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Omicidio a Easttown

Omicidio a Easttown: Kate Winslet e il fascino torbido del giallo di periferia

Kate Winslet brilla nella nuova Serie TV HBO

8 minuti di lettura

In una provincia remota della Pennsylvania, tra la contea del Delaware e quella di Chester, sorge la fittizia cittadina di Easttown. Una periferia sfregiata dai suoi demoni e adombrata da un omicidio correlato a misteriose scomparse. Questo è il cuore di Omicidio a Easttown, perla dal Dna HBO che, dal 9 giugno, è disponibile con due puntate a settimana su Sky Atlantic. A chiudere il cerchio quella del 30 giugno, cardine dell’ultimo episodio, il settimo, ricco di rivelazioni. Perché la miniserie, ideata Brad Ingelsby, nato e cresciuto proprio in quelle zone, è una continua giostra di eventi inaspettati, in un giallo dalle tinte torbide.

E a cercare di mettere insieme i pezzi di una cornice irregolare c’è lei, Kate Winslet, nei panni dell’ispettrice Mare Sheenan. Ancora più tormentata dei casi che quotidianamente affronta, Mare è una donna che si porta appresso troppo dolore per curarsi di cosa pensano gli altri di lei. Così tra una birra, ma anche due, e una boccata di sigaretta elettronica, il suo cinismo è lo scudo necessario di una complessità esistenziale intessuta di cicatrici. E proprio la Winslet, assente dallo schermo televisivo da dieci anni dopo Mildred Pierce – che le valse un Grammy – ha scelto di essere anche produttore esecutivo. Investire, quindi, su Mare, per la sua estrema complessità psicologica.

La chiamavano Lady Hawke

Non è facile essere una poliziotta in una piccola città dove vittime e carnefici sono gli amici e i conoscenti di una vita. Lo sa bene Mare, che ha avuto i suoi quindici minuti di celebrità venticinque anni prima dell’inizio di questa storia, come campionessa di basket con il soprannome Lady Hawke. A vincere l’ambito trofeo lei e il suo gruppo di amiche, ora legate da un rapporto controverso dal momento che Mare non è riuscita a risolvere il caso della misteriosa scomparsa della figlia di una di loro, Katie Bailey, un anno prima. E i demoni del passato ritornano quando viene trovata morta un’altra giovane donna in circostanze enigmatiche.

Questa volta ad affiancare Mare viene mandato dalla Contea il detective Colin Zabel, interpretato dal pupillo di Ryan Murphy (American Horror Story), Evan Peters. Da subito il nuovo arrivato si confronta con la complessa psicologia della detective, che si occupa del piccolo nipote, i cui genitori sono il figlio, morto suicida anni prima, e una cognata rinchiusa in una clinica di disintossicazione. Quest’ultima, ormai completamente riabilitata, lotta per la custodia del bambino, mettendo Mare di fronte al tragico confronto con un passato che non può perdonarle. Il quadro è poi affrescato dalla scorbutica madre di Mare, Helen, e dalla figlia Siobhan, che cerca di superare la morte del fratello. Ah, non dimentichiamo l’ex marito Frank, ora riaccasato con un’altra donna…di fronte a casa di Mare.

Le zone d’ombra di Easttown

Omicidio a Easttown

In un giallo/mistery una componente importante è data anche dal luogo in cui si svolge la vicenda e Easttown è la perfetta combinazione di zone d’ombra. Uno spazio di provincia contornato da case a schiera dove dominano la violenza verbale e fisica, in una coltre di tossicodipendenza, prostituzione e scheletri nell’armadio. La chiusura spaziale permette quindi di affrontare diverse tematiche perfettamente realistiche. Dalla gravidanza in giovane età, alla disillusione di un futuro migliore che induce a infime modalità di procurarsi disperatamente denaro o abbandonarsi alla sopraffazione dell’oscurità. Non esiste quindi speranza in un luogo che sporca l’innocenza giovanile verso una necessaria sopravvivenza.

E di recente, una serie come Panic (Prime Video), ha dimostrato come i giovani siano disposti a tutto per lasciare un posto destinato a morire. Tuttavia, nel caso di Easttown, sembra che nessuno voglia veramente evadere, autoinfliggendosi la convivenza con i propri fantasmi del passato e accettando una condizione di vita inevitabile. Lo stesso vale per Mare, che traspone l’identità cupa del detective di provincia, afflitto da problemi familiari e in lotta con un mondo sbagliato. Qualche scappatella qua e là, magari con un affascinante scrittore interpretato da Guy Pearce, ma mai il desiderio di essere veramente felice.

Omicidio a Easttown: HBO come timbro del successo

A cavallo di una collezione di attori talentuosi, le solide fondamenta sono date da un’emittente televisiva leader nel settore: HBO. Ormai rodata sulle serie TV, la HBO ha prodotto negli anni prodotti riconoscibili per la cura registica ed editoriale, a partire dal celeberrimo Trono di Spade. Tuttavia, sulla linea di Omicidio a Easttown si collocano prodotti come Olive Kitteridge, con la mirifica Frances McDormand, Il seggio vacante, tratto da un racconto di J.K. Rowling e infine The Outsider, dall’omonimo romanzo di Stephen King. Tutti ereditano una cupezza estetica e un’approfondita complessità dei personaggi, per cui nessuno ricalca una macchietta stereotipica.

Non c’è mai nessuno, quindi, che resta sullo sfondo, laddove ognuno gioca un ruolo preciso nel meccanismo dell’indagine. In questo caso, non solo la serie tv si avvale di una protagonista femminile che calca con maestria la scena, ma mette in scena tutte le possibili ramificazioni dell’essere umano, in modo da non trovare un personaggio trasponibile con un altro. Non solo, ma gioca sulla valorizzazione della miniserie, prodotto di punta HBO che si sta presto espandendo anche su altri generi. Pensiamo per esempio al versante autoriale, con il recente Anna di Niccolò Ammaniti o la stessa doppietta The Young Pope/The New Pope di Paolo Sorrentino.

Tuttavia, oltre al formato, Omicidio a Easttown inaugura un genere preciso e molto in voga, quello della small town mystery, dove i peccati più sporchi vengono taciuti e protetti da una piccola comunità che mormora. La legge non scritta è che più il paese è piccolo, più i delitti sono perversi e atroci, lungo l’esempio magistrale di Twink Peaks e il più recente True Detective. Insomma, HBO ha trovato la ricetta del successo e ancora una volta è l’angoscia latente e lo sviluppo trainato da un vortice di drama e segreti scottanti che detta il ritmo. Dimenticatevi la Winslet di Titanic per una decisa erede in perfetto stile McDormand.


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Francesca Brioschi

Classe 1996, laureata in Comunicazione e con un Master in Arti del Racconto.
Tra la passione per le serie tv e l'idolatria per Tarantino, mi lascio ispirare dalle storie.
Sogno di poterle scrivere o editare, ma nel frattempo rimango con i piedi a terra, sui miei immancabili tacchi.

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