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Nomadland

Nomadland, il film premio Oscar 2021

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4 minuti di lettura

Dopo aver trionfato alla 77° Mostra del Cinema di Venezia e in tutti festival successivi, Nomadland conquista l’ambita statuetta di miglior film agli Oscar 2021. Terzo lungometraggio della giovane regista cinese Chloé Zhao, premio Oscar alla regia, il film vede nei panni della protagonista Frances McDormand.

In Nomadland un inedito american dream

Dopo la morte del marito, Fern (Frances McDormand) decide di abbandonare la città in cui abita, colpita da una profonda crisi economica, e di cominciare a vivere da nomade. Un van bianco e malconcio diventa la sua casa e la donna comincia una vita on the road .

Chloé Zhao racconta un volto degli Stati Uniti poco conosciuto, ma che rappresenta uno spirito che è profondamente americano. L’idea di potersi reinventare, a qualsiasi età; il non accettare piani di vita precostituiti, solo perché più conformi a quelle che le persone reputano essere le condizioni per raggiungere la felicità; non rinunciare al desiderio di trovare la propria strada, avendo più paura dei rimpianti che dei rimorsi.

Di luoghi e di volti

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Nomadland è un film di luoghi e di volti. Lo spettatore, in viaggio con la protagonista sul sedile del passeggero, scopre panorami incantevoli e tanto selvaggi da sembrare primitivi.

Ma vivere da nomadi non significa necessariamente essere soli. Fern incontra sulla sua strada persone che hanno fatto la sua stessa scelta, alcune per necessità, altre per vocazione. Per qualche tempo, ognuno diventa parte della vita dell’altro. Seduti intorno a un fuoco, si raccontano le proprie storie, ciascuna diversa e unica, ma tutte accomunate da una precisa scelta di vita. Finché arriva, inesorabile, il momento dei saluti. “Ci si vede sulla strada”, si dicono e in mano stringono una roccia, una per ognuno dei luoghi in cui sono stati; un memorandum degli occhi che hanno incrociato.

Nomadland vede la partecipazione dei veri nomadi, Linda May, Swankie e Bob Wells, che dà al film un taglio quasi documentaristico. La fotografia, che avrebbe potuto cedere alla tentazione di indugiare eccessivamente su tramonti rosati e strade che si distendono all’orizzonte sulle note di Ludovico Einaudi, trova invece un equilibrio nell’alternarsi alle scene di vita vissuta, quotidiana, che non vengono estetizzate né edulcorate.

Con la sua interpretazione, Frances McDormand riempie lo schermo e non c’è paesaggio che riesca a distogliere l’attenzione dal suo viso e dai movimento del suo corpo.

Desideri universali

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Nomadland è in grado al contempo di raccontare una storia profondamente americana e di emozionare anche chi è molto lontano dalla sensibilità d’oltreoceano. Ad essere differenti, infatti, sono le risposte, ma non i desideri. «Non volevo che la mia barca fosse nel vialetto quando sarei morta» dice una nomade, raccontando ciò che l’ha portata a spiegare le vele o, in questo caso, ad accendere il motore. Dietro alle vicende dei protagonisti c’è un sogno di realizzazione che accomuna le loro storie a quelle di chiunque. Ed è così che Nomadland riesce a parlare anche a noi [aggiornato il 26/04/2021]


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Cristina Sivieri

Classe 1996. Laureata in Filologia Moderna, ama stare in compagnia degli altri e di se stessa. Adora il mare e le passeggiate senza meta. Si nutre principalmente di tisane, lunghe chiacchierate e pomeriggi al cinema.

1 Comment

  1. Sono un docente di Storia del cinema e reputo l’articolo meramente informativo. Per chi intende “informarsi” va bene, è sufficiente.

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