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Pedro Almodóvar: la maestria tra scandalo e provocazione al femminile

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5 minuti di lettura

Pedro Almodóvar aprirà la 78esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia con la sua ultima produzione: Madres Paralelas. Le aspettative sono già altissime per il lavoro del regista spagnolo. Infatti esattamente 38 anni fa, proprio a Venezia, Almodóvar esordiva come regista al grande pubblico. Per comprendere al meglio la sua ultima opera, in arrivo nelle sale dal 28 ottobre, ecco una breve analisi tutta al femminile dal cinema almodovariano.

Gli esordi e la provocazione: L’indiscreto fascino del peccato

L’anno zero del cinema di Almodóvar può essere fissato nel 1983, quando il regista spagnolo debutta alla Mostra del Cinema di Venezia. Su questo primo palco internazionale porta L’indiscreto fascino del peccato. Il film, essenza della provocazione, viene riconosciuto per l’audacia dei suoi protagonisti e dei temi trattati. Omosessualità, droghe e trasgressione si incontrano all’interno di un convento di suore dai nomi eloquenti. Il tutto è coronato, infine, dallo stile eclettico di Almodóvar, sua firma indiscussa fin dagli albori della sua carriera cinematografica. Scenografie scintillanti, stranezze, follia, provocazione, satira e autobiografia. Questo il biglietto di visita che il regista spagnolo mostra con orgoglio al mondo intero.

Donne sull’orlo di una crisi di nervi: la svolta al femminile

È Donne sull’orlo di una crisi di nervi però a consolidare la fama di Pedro Almodóvar. Il suo lavoro del 1988 infatti stabilisce un punto di rottura e un nuovo incoraggiante inizio, sia per il regista che per l’intero cinema spagnolo. Almodóvar propone per la prima volta una trama complessa e fitta, fatta di intrecci e miscugli, mantenendo sempre gli elementi scandalistici, la sessualità e la provocazione come centri nevralgici della sua narrazione. Situazioni marginali e dimenticate sono teatro di drammi passionali, scandali e melodrammi. Meno caotica e più sofisticata, Donne sull’orlo di una crisi di nervi, risulta un’opera maggiormente ordinata e lucida rispetto a quelle del passato, conservando però lo stile multiforme che rappresenta genio e follia del regista. Il tocco vintage e patinato conferisce a questa commedia un aspetto più pulito e curato. Sono però le sue protagoniste femminili eccentriche a consacrarne il successo.

Tutto su mia madre: rinascita almodovariana

Almodóvar

Nel 2000, con Tutto su mia madre, Almodóvar riesce ad aggiudicarsi la statuetta più prestigiosa di tutte, confermandosi nel firmamento dei grandi registi internazionali. Il suo stile trova consolidamento, lo spagnolo mette da parte frivolezze e barocchismi in favore di produzioni più rifinite e protagonisti dalle grandi personalità. Le donne forti portate in vita da Almodóvar, omaggio alla figura della madre, sono le star indiscusse. Le loro storie tragicomiche, dal sapore grottesco, si incontrano all’interno di potenti scenografie rosso intenso.

I colori evocativi utilizzati nelle scenografie sono parte integrante dell’espressione scandalistica a cui aspira il regista. Il caos e la confusione delle prime opere viene condensata in elementi semplici, ma d’impatto, come le tinte penetranti e suggestive che riempiono le inquadrature. La narrazione del dramma e del dolore, onnipresenti, sono altri elementi cardine che si sono fatti strada nell’universo del regista durante i decenni. Persone e vicende fuori dagli schemi, matti e strambi, si susseguono nelle trame almodovariane, in una ricerca dello strampalato e dell’anticonvenzionale.

Cosa ci aspettiamo da Almodóvar a Venezia78

Quello di Madres Paralas sarà forse il contesto più nudo e lineare che Almodóvar abbia mai utilizzato. La scelta di ambientare le vicende di Janis (Penélope Cruz) e Ana (Milena Smit), entrambe neo-mamme di gravidanze inaspettate, all’interno di un ospedale sarà forse il coronamento di una nuova semplicità estetica. Quello che è certo è che ancora una volta ci sorprenderà con una grande storia di donne fuori dall’ordinario.


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Floriana Bria

Classe 1996, laureata in Filosofia.
Mi piace racchiudere la mia personalità in un tubetto di tintura per capelli come Clementine.
Aspirante filosofa e scrittrice, nel frattempo sognatrice e amante di serie tv, soprattutto comedy e d'animazione. Analizzo tutto ciò che guardo e cerco sempre il lato più profondo delle cose. Adoro i thriller psicologici e i film dalla trama complessa, ma non disdegno anche quelli romantici e strappalacrime.
Pessimista cronica e amante del dramma.

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