sente giovane per sempre, mai veramente arrivato, mai veramente concluso, perennemente in bilico, in prova, in formazione con sè stesso, con il proprio lavoro, con la società. L’insoddisfazione, il senso di fallimento, la crisi che questo personaggio si porta appresso è dovuto a un tipo di società e di mentalità che è cambiato, è diventato elitario ed escludente e per questo causa di altri numerosi traumi.

Frances Ha è un personaggio delineato in maniera eccellente, merito anche e soprattutto dell’apporto di Gerwig, ma al di la della specificità di genere riesce davvero a essere specchio di una generazione che con Baumbach è cresciuta, che ha potuto rivedersi passo dopo passo nelle sue storie e situazioni.

Per piangere: l’amore e la sua fine di Storia di un Matrimonio

Noah Baumbach film NPC Magazine

Anno: 2019
Durata: 136′
Interpreti: Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Alan Alda, Ray Liotta

Storia di un Matrimonio è la vera consacrazione di Baumbach sia da parte della critica sia da parte del pubblico, ma più che la storia di un matrimonio quella che viene raccontata è la storia della fine di un matrimonio.

Sembra che Baumbach sia tornato ad attingere dalla propria esperienza autobiografica, a riflettere sugli avvenimenti personali come in una seduta di terapia, al di la del divorzio, infatti, ci sono altri aspetti che è possibile ricollegare al vissuto del regista.

Così come accadeva in Scalciando e Strillando e nel Calamaro e la Balena è possibile ritrovare elementi di Baumbach persona nei suoi personaggi, e forse a questo punto è possibile considerare il personaggio di Charlie alter ego del regista. Adam Driver interpreta, infatti, un regista teatrale new yorkese egocentrico ed egoriferito sposato con una donna di teatro, attrice ma aspirante regista.

È quindi facile ritrovare parti della vita di Baumbach, sposato e divorziato con Jennifer Jason Leigh e ora compagno di Greta Gerwig, attrice, sceneggiatrice e regista. Il divorzio, tema per altro già affrontato nel Calamaro e la Balena ma in quell’occasione visto con gli occhi del figlio, viene qui vissuto in prima persona dai due protagonisti e serve per preparare il confronto tra loro due, un confronto che oltre a costare tantissimi soldi porterà a galla i lati peggiori di entrambi.

Quello a cui assistiamo in Storia di un Matrimonio è lo scontro tra due persone che si sono amate ma che per salvarsi devono dividersi. È in questa semplicità che sta l’universalità del racconto, dichiarata da Baumbach fin dal titolo, Storia di un matrimonio, storia di un possibile matrimonio, dunque, che è in nuce tutti i matrimoni possibili. Ogni amore è diverso e unico, ma tutti i finali sono uguali, si lasciano alle spalle in egual modo morti e feriti. Se nel Calamaro e la Balena a essere indagati erano gli effetti che il divorzio poteva avere sui figli, il ragionamento affrontato in Storia di un Matrimonio è più maturo e forse più difficile da risolvere: il conflitto tra il sé, come essere singolo, e la coppia, la divergenza tra le proprie esigenze e i compromessi inevitabili richiesti in un rapporto e ancora di più in una famiglia.

Ciò che salta all’occhio analizzando la filmografia di Baumbach è quindi una lunga e continua analisi del singolo in rapporto con l’esterno, le istituzioni e la società. A essere rappresentate sono le crisi che ognuno attraversa in diverse fasi della vita, la crescita, il rapporto con la famiglia, la rottura di un rapporto, insuccessi professionali etc. Baumbach dimostra un atteggiamento cinematografico antropologico mai banale che trova nella capacità di scrittura il suo punto forte, tanto da venire considerato uno dei più grandi narratori contemporanei.


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Chiara Cazzaniga, amante dell'arte in ogni sua forma, cinema, libri, musica, fotografia e di tutto ciò che racconta qualcosa e regala emozioni.
È in perenne conflitto con la provincia in cui vive, nel frattempo sogna il rumore della città e ferma immagini accompagnandole a parole confuse.
Ha difficoltà a parlare chiaramente di sé e nelle foto non sorride mai.

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