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Paul Thomas Anderson

Innamorati di Paul Thomas Anderson: guida alla filmografia

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15 minuti di lettura

Paul Thomas Anderson, americano di nascita e di formazione, è per certo uno dei registi più interessanti nel panorama contemporaneo internazionale. Acclamato dalla critica, consacrato ai festival, annovera negli anni molte candidature agli Oscar che purtroppo l’Accademy pare restia a fargli vincere. Regista estremamente ambizioso, il cui intento appare quello di ritagliarsi un posto all’interno dell’immaginario cinematografico più classico, riscrivendo il linguaggio proprio del mezzo citando, omaggiando, reinterpretando i grandi numi tutelari della settima arte. Molto spesso il suo nome è, infatti, affiancato a quello di maestri come Robert Altman, Martin Scorsese e Stanley Kubrick.

In venticinque anni di carriera e con otto film all’attivo Paul Thomas Anderson si è presentato come un narratore di racconti corali, di storie epiche e di sprazzi di quotidianità; un autore che porta avanti fin dagli esordi una profonda riflessione sul lato oscuro della sua America, un’America che pare un’amalgama di anime sole e perdute, cattive e avide, egocentriche ed egoiste.

Paul Thomas Anderson: di chi stiamo parlando

Paul Thomas Anderson

Nato nel 1970 a Los Angeles, cinefilo incallito, abbandona la scuola per continuare il suo percorso in maniera autodidatta. Tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ‘90 realizza due cortometraggi che contengono in maniera embrionale le storie che verranno raccontate nei primi due film. Sydney, del 1996, è il film d’esordio che appare a tratti ingenuo e fin troppo debitore dell’influenza tarantiniana. Il secondo film è quello che davvero sancisce il suo successo, Boogie Nights-L’altra Hollywood (1997) è la parabola discendente dell’industria del porno degli anni ‘70 in California.

Boogie Nights è tra i film che abbiamo consigliato nella nostra guida
alla Quarantena, scoprili tutti!

Boogie Nights è l’incipit del racconto andersioniano che verte sull’America e sull’uomo moderno. L’autore espone già tematiche e inclinazioni stilistiche che diventeranno costanti autoriali declinate nei diversi generi cinematografici. Che siano racconti corali o storie incentrate su un’unica figura protagonista, il fulcro della ricerca è l’indagine dell’uomo e la sua rappresentazione, che sia l’uomo comune di Magnolia o Ubriaco d’amore, l’uomo cattivo del Petroliere, l’uomo potente di The Master, l’uomo nostalgico di Vizio di forma oppure l’uomo genio del Filo nascosto.

Questi protagonisti presentano disturbi e ossessioni e si collocano sempre, per scelta o per naturale inclinazione, al di fuori della società, distinguendosi per talento, fascino, mistificazione, ribellione. I rapporti portati in scena sono spesso scontri, confronti tra anime sole in cui a sopravvivere sarà il più feroce o il più furbo. Paul Thomas Anderson indaga la psicologia dei suoi protagonisti e la lega a doppia mandata alla storia sociale del Paese, porta in scena i contemporanei anni ‘90, i primi anni del secolo, il dopoguerra, la fine della controrivoluzione hippy degli anni ‘60.

Paul Thomas Anderson

Non è un ritratto positivo della società quello che ritrae Paul Thomas Anderson, ma certo lo fa con una tecnica incredibile fin dal principio, fin dall’iniziale piano sequenza di tre minuti di Boogie Nights. Tra piani sequenza, utilizzo innovativo di movimenti di macchina, composizione maniacale dell’immagine, estetica classica consapevolmente rielaborata, Paul Thomas Anderson si caratterizza per un formalismo ricco e vibrante. Il surplus è dato dalla colonna sonora, sempre incredibile e a cui è riservata un’importanza non comune, da nominare sicuramente l’assidua collaborazione con Jonny Greenwood.

Come orientarsi, quindi, in questo racconto, tra protagonisti dimenticati e anni cruciali?

Con cosa iniziare: Magnolia

Paul Thomas Anderson

Anno: 1999
Durata: 189′
Interpreti: Tom Cruise, Philip Seymour Hoffman, Philip Baker Hall, Alfred Molina, Julianne Moore, John C. Reilly, Luis Guzmán, Ricky Jay, William H. Macy

Vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino 2000, ambizioso e colossale, Magnolia è la migliore introduzione alla prima parte della carriera di Paul Thomas Anderson, quando ancora voleva portare in scena un’America corale. La sua antologia Americana è una narrazione di tre ore che si snoda attraverso la vita di nove personaggi comuni, o peggio deprecabili, ognuno fallito e triste a modo suo.

Una fotografia dell’America più disperata e disperante attraverso raffigurazioni iconiche dei suoi peggiori difetti. Il peggio di un’America che riesce a raccontarsi solo a episodi. Apre il tutto un prologo che setta immediatamente il tono del film: assurdo, tragico, amaro. Memorabili le interpretazioni che definisco subito Paul Thomas Anderson un grande direttore di attori, tra tutte meritano di essere ricordate quella di Tom Cruise sopra le righe e oltre modo convincente, e Julienne Moore incredibile e straziante nella sua tragicità.

Magnolia si presenta come un saggio sulla solitudine contemporanea che affligge ogni uomo, sembra che non ci sia soluzione di sorta a questa condizione, solo un evento biblico come una pioggia di rane può forse rappresentare la svolta imprevista verso un ammiccante lieto fine. Il riferimento, l’ispirazione è urlata a voce altissima, quell’America oggi di Altman di cui sembra che Anderson voglia offrire la propria interpretazione.

Come proseguire: Il petroliere

Paul Thomas Anderson

Anno: 2007
Durata: 158′
Interpreti: Daniel Day-Lewis, Paul Dano

Il Petroliere è perfetto per iniziare la seconda parte della filmografia di Paul Thomas Anderson, quella che vuole raccontare l’uomo eccezionale, nelle diverse sfaccettature di significato. Da molti considerato il suo miglior film, è un’epica amara dell’America tutta incentrata sul confronto archetipico tra capitalismo e chiesa, tra il petroliere Daniel Day Lewis e il reverendo Paul Dano.

Paul Thomas Anderson cela la metafora nelle trame della storia e fa ripetutamente scontrare i due poli caratterizzanti quell’America ancorata ai suoi elementi primordiali; il capitalista si farà predicatore e se non riuscirà a vincere sulla fede ricorrerà alla violenza suprema. There Will Be Blood è il titolo originale del film ed è immediato nell’evocare la meschinità e la ferocia che caratterizzano il protagonista nelle sue azioni e nelle sue scelte.

Paul Thomas Anderson

Paul Thomas Anderson rende grande un eroe negativo e senza scrupoli che riesce a essere più che mai perfetto rappresentante dei valori più oscuri della nazione a cui appartiene e di cui, per certi versi, si fa simbolo. Daniel Day Lewis si conferma attore di grandissime qualità portando in spalla l’intero film e regalando un’interpretazione carica e sentitissima che gli varrà l’Oscar come miglior attore. Il film si aggiudicherà una seconda statuetta per la miglior fotografia a Robert Elswit, direttore della fotografia di tutti i film di Anderson tranne The Master e Il filo nascosto.

Per confermare: The master

Paul Thomas Anderson

Anno: 2012
Durata: 138′
Interpreti: Joaquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Laura Dern, Rami Malek

Il miglior film per continuare il viaggio attraverso la filmografia di Paul Thomas Anderson dopo il Petroliere è sicuramente The Master. Nel film del 2007 abbiamo visto la vittoria schiacciante del Capitalismo che avrebbe segnato l’America per sempre; ma la Fede, il bisogno primigenio nel credere in qualcosa, è sempre vivo nell’uomo, e Paul Thomas Anderson fa di questo l’assunto centrale del suo film.

La critica chiara, ma non dichiarata, è rivolta ai numerosi culti disseminati in tutta America che si fanno venditori di false credenze e fasulle speranze. Il personaggio interpretato da Philip Seymour Hoffman è ricalcato sulla figura di Ron Hubbard, fondatore di Scientology, setta che più di ogni altra è ispirazione per la Causa, come viene chiamata la setta al centro di The Master.

Dall’altra parte troviamo Joaquin Phoenix, reduce di guerra, un uomo distrutto, segnato da una profonda instabilità mentale che non riesce, o non può, integrarsi nella società. Tramite il confronto continuo di questi due personaggi Paul Thomas Anderson ci parla ancora una volta di inquietudini e ferite passate, di uomini che ne periscono, e di altri che, invece, riescono a fregare tutti.

The Master attesta quanto lo stile del regista sia ricercato, attento, studiato e di forte impatto visivo. Una veste ammagliante per presentarci il lato più oscuro del sogno americano.

Per innamorarsi: Il filo nascosto

Paul Thomas Anderson

Anno: 2017
Durata: 130′
Interpreti: Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville

Con Il filo nascosto ci si innamora pazzamente e per sempre di Paul Thomas Anderson. Ultimo film realizzato finora e primo e unico in cui opera anche come direttore della fotografia (seppur non accreditato). Precisione maniacale nella forma estetica, delicatezza di sguardo e raffinatezza di composizione caratterizzano il film per una smisurata eleganza.

Dopo film ambientati in ampi e selvaggi spazi aperti, in città frenetiche con strade lunghissime, Il filo nascosto è un’opera intima, la più intima di Paul Thomas Anderson. Difatti il tema centrale è l’indagine e l’impossibile comprensione di un rapporto d’amore.

Paul Thomas Anderson

Per il regista ogni rapporto ha dinamiche interne proprie che rimangono oscure a un semplice osservatore. L’equilibrio ricercato all’interno del rapporto è la cosa più difficile da raggiungere, spesso impossibile. Quando ci si riesce tra i due poli opposti si distende un filo nascosto che li lega in maniera indissolubile e illeggibile dall’esterno.

Paul Thomas Anderson gioca con i generi presentando una commedia romantica che è più un dramma, un pastiche di generi che gli consente di portare avanti la riflessione sul dominio e sul controllo che aveva già affrontato in The Master, ora declinata in un contesto e con agenti completamente diversi.

Con cosa non iniziare: Vizio di forma

Paul Thomas Anderson

Anno: 2014
Durata: 148′
Interpreti: Joaquin Phoenix, Josh Brolin, Owen Wilson, Katherine Waterston, Reese Witherspoon, Benicio del Toro, Jena Malone, Maya Rudolph, Eric Roberts, Serena Scott Thomas

Vizio di forma non è forse il capitolo migliore con cui iniziare ad approcciarsi all’opera di Paul Thomas Anderson perché c’è il rischio di perdersi nei fumi di una California che non esiste più, di rimanere confusi nella nebbia di spinelli fotonici, disorientati nella malinconica bellezza di un’epoca passata.

Vizio di forma, con le sue strepitose luci al neon, con un Joaquin Phoenix bravissimo e perfetto per il ruolo, con Thomas Pynchon che si diverte a giocare con le parole è l’ennesima sfida di Paul Thomas Anderson al linguaggio cinematografico. Un’esperienza visiva ancora una volta diversa dal resto della sua filmografia e per questo perfettamente in linea con essa.

Paul Thomas Anderson

Il regista in questa occasione si cimenta con un genere che aveva forse solo brevemente accennato in precedenza: il noir. Il film richiama riferimenti classici, ma più che ad Howard Hawks, si rifà ai fratelli Cohen. L’eroe al centro del racconto è il perennemente fumato investigatore privato Doc Sportello e attraverso la sua indagine Paul Thomas Anderson prosegue il discorso enorme e sempre aperto incentrato sull’America, sui suoi miti fondanti e i suoi idoli moderni.

Quella a cui assistiamo è la sconfitta della stagione dell’amore, della cultura hippy, schiacciata dalla forza di una polizia corrotta. Da molti criticato e generalmente il meno apprezzato della filmografia di Paul Thomas Anderson, Vizio di forma rimane al contrario un piccolo gioiello di nostalgico amore, per il cinema, per l’America e per i suoi eroi perduti.


In copertina: Artwork by Madalina Antal
© Riproduzione riservata


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Chiara Cazzaniga

Chiara Cazzaniga, amante dell'arte in ogni sua forma, cinema, libri, musica, fotografia e di tutto ciò che racconta qualcosa e regala emozioni.
È in perenne conflitto con la provincia in cui vive, nel frattempo sogna il rumore della città e ferma immagini accompagnandole a parole confuse.
Ha difficoltà a parlare chiaramente di sé e nelle foto non sorride mai.

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