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Our Blues

Our Blues, il delicato ritratto della vita così com’è

Firmato Studio Dragon e distribuito da Netflix, un prodotto raffinato che scalda il cuore.

6 minuti di lettura

È appena andata in onda su Netflix l’ultima puntata di Our Blues, l’ennesimo K-drama firmato Studio Dragon: ecco i motivi per cui la casa di produzione sudcoreana, nota ideatrice di cult come Goblin, Mr. Sunshine e Crash Landing on You, ha colpito nel segno ancora una volta.

Di cosa parla Our Blues

Our Blues-Kim Woo-bin
Han Ji-min e Kim Woo-bin in Our Blues

Sullo sfondo dell’incantevole isola di Jeju si intrecciano le storyline di persone ordinarie (commercianti, venditori ambulanti, pescatori), tutte alle prese con le difficoltà che la vita riserva e legate indissolubilmente tra loro: chi dall’amore, chi dal sangue, chi, semplicemente, dall’esperienza o dal lavoro.

In venti episodi da circa un’ora ciascuno si dispiegano ed evolvono rapporti di varia natura, alcuni inaspriti da conti in sospeso, altri bisognosi di un radicale rinnovamento ed altri ancora impazienti di sbocciare.

Un’opera corale che incanta e stupisce

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Choi Young-joon e Park Ji-hwan in Our Blues

Oltre alla firma dello Studio Dragon, ciò che spinge lo spettatore a schiacciare il tasto play è un cast stellare che pochi K-drama vantano. Si parte da Lee Byung-hun, protagonista di Mr. Sunshine e frontman nell’acclamato Squid Game, proseguendo con Kim Woo-bin (Uncontrollably Fond), fino alla protagonista di Hommage, Lee Jung-eun. Si può dire, quindi, che la quasi totalità del cast di Our Blues sia ben nota agli appassionati di cinema sudcoreano.

Ci si aspetterebbe una serie dalle poche pretese, che sfrutta i suoi attori per compensare manchevolezze; invece, ciò che Our Blues decide di fare è portare in scena personaggi ordinari nel complesso, ma estremamente complessi nella loro umanità e con cui il pubblico possa facilmente identificarsi, forse molto più che con i rispettivi interpreti ricchi e famosi.

Ma attenzione, che ordinario non sia confuso con noioso o banale. In Our Blues si intrecciano storyline che compongono un’unica grande matassa: come in un puzzle a cui, di volta in volta, si aggiunge un tassello. Così, in corso d’opera si ha fretta di terminare, di inserire tutti i pezzi per ammirare il quadro completo, ma una volta finito si vorrebbe solo ricominciare.

Our blues: un K-drama innovativo nella sua semplicità

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Bae Hyung-sung e Roh Yoon-seo in Our Blues

L’occhio di Our Blues si posa sui rapporti tra i personaggi, esplorati a fondo in episodi dedicati e che fungono da contorno quando il focus si sposta altrove. Infatti, ciò che emerge al termine di ogni puntata è uno spiccato incitamento a coltivare le relazioni, quelle vere e sincere andate perse per la via, quelle mai iniziate per mancanza di occasioni; nello stesso tempo, la serie spinge costantemente a mettersi in gioco, ad esprimere pensieri e sentimenti a cuore aperto, a non sprecare alcuna chance di essere felici in futuro a causa di un passato che, ormai, non esiste più.

Che la scelta di ambientare Our Blues a Jeju non sia casuale è un’ipotesi valida. É possibile che l’intenzione dei creatori fosse far svolgere l’azione in un luogo ameno e incontaminato, lontano dalla caotica atmosfera di Seul, in modo che a prevalere fosse l’umanità nuda e cruda. In ogni caso, l’ambientazione è l’ennesima carta vincente di un K-drama innovativo nella sua semplicità, e di cui tutti in questo momento abbiamo bisogno.

Un gioiellino da non lasciarsi scappare

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Lee Jung-eun e Uhm Jung-hwa in Our Blues

La visione di Our Blues è un’esperienza rigenerante, simile ad un sonnellino ristoratore che aiuta ad affrontare con positività la propria giornata; è la possibilità di prendere parte, seppur solo emotivamente, alla vita e alle esperienze di gente comune, la stessa gente che senza fatica si riconosce nel mondo reale grazie solo a uno sguardo attento e a un pizzico di curiosità, e con cui facilmente riusciamo ad empatizzare.

Cosa il blues rappresenti non è troppo chiaro; che sia il suono delle onde infrante sulle spiagge di Jeju, che sia un rimando ai richiami musicali degli ambulanti, è chiara invece la capacità di Our Blues di infondere negli spettatori un tiepido senso di tenerezza, insieme alla voglia spropositata di amare ed essere amati come solo un genitore, un amico, un partner sa fare.

Che le storie trattate siano troppo numerose, che sia un K-drama lento o a tratti smielato è opinabile, ma certo è che la sensazione di pace interiore successiva alla visione, pari solo a quella che si prova guardando il mare, farà sembrare la presenza di Jimin nel Soundtrack ben poca cosa.

Classe 1996, dottoranda in Ingegneria Industriale all’Università di Napoli Federico II, il cinema è la mia grande passione da quando ho memoria. Nerd dichiarata, accanita lettrice di classici, sogno di mettere anche la mia formazione scientifica al servizio della Settima Arte. Film preferito? Il Signore degli Anelli.

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