«Onora il padre e la madre» di Sidney Lumet: una tragedia famigliare

Sidney Lumet, in una carriera durata mezzo secolo, ha saputo non solo adattarsi, ma appropriarsi di un cinema in perpetuo movimento, lasciando intatta la sua poetica, senza però rinunciare ad una costante evoluzione tanto dei temi trattati quanto dei mezzi utilizzati per farlo. In quello che sarebbe stato il suo 96esimo compleanno, ricordiamo il grande regista con l’analisi dell’ultimo dei suoi numerosissimi film: Onora il padre e la madre (2007).

«Onora il padre e la madre», la trama

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Andy (Philip Seymour Hoffman) e Hank (Ethan Hawke) sono due fratelli che conducono vite molto diverse: il primo ha un lavoro stabile nel settore immobiliare e una moglie bellissima (Marisa Tomei), il secondo è sbandato, divorziato e costantemente bisognoso di aiuto. Tuttavia, i due hanno una cosa in comune: si trovano – seppur per motivi diversi – in gravissime difficoltà economiche. Ecco allora che Andy – fratello maggiore, da sempre abituato a cavarsela da solo e a prendersi cura di Hank – escogita un piano per “trovare” dei soldi per entrambi: rapinare una gioielleria (e non una qualunque…). Quella che doveva essere un’operazione studiata al dettaglio per concludersi senza intoppi, degenera invece in una tragedia, che innescherà una serie inarrestabile di eventi travolgenti e rovinosi.

Molteplici punti di vista

Il film si apre con la scena della rapina per poi procedere tramite un frequente alternarsi di flashback e flashforward, ognuno dedicato al punto di vista di uno dei personaggi. Lumet, quindi, opta per una narrazione frammentata e lo fa sfruttandone appieno le potenzialità e schivandone con abilità i rischi. La comprensibilità del film, infatti, non viene mai compromessa e la temporalità non lineare mantiene alta l’attenzione dello spettatore, che rimane piacevolmente intrappolato nel labirintico racconto.

Siffatta struttura narrativa rende praticamente impossibile immedesimarsi con i personaggi. Questi, tramite i propri punti di vista, si svelano gradualmente e sempre più intensamente, scena dopo scena, in un climax ascendente dall’insospettabile finale, che porterà a galla il peggio di ciascuno.

«Onora il padre e la madre»: una tragedia famigliare

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Il nucleo di Onora il padre e la madre è rappresentato dall’istituzione della famiglia o, più precisamente, dal suo disgregamento. In primo piano c’è il problematico rapporto tra i due fratelli protagonisti. Sebbene Andy sia abituato ad occuparsi di Hank, aggiustando i suoi innumerevoli “casini”, non sembra che a spingerlo a farlo sia un affetto sincero, quanto piuttosto una volontà di controllo e un presuntuoso senso di superiorità. La relazione tra i due, quindi, si nutre, invece che di fiducia e rispetto, di dipendenza e timore.

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Tuttavia, anche Andy ha il suo carnefice: il padre Charles (Albert Finney). Da sempre incapaci di comunicare, padre e figlio hanno portato avanti una guerra deteriorante, armati di silenzi prolungati e rancore inespresso. Quando finalmente Charles sarà in grado di scusarsi col suo primogenito per averlo sempre fatto sentire fuori posto nella sua stessa famiglia, preferendogli il tenero e indifeso Hank, Andy non saprà fare altro che arrabbiarsi ancora di più con il genitore. È stato soprattutto l’odio per Charles, infatti, a plasmare l’identità di Andy, tanto che senza di esso l’uomo non saprebbe più cosa fare, né chi essere.

Nel film, inoltre, non solo il rapporto di sangue, ma anche quello tra marito e moglie viene privato di ogni affetto e purezza, che si tratti di un divorzio trasudante acredine e disprezzo o di un matrimonio ormai dimentico dell’amore che fu.

In Onora il padre e la madre, quindi, le unioni intoccabili e fondative della nostra società vengono spietatamente desacralizzate, fornendone un ritratto sporco e squarciato.

Lo sguardo di Sidney Lumet

Grazie al talento dei suoi interpreti e alla capacità del regista di farlo straripare in ogni scena, Onora il padre e la madre si presenta come la degna conclusione della carriera di un regista che dall’esordio con La parola ai giurati (1957), passando per Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975) si è fatto acuto indagatore dell’uomo e della società, nelle loro più complesse sfaccettature.


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Cristina Sivieri

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