«Oggetti di scena», la nostalgica docu-serie firmata Disney

Rovistando nel catalogo di Disney+ alla ricerca dell’ultimo remake in live action o del film preferito di quando eravate bambini, di cui avete consumato la videocassetta a causa delle innumerevoli visioni, potreste esservi persi un prodotto un po’ diverso, ma senza dubbio interessante: la docu-serie Oggetti di scena.

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Oggetti di scena

Creata dall’autore e produttore televisivo Dan Lanigan, che ne è anche presentatore, la serie segue il suo viaggio alla ricerca degli “oggetti di scena” utilizzati in alcuni film Disney. A guidarlo la sua passione di collezionista e un affetto smisurato per le magie della casa di Topolino.

«Oggetti di scena»: un’entusiasta caccia al tesoro

Oggetti di scena

Oggetti di scena conta otto episodi di circa mezz’ora, ognuno dedicato a un film: Mary Poppins; Tron; The Nightmare Before Christmas; Pirati dei Caraibi; Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi; Le cronache di Narnia; Chi ha incastrato Roger Rabbit; Ecco il film dei Muppet (tutti disponibili sulla piattaforma streaming).

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Gli episodi iniziano con una presentazione delle pellicole e del loro valore tanto nel panorama cinematografico, quanto nella storia personale di Lanigan. Si passa poi alla vera avventura: la ricerca degli oggetti. Il collezionista si trova così nel mezzo degli immensi e impolverati corridoi degli archivi Disney, viene invitato a consultare preziosissime collezioni private, viaggia per tutti gli Stati Uniti per ritrovare tesori che credeva perduti. Simpatia, competenza e una straripante passione rendono Lanigan il compagno di viaggio perfetto.

I professionisti dietro gli «Oggetti di scena»

Gli incontri più significativi fatti dal collezionista non sono però quelli con gli oggetti, ma quelli con le persone. In ogni episodio, infatti, Lanigan ha l’occasione di ascoltare le storie di chi ha dato vita ai favolosi universi che lui tanto ama. Non solo attori e registi, ma anche musicisti, coreografi, costumisti, disegnatori, stuntmen e altri innumerevoli professionisti. Oggetti di scena porge dunque meritata attenzione ad artisti che troppo spesso rimangono nell’ombra, relegati allo scorrere dei titoli di coda, ma senza i quali realizzare un film risulterebbe semplicemente impossibile.

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I momenti più efficaci della serie sono i “ricongiungimenti” di attori e artisti con alcuni oggetti di scena. Stringere un cappotto cucito con cura con le proprie mani più di cinquant’anni fa, tornare a maneggiare i complessi e delicati pupazzi di un film in stop motion, vedere letteralmente restaurati pezzi del proprio passato fa riaffiorare in loro ricordi di esperienze indimenticabili, suscitando una genuina commozione nonché un orgoglio profondo.

La cura del dettaglio

Oggetti di scena insegna allo spettatore che «in un film, ogni dettaglio, non importa quanto piccolo, è concepito per dirci qualcosa». Nel dietro le quinte Disney nulla è lasciato al caso, perché tutto ha un significato. Innumerevoli e approfondite sono le ricerche storiche, culturali, tecnologiche finalizzate alla realizzazione di prodotti tanto impeccabili quanto eloquenti. E se non riuscire a cogliere certi dettagli non toglie nulla alla comprensibilità o alla godibilità di un film, esserne invece consapevoli dona all’esperienza di visione (che sia la prima o la ventesima) un curioso e stuzzicante valore aggiunto.

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Molto spesso Lanigan sottolinea come gran parte degli oggetti protagonisti delle sue ricerche al giorno d’oggi non verrebbero realizzati, perché si ricorrerebbe a schermi verdi e CGI. Dunque il graduale dissolversi dell’inestimabile sapere artigianale al quale si sta assistendo in questi anni rischia di interessare anche il settore cinematografico. Sarebbe invece auspicabile una collaborazione tra le nuove tecnologie e le mani esperte degli artisti, animata da rispetto e stimoli reciproci.

Segreti svelati

Oggetti di scena è una docu-serie abbastanza scorrevole da intrattenere e abbastanza “tecnica” da incuriosire. La nostalgia per una Disney di altri tempi si unisce ad una maggiore consapevolezza di ciò che per un colosso mondiale della cinematografia significa realizzare un film. Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, vedere svelati i “trucchi” che rendono uniche certe pellicole non ne affievolisce la fascinazione, ma, anzi, le rende ancora più magiche.


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Cristina Sivieri

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