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Nuovo Cinema Paradiso, l’Oscar a Tornatore nelle note di Morricone

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4 minuti di lettura

Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, realizzato nel 1988, porta un iniziale montaggio di 173′ minuti. Dopo il primo flop, la scarsa attenzione ricevuta e il rifiuto del Festival di Berlino, il regista opta per un taglio drastico. La nuova e definitiva versione, della durata di 123′ minuti, viene ammessa al Festival di Cannes, dove ottiene il Grand Prix Speciale della Giuria, prima di essere nuovamente distribuita nelle sale italiane.

L’attenzione intorno al film cresce, tanto che non solo viene nominato, ma addirittura vince L’Oscar come Miglior film straniero. Diventa così una delle pellicole più popolari e tipiche del cinema italiano di fine anni ’80. Diventa dunque interessante seguire il percorso di questo Nuovo Cinema Paradiso colonna sonora, musica e arte.

Di cosa parla Nuovo Cinema Paradiso

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Salvatore Di Vita (Jacques Perrin) ha lasciato il paesino siculo di Giancaldo, di cui è originario, per vivere a Roma. Da 30 anni non vi è più tornato ed è diventato un affermato regista. La notizia della morte di Alfredo (Philippe Noiret), il proiezionista che, quando era ancora un ragazzino, gli ha trasmesso la passione per il cinema, gli porta a memoria il suo passato ormai sepolto. Tornato in Sicilia, una colata di ricordi lo invaderà, diventando anche occasione per vedere il presente da una diversa prospettiva.

Il Cinema e la Sicilia

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Le due grandi passioni del regista, il cinema e la Sicilia di cui è originario, vengono condensate nell’opera. Innanzitutto, il luogo: il film è girato in esterni, in diverse parti dell’isola.

Bagheria, Cefalù, Castelbuono, Lascari, Chiusa Sclafani, Palazzo Adriano (set della piazza del cinema), Santa Flavia, San Nicola l’Arena, Termini Imerese e Oriolo Romano. Un tentativo di tributo alla propria terra, che Tornatore non si stancherà di riproporre anche nelle pellicole successive. Un ritratto dolce amaro, dove i pregi si mischiano sapientemente con i difetti, dove la bellezza del restare si contamina con la brutale necessità di andarsene.

E poi, il cinema stesso. Il tema è posto come riflessione metacinematografica. Ma lo strumento cinematografico diventa anche mezzo di unione tra due identità molto diverse: un piccolo desideroso di attenzioni paterne, un solitario uomo bisognoso di cure filiali. La passione per il cinema diventa elemento costitutivo e sociale per il paese, metafora del bisogno, post bellico quanto attuale, di momenti culturali che uniscano la comunità

Nuovo Cinema Paradiso: la colonna sonora

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Nuovo Cinema Paradiso colonna sonora, Nuovo Cinema Paradiso musica, Nuovo Cinema Paradiso arte: i binomi perfetti che condensano la bellezza senza tempo di questo classico intramontabile.

Prima collaborazione tra il compositore Ennio Morricone (padre della colonna sonora di Nuovo Cinema Paradiso), appena deceduto, e il regista Giuseppe Tornatore, che si salderà in una ricorrenza fissa per le successive pellicole del cineasta siculo: Stanno tutti bene (1990), Una pura formalità (1994), L’uomo delle stelle (1995), La leggenda del pianista sull’oceano (1998), Malèna (2000), La sconosciuta (2006), Baarìa (2009), La migliore offerta (2013), La corrispondenza (2016).

Nell’arcinota scena finale, mentre il protagonista ammira un montaggio di baci, censurati da don Adelfio (Leopoldo Trieste), da una bobina di pellicola lasciata in eredità da Alfredo, scorre come un fiume in sottofondo il tema sonoro scelto da Morricone. L’effetto è commovente, che vale solo riproporre e guardare, riguardare e ricominciare ancora.

In Nuovo Cinema Paradiso musica e arte che si incontrano e si amalgamano perfettamente: paesaggi siculi dialettissimi provinciali, ma anche passione per l’arte, dove il cinema è società, popolarità, ma soprattutto bellezza.


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Amo le storie. Che siano una partita di calcio, un romanzo, un film o la biografia di qualcuno. Mi piace seguire il lento dispiegarsi di una trama, che sia imprevedibile; le memorie di una vita, o di un giorno. Preferisco il passato al presente, il bianco e nero al colore, ma non disdegno il Technicolor. Bulimico di generi cinematografici, purché pongano domande e dubbi nello spettatore.

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