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Barbara Ronchi in una scena di Non riattaccare di Manfredi Lucibello

TFF 2023, Non riattaccare e la voce del passato

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5 minuti di lettura

Non riattaccare, unico film italiano in concorso al Torino Film Festival, affida la riuscita della sua storia a pochi elementi essenziali: Barbara Ronchi (vincitrice del David come migliore attrice protagonista per Settembre) le luci fioche dell’autostrada deserta, e due voci che comunicano attraverso un telefono. Una struttura semplice attraverso cui il regista Manfredi Lucibello filtra una storia d’amore, di dolore e di perdita ambientata ai tempi recenti del lockdown.

Non riattaccare, un thriller cupo ai tempi del lockdown

Dettaglio di Barbara Ronchi in Non riattaccare di Manfredi Lucibello

Marzo 2020, piena quarantena: in città è il periodo in cui vige ancora il coprifuoco. Irene (Barbara Ronchi) riceve una telefonata nel cuore della notte dal suo ex Pietro. “Volevo solo sentire la tua voce, non riconoscevo più né la mia né la tua e mi sono spaventato” le dice per giustificarsi. E sarà proprio sulla voce che si giocherà la partita da quel momento in avanti: dalla sua presenza, dalla sua assenza e dalle interferenze e dai disturbi sulla linea.

Irene, preoccupata dello stato mentale di Pietro, prenderà la macchina per raggiungerlo senza che lui lo sappia. Un patto tra i due: entrambi devono restare in linea fino all’alba e nessuno dei due deve riattaccare.

La promessa di rimanere connessi al di là di ogni circostanza: Irene si imbarcherà in un’odissea urbana, in balia della tecnologia. Il telefono quasi scarico, il caricabatteria dimenticato a casa, l’auto quasi senza benzina; e poi le interferenze, le cadute di linea durante le gallerie, i colpi di sonni, la polizia che si aggira per le strade deserte per assicurare che il coprifuoco venga rispettato.

Non riattaccare è un film dal ritmo serrato e al limite del nevrotico, dove il tempo si contra e si dilata attraverso quest’alternanza di imprevisti e di ostacoli da aggirare. Al centro sempre la voce proveniente dal telefono: quella di Claudio Mastandrea, a cui spetta la missione di dare corpo a una presenza che non vediamo come quella di Pietro. Una presenza aleatoria e quasi spettrale, continuamente tentata dal pensiero della morte, ma al tempo stesso ancora coinvolta negli affari della vita, ancora legata all’esistenza dalla sofferenza e dai rimorsi.

Pregi e limiti di Non riattaccare

Barbara Ronchi di profilo in una scena di Non riattaccare di Manfredi Lucibello

Non riattaccare ha il merito di tenere alta l’attenzione dello spettatore per tutta la durata del film: in questo dimostra grande abilità Barbara Ronchi, che la macchina da presa riprende da vicino per tutto il tempo dell’azione. Quello dell’attrice è l’unico viso che vediamo per gran parte del tempo e riusciamo a coglierne ogni movimento: lo sguardo velato di lacrime, il corrugarsi della fronte, le piccole smorfie di nervosismo.

Ronchi riesce a interpretare in modo convincente Irene e a farci intravedere i suoi tormenti e le sue nevrosi: attraverso la postura del corpo e la gestualità ci comunica la tensione costante e logorante che la pervade e i fantasmi che non riesce ad abbandonare.

Un thriller dal ritmo serrato, che lascia sicuramente con il fiato sospeso e che presenta espedienti narrativi interessanti e la volontà di rappresentare un periodo recente, quello del lockdown, senza cadere in facili stereotipi o nel rischio di una rappresentazione didascalica, ma guardandolo attraverso la lente delle storie di vita individuali.

Tuttavia i personaggi peccano di bidimensionalità e con il procedere dell’azione si appiattiscono sempre di più: la scelta di affidare gran parte dell’azione al mantenimento della voce al telefono è ben riuscita ma a volte ha l’effetto di far scorrere i dialoghi in modo meno naturale e di svelarne la natura artificiosa. L’idea di fondo rimane comunque meritevole e ci ricorda l’importanza di sperimentare e di rinnovare il modo in cui raccontiamo attraverso le immagini.


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Classe 1999, una delle tante fuorisede in terra sabauda. Riguardo periodicamente "Matrimonio all'italiana" e il mio cuore è diviso tra Godard e Varda. Studio al CAM e scrivo frammenti sparsi in giro per il mondo.

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