«Piccole Donne», la rivincita di Greta Gerwig

Greta Gerwig, Timothée Chalamet e Saoirse Ronan: dove eravamo rimasti?

Circa due anni fa Greta Gerwig aveva sorpreso tutti con la sua prima pellicola da regista, Lady Bird, che raccolse ben cinque nomination agli Oscar e che fino all’ultimo se l’era giocata con i pezzi grossi del cinema.

Rimasta a bocca asciutta ma con grande orgoglio e soddisfazione, Greta Gerwig aveva promesso di tornare, ancora più combattiva, questa volta con un cast stellare e una storia a prova di classico della letteratura americana.

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La storia

Arrivata al suo sesto adattamento per il grande schermo, la storia di Piccole Donne la ricordano tutti, ma questa volta ci troviamo di fronte a un nuova e appassionante reinterpretazione, forse scritta da Louise May Alcott, forse da Greta Gerwig, o chissà, magari dalla stessa indomabile Jo March.

Quattro sorelle, quattro destini diversi, e un grande amore che le unisce: sono questi gli intramontabili capisaldi di una trama ispirata dall’omonimo romanzo, a cui si uniscono anche alcune vicende del seguito Piccole Donne Crescono, di Piccoli Uomini e de I ragazzi di Jo, tra cui anche la relazione della protagonista con Friedrich Bhaer, qui un timido Louis Garrel.

Piccole donne

La narrazione di Greta Gerwig

Fin dai primi fotogrammi Gerwig fa notare il suo personalissimo tocco, dispone il film su due binari narrativi paralleli che si alternano e si sovrappongono, obbligando lo spettatore a rincorrere letteralmente le nostre protagoniste, attraverso sogni, passioni e uno scambio di battute acuto e mai banale, a tratti esilarante. Se il continuo alternarsi dei racconti pare inizialmente faticoso e confuso, con il passare dei minuti diventa un divertente gioco che costringe lo spettatore a osservare i dettagli e a seguire con attenzione la crescita fisica e personale delle quattro. Un’alternanza di tonalità calde e fredde condisce un espediente cinematografico vincente che dona dinamicità e originalità alla pellicola.

La prima storia racconta della genesi di Piccole Donne, un ritratto malinconico di un’infanzia spensierata ma ormai lontana. Con amarezza la camera si sposta sulla nostra eroina Jo, che vive sola, a New York, nel tentativo di realizzare il suo sogno di scrittrice. La morte della sorellina Beth – la più dolce, il vero collante affettivo che legava le quattro – rappresenta la fine dell’ingenuità, il passaggio verso un’età adulta che intimidisce e spaventa.

Piccole donne

Un cast stellare

Una parola va spesa anche per i protagonisti, tutti complici del “piano Gerwig”, ovvero tutti impegnati a modo loro a trasmettere i valori e le battaglie di una nuova generazione. L’inconfondibile Emma Watson, qui l’aggraziatissima Meg, è ormai da anni ambasciatrice dell’UN Women che si  si occupa della parità di genere. Eliza Scanlen, la piccola Beth, è anche la coraggiosa protagonista di Baby Teeth che all’ultima Mostra del Cinema di Venezia ha commosso tutti, mentre c’è poco da aggiungere sull’incredibile ascesa cinematografica di Saoirse Ronan e Timothée Chalamet, nuovi volti del cinema indipendente e modelli di uno stile “gender fluid” che solo il tempo ci saprà dire se destinati a lasciare la propria impronta nella storia del cinema dei nostri tempi.

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Una narrazione al femminile con un messaggio femminista

Sotto parvenze neppure troppo infantili, il film riesce a cogliere il momento giusto per lanciare importanti spunti di riflessione sulla difficile condizione femminile, senza perdere la grazia e la gentilezza che lo contraddistinguono. È in questi momenti chiave che emerge la vera anima del film e della sua regista che anche tra crinoline, pizzi e merletti dimostra di essere presente e ben consapevole della condizione delle donne di ieri e di oggi. Piccole donne quindi getta la maschera, diventando una vera e propria chiamata alle armi che invita a combattere per i propri sogni senza però rinunciare alla dolcezza e all’onestà, valori che permettono alle donne di essere (da sempre) un passo avanti agli uomini.

Greta Gerwig parla al suo pubblico attraverso gli occhioni di Florence Pugh, nei panni di Amy, che in uno dei momenti più significativi del film spiazza l’imbambolato Timothée Chalamet con un’analisi lucida e crudele dei doveri sociali del gentil sesso, spesso destinato a diventare «un decoro della società». La sua considerazione sull’assenza di donne artiste nella Storia non è lontana dalla denuncia delle Guerrilla Girls, mentre la sua resa – «non sono un poeta, ma solo una donna» – è segno di un’amara accettazione del cosiddetto status quo. L’impertinente Amy smaschera in pochi secondi anche secoli di tradizione di matrimonio di convenienza – «se avessi dei soldi miei, apparterrebbero a mio marito, E se avessimo figli, sarebbero suoi, non miei» -, non un superficiale capriccio di chi non è capace di fare di meglio, ma unica via di sopravvivenza a chi si vede la strada sbarrata, spesso un cosciente e premeditato sacrificio per aiutare la propria famiglia.

Piccole donne

Chi si oppone a questo modello e a un finale da fiaba già scritto, è Jo, la beniamina della regista e di tutte le generazioni di lettrici. La sua solitudine diventa la sua personale battaglia contro un matrimonio come unica soluzione possibile: «Le donne hanno una mente, un’anima, hanno ambizioni, hanno talenti e sono così stanca di sentir dire che l’amore è l’unica cosa per cui è fatta una donna!».

Donne di ieri, donne di oggi

La disillusione dell’età adulta, la solidarietà femminile, il bisogno di amare e di sentirsi amati, l’emancipazione economica, la ricerca del proprio posto nel mondo, la famiglia e gli affetti: le protagoniste di Piccole Donne sono eroine senza tempo, in quanto si pongono, come 150 anni fa, le stesse domande delle donne di oggi.

Anche se può sembrare azzardato, forse Greta Gerwig è la vera pioniera di un nuovo genere di cinema – o “cinema di genere” – non per forza fatto per i grandi premi, ma un cinema sulle donne fatto dalle donne che, come avevamo già preannunciato due anni fa, rivendica il proprio valore, riuscendo a ritagliarsi, contro ogni pronostico, un proprio posto tra i grandi di Hollywood.

Volti moderni, icone di una nuova generazione di cinema, temi dal carattere universale e l’immancabile “coming of age” sono gli ingredienti della formula del successo per Greta Gerwig, una regista decisamente in ascesa, che in questo film ha messo anche qualcosa di sé, in una riscrittura personale ma rispettosa, classica ma allo stesso tempo molto contemporanea. D’altronde, Piccole Donne è anche la sua storia.

Il classico e nuovo Piccole Donne è un piccolo capolavoro in cui la Gerwig inevitabilmente si specchia ma in cui tutte le donne che almeno una volta si sono sentite troppo piccole possono riconoscersi.

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