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Petite Maman, in sala con Céline Sciamma per riscoprire la nostra infanzia

Un consiglio? Andate a vederlo con i vostri bambini.

8 minuti di lettura

C’era una trepidante attesa, nella sua nicchia fan (non più tanto esigua), per l’arrivo in sala del nuovo film di Céline Sciamma, la regista francese più amata degli ultimi tempi. Petite Maman approda nei cinema italiani in pieno autunno, e non poteva essere altrimenti, perché è uno di quei film che si guardano nelle sere d’inverno in cui piove e ci si lascia prendere dalla malinconia, cullati dai ricordi del passato.

Presentata dalla stessa Sciamma alla Festa del Cinema di Roma, Petite Maman, pellicola tanto adorabile quanto incisiva, le è valsa il premio per il Miglior Film assegnato da Alice nella città, sezione parallela del festival, e sarà presto disponibile online sulla piattaforma di streaming MUBI.

capanna marion nelly petite maman

Petite Maman è un gioiellino da gustarsi armati di fazzoletti, e i più fortunati hanno già provveduto a farlo, accoccolati nel buio della sala, magari in compagnia dalla stessa Sciamma, che, dopo la tappa romana, si è fermata anche a Bologna e a Milano come ospite in due proiezioni aperte al pubblico. Ovviamente, ci siamo andati anche noi di NPC Magazine.

Petite Maman e il minimalismo della scrittura

Petite Maman racconta una storia all’apparenza estramamente semplice, ma non per questo priva di significato. Questo minimalismo della drammaturgia, ha confessato la stessa Sciamma alla fine della proiezione, avvenuta in quel luogo magico e underground che è il cinema Galliera di Bologna, è fatto perché c’è posto per le vostre storie“. “Voi guardate il film”, ha proseguito, mischiando francese e italiano, “mais le film vous regarde”. Niente di più vero: se si volesse ridurre ad uno soltanto i pregi di Petite Maman, si potrebbe affermare che ognuno può rivedere in esso un frammento della propria storia personale.

Nelly (la piccola Joséphine Sanz) è una bimba di otto anni che ha appena perso la nonna. Si è trasferita per qualche giorno nella casa di lei, per dar modo ai genitori di ripulire l’abitazione prima di abbandonarla per sempre. Il rapporto tra Nelly e la madre, Marion (Nina Meurisse), è fin da subito il fulcro della vicenda: sono i piccoli gesti d’amore e le brevi frasi che le due si scambiano a rapire l’attenzione dello spettatore.

Il dolore per la scomparsa della madre attanaglia Marion, le toglie ogni energia e la riempie di tristezza, tanto che all’improvviso si assenta per un impegno mai spiegato. Nelly rimane col padre, gioca da sola nel bosco intorno alla casa della nonna. Si troverà di fronte ad una bambina della sua stessa età, che ben presto scopre essere, per qualche assurdo sortilegio, la madre da piccola (interpretata da Gabrielle Sanz, la gemella di Josésphine). Da qui prende inizio un’operazione di ribaltamento dei ruoli, che porta la figlia a confrontarsi con la madre in un rapporto alla pari, dove non ci sono più segreti, e che permette a Nelly di salutare per l’ultima volta la defunta nonna.

Céline Sciamma alla ricerca della Bellezza

bagno petite maman

Come in Ritratto di una giovane in fiamme, qui il cinema di Céline Sciamma si tinge di colori caldi, stavolta meno estivi e più autunnali (giallo ocra, blu scuro, bordeaux, arancio). Il gusto per un’atmosfera vintage tipicamente francese (i giochi ritrovati in casa dalla nonna) si allinea con un’estetica che oggi chiameremmo cottegecore, ma è (per fortuna) esente da quell’effetto patinato in stile Piccole Donne (Greta Gerwig, 2019).

Potremmo dilungarci sulla scelta della palette di colori di Petite Maman, provando a immaginare le associazioni colore-emozione preferite da Sciamma. Potremmo notare, ad esempio, che l’azzurro delle piastrelle del bagno della nonna di Nelly trasmette tutta la calma di cui ha bisogno quella scena, traboccante di tenerezza e pace, in cui il padre chiede alla figlia di aiutarlo a radersi la barba.

Ma sarebbe il divertissement di un appassionato, poiché sappiamo che Sciamma non usa particolari simbologie, si “limita” a curare ogni tassello delle sue inquadrature: le musiche, la scenografia, i movimenti degli attori, tutti i dettagli che servono per sprigionare quella bellezza cinematografica che la regista ricerca disperatamente e che riesce a donare alla vista dello spettatore nell’arco di soli 72 minuti.

Guardate Petite Maman per volervi bene

Quando, in sala, le viene fatto notare che Petite Maman ha una forte somiglianza, a causa del tema del viaggio nel tempo, con Ritorno al futuro, la regista non può che concordare, ricordando gli anni della scuola di cinema e l’amore per il film di Zemeckis. Tuttavia, sottolinea che il suo è un “viaggio nel tempo per capire il presente”, non per cambiarlo.

Petite Maman racchiude tutte quelle domande che Sciamma avrebbe posto alla madre, se solo si potesse ricorrere anche nella realtà a quel realismo magico di cui la pellicola è pregna (l’opera si inserisce in quel filone prolifico che recentemente ha prodotto film come Border – Creature di Confine, Lazzaro Felice e La forma dell’acqua e, prima ancora, Il curioso caso di Benjamin Button). Commuove accorgersi che gli interrogativi della regista sono i nostri: quante volte avremmo voluto che i nostri genitori ci dicessero che la loro tristezza non dipendeva da noi? Quante volte sarebbe stata sufficiente quell’unica rassicurazione? Perché non ci hanno mai rivelato le loro paure d’infanzia?

In conclusione, l’ultimo lavoro di Sciamma sembra mostrarne la maturità artistica raggiunta con Ritratto della giovane in fiamme e coniugarla con il precedente Tomboy, anch’esso dedicato all’infanzia. Petite Maman accarezza lo spettatore, lo accoglie tra le sue braccia, gli permette di ricordare con nostalgia tempi passati, in cambio gli chiede la cortesia di restare in ascolto.

È un film che affronta a viso aperto i grandi temi della vita, cioè l’amore, la morte e come decidiamo di metterci in relazione con essi, e lo fa con straordinaria delicatezza. Senza ombra di dubbio, Sciamma è capace di attraversare in punta di piedi le nostre memorie oltre che di dar forma alla tenerezza con piccoli gesti d’affetto e giochi. Un consiglio? Andate a vederlo con i vostri bambini.


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Agata Iacopozzi

Classe 1998, capitata qui un po' per caso. Sono toscana ma studio al DAMS di Bologna. Ovviamente appassionata di cinema e futura disoccupata. Sono la prova che si può amare Godard indossando t-shirt di Star Wars.

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