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Pig

Pig, come decostruire il revenge movie

10 minuti di lettura

Pig, uscito nelle sale americane lo scorso luglio, e in Italia il 15 settembre in streaming, è l’esordio alla regia di Michael Sarnoski, che grazie a questo film è stato selezionato per dirigere lo spin-off ancora senza titolo di A Quiet Place.

Volendo inserire questo film nella lunga e variopinta filmografia di Nicolas Cage, che interpreta il protagonista Robin Feld, Pig fa sicuramente parte del recente periodo di renaissance dell’attore, iniziato all’incirca nel 2018 con Mandy e che raggiungerà quest’anno un’apoteosi con l’assurdo The Unbearable Weight of Massive Talent, in uscita verso aprile. In questo periodo, infatti, Cage ha recitato (e spesso anche co-prodotto) molti piccoli film indipendenti e spesso di genere, peculiari e interessanti, che hanno avuto un discreto successo e sono già diventati dei piccoli cult di nicchia, come ad esempio Mom and Dad, Color Out of Space, Prisoners of the Ghostland e Willy’s Wonderland. E anche Pig non è da meno.

Pig è l’anti-John Wick

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La caratteristica più peculiare di Pig è che mira a un’audience abituata agli ultimi film di Cage, storie di vendetta piene di azione, un genere adesso tornato di moda grazie ai film di John Wick ai quali Pig ammicca molto. Eppure in questo film non c’è una storia di vendetta. O almeno, non nel senso più convenzionale del termine. C’è una quasi totale assenza di violenza e quella poca che c’è è comunque anti-climatica, non c’è soddisfazione nel vederla, visto che il personaggio di Cage le prende e basta.

Eppure, nonostante questo aggiramento (quasi tradimento) nei confronti del pubblico, Pig è comunque piaciuto molto agli appassionati di Nicolas Cage e dei film di vendetta. Questo perché, nonostante sia una perfetta decostruzione dei film di quel genere, in realtà ne adotta lo stesso linguaggio cinematografico dando, a film finito, l’impressione di aver appena visto un film di vendetta quando in realtà succede l’esatto opposto.

Questa è la maestria di Michael Sarnoski, che già al suo esordio riesce ad adottare uno stile molto personale e innovativo, cambiando le carte in tavola su un genere di film sempre uguale e immutabile, realizzando un film molto singolare che è già diventato, come anticipato, un cult.

La trama è incredibilmente elementare: Robin Feld, la cui vera identità non ci viene rivelata fino a metà film, vive in pace e tranquillità isolato in mezzo ai boschi, in compagnia della sua scrofa da tartufo. Una mattina Rob viene improvvisamente assalito nella sua baita e picchiato fino allo svenimento, e la sua scrofa viene rapita. Ore dopo, Rob si sveglia e, ancora sanguinante, chiama il suo acquirente di tartufi di fiducia Amir (Alex Wolff), alla ricerca di indizi per ritrovare la sua scrofa. Man mano che vanno avanti nell’indagine, Amir scoprirà sempre di più sulla vera identità di Rob, ed entrerà in un mondo sconosciuto e una cultura underground a tratti spaventosa.

Detta così sembra proprio un revenge movie sui generis. Eppure non lo è affatto.

Un’analisi di come Pig decostruisce il revenge movie

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Già all’inizio di Pig vengono forniti molti elementi familiari al genere: Rob ascolta una audiocassetta in cui una ragazza dialoga scherzosamente con Rob e poi canta una canzone con la chitarra. Rob dopo pochi secondi interrompe bruscamente la riproduzione, infastidito e addolorato. Questo induce lo spettatore a pensare a una perdita personale del protagonista e, conoscendo i film di Cage, forse questa ragazza è stata brutalmente uccisa. Supposizioni dovute alla presenza dell’attore e ai toni cupi, crudi di Pig.

Quando Rob e Amir arrivano in città, la prima persona che vanno a trovare è il losco Edgar (Darius Pierce), che gestisce un’organizzazione segreta di combattimenti clandestini, a cui Rob partecipa per farsi dare indizi. La presentazione di questo incontro clandestino viene rappresentata come se fosse in un film di John Wick: ci sono passaggi segreti, codici e riti ben precisi da rispettare per accedervi, creando un forte climax prima del momento del combattimento.

Quando Rob scrive il suo nome sulla lavagna, tutti i presenti mormorano stupiti e increduli, come si trattasse di un nome importante, che incute timore e rispetto (proprio come John Wick). Tuttavia la lotta non va come ci si aspetterebbe: Rob non combatte, non reagisce, non tira neanche un pugno, bensì subisce tutti i colpi dell’avversario, che a un certo punto sembra volerlo uccidere (una vendetta privata?).

Robin Feld è una specie di nome passepartout, ogni volta che viene pronunciato vengono aperte porte prima negate, e le persone cambiano subito espressione a sentirlo pronunciare. È un nome che appartiene a un personaggio che una volta era un grande, e che come si è visto all’inizio di Pig a un certo punto è scomparso, si è ritirato dalle scene, per motivi sconosciuti e misteriosi. Quasi come se fosse un assassino che dopo la morte della moglie/figlia ha rinunciato a quella vita. Anche qui queste supposizioni derivano dai film di John Wick & co., che adoperano questo tipo di backstories per i propri protagonisti. Eppure il film già comincia a lanciare indizi che deviano fortemente da questo filone.

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In una conversazione con Amir viene fuori che Rob, ovvero Robin Feld, era stato uno chef famoso e rinomato, conosciuto e apprezzato, una leggenda nel campo. Il mondo degli assassini e della violenza non fa parte della storia di Rob, anche se il film continua ad adoperare lo stesso stile e svolgimento di trama.

Un altro indiziato, Chef Derek (David Knell), quando Rob gli chiede chi abbia il suo maiale, risponde: “Non è qualcuno che vuoi far arrabbiare”. Anche questa è la classica frase che si sente nei film d’azione, quando bisogna introdurre il terribile e spietato villain di turno.

Dopo un primo confronto (strettamente verbale) con il “villain” di Pig (Adam Arkin), che si rifiuta di restituire il maiale, Rob dà ad Amir una lista di nomi, dicendogli “Andiamo a riprenderci il mio maiale“: come in un heist movie, è arrivato il momento di formare la crew, la banda di anti-eroi che confronteranno insieme il villain. Con l’unica differenza che la crew di Pig è formata da persone comuni, che non interagiscono tra di loro come una squadra, ma aiutano Rob procurandogli gli ingredienti necessari per preparare un piatto prelibato.

Il piano di Rob infatti è di convincere Derek, il “villain“, a farsi dire dov’è il suo maiale, non attraverso la violenza, o la vendetta, o la tortura, ma attraverso un atto di compassione, facendogli provare una emozione pura, vera, umana, facendogli ricordare attraverso il cibo il suo ultimo ricordo felice. Il piano di Rob è, detta in modo schietto, quello che succede in Ratatouille al critico Anton Ego. Il piano funziona, ma la risposta non è quella che ci si potrebbe aspettare.

Alla fine di Pig non c’è risoluzione, non c’è soddisfazione, non c’è violenza: solo tristezza, disperazione, lutto. Rob trova le sue riposte non con la vendetta, ma con l’umanità. Pig non è un film d’azione, ma è semplicemente una storia di perdita, resa appetibile a un pubblico più vasto grazie alla presenza di Nicolas Cage, a un marketing ben ingegnato e a un’estetica cupa stilizzata. Non si tratta di una semplice parodia di John Wick, ma di una vera e propria decostruzione del genere intero.

Pig è ora disponibile su Sky e NOW TV.


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Nato a Roma, studia attualmente al DAMS di Padova.
Vive in un mondo fatto di film, libri e fumetti, e da sempre assimila tutto quello che riesce da questi meravigliosi media.
Apprezza l'MCU e anche Martin Scorsese.

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