«Ratched», dentro la psiche della sadica infermiera Mildred

A chi stesse aspettando da tempo un prequel di Qualcuno volò sul nido del cuculo, Ryan Murphy offre una gradevole soluzione. Il celebre regista, creatore di perle del panorama seriale come American Horror Story e Nip/Tuck torna su Netflix dopo Hollywood e The Politician. Il suo ultimo lavoro, disponibile sulla piattaforma streaming dal 18 ottobre, è una monografia sulla crudele Nurse Ratched.

È lei l’infermiera dallo sguardo glaciale che dà del filo da torcere a Jack Nicholson nel celebre capolavoro da Oscar datato 1976 di Miloš Forman. L’opera è una trasposizione del romanzo di Ken Kesey del 1962. Un inno alla libertà e alla ribellione, contro le angherie e i soprusi di un ospedale psichiatrico. E dietro tutto c’è lei, Mildred Ratched, la sadica capo reparto di cui tutti vorremmo conoscere la storia.

Chi è Mildred Ratched?

Ratched

Ancora una volta, dopo American Horror Story: Asylum, Murphy sceglie la sua musa Sarah Paulson come protagonista. Interpreta una giovane donna che, dopo aver prestato servizio come infermiera durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1947 raggiunge la Clinica di Salute Mentale di Lucia, nel Nord della California. Mildred è un’orfana, con un passato di abusi tra diverse case famiglia, la cui unica parvenza affettiva è incarnata dal fratellastro Edmund Tollesen (Finn Wittrock).

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Dopo l’omicidio di quattro preti, Edmund viene rinchiuso nella Clinica di Lucia per valutarne la sanità mentale in attesa del processo per la pena di morte. Così diventa chiaro il motivo che spinge una fragile, ma risoluta Mildred a farsi assumere prima come infermiera e poi come caporeparto. Il suo obiettivo iniziale è tutelare e salvare dall’esecuzione il fratellino, ma presto entra in contatto con le oscure dinamiche dell’Istituto.

Cosa nasconde la Clinica

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Lei crede che la mente umana possa essere curata?

A capo dell’Istituto Psichiatrico c’è il Dottor Hanover (Jon Jon Briones), un medico votato alla cura della psiche umana attraverso pratiche sperimentali e controverse. Tra queste la lobotomia transorbitale, che subito affascina Mildred, e l’idroterapia, che consiste nel trasferimento del corpo del paziente da una vasca piena d’acqua a 48° a un’altra ghiacciata. Tali prescrizioni sono portate avanti dalla ligia assistenza dell’infermiera Betsy Bucket (Judy Davis) e dal timido tuttofare e veterano di guerra Huck (Charlie Carver).

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Ben presto, però, tutti cominciano a ripensare le inumane pratiche di Hanover, che svela un’identità e una storia passata ambigua. Per questo motivo è braccato da un sicario mandato dalla ricca ereditiera Lenore Osgood (Sharon Stone), che vuole vendetta dopo un “incidente medico” ai danni del figlio. Così i personaggi sono inevitabilmente legati da un filo rosso (protagonista visivo della sigla) al cui apice c’è Mildred, burattinaia volontaria e involontaria di un intreccio perverso di eventi.

I demoni che abitano la psiche

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Mildred svela lentamente tutti i suoi demoni interiori. La serenità infantile spezzata, il compiacimento nel vedere la sofferenza placarsi nella morte, il voyeurismo chirurgico che rende impassibili di fronte al dolore. Sono questi gli aspetti sotterranei che plasmano una donna sofferente in un’algida calcolatrice. Così Mildred cerca di aprirsi emotivamente al prossimo, come con Gwendolyn Briggs (Chyntia Nixon), ma la sua anima si deforma sotto il peso dei traumi passati e presenti.

una visione a tutto campo su uno dei cattivi più celebri della storia del cinema

Così la bellissima fotografia dalle tinte pastello e le location idilliache non riescono a celare l’ambiguità e la tensione psicologica di Mildred. Lo dimostra la velatura cromatica rossa o verde sulle scene nei momenti più creepy. Ma non ancora tutto è svelato, perché un finale aperto, che si chiude nel 1950, lascia presagire una futura stagione sui successivi anni che divorano ancora più voracemente ciò che rimane di un fragile e innamorato angelo della misericordia.

«Ratched» potrà dare di più

Ryan Murphy offre al suo pubblico più fedele esattamente quello che si aspetta di vedere. Un tocco registico inconfondibile, unito alla storica collaborazione con Ian Brennan, offre una visione a tutto campo su uno dei cattivi più celebri della storia del cinema. Forse avremmo voluto vedere Mildred Ratched più sadica, quasi come se disturbasse quella fragilità complessa da vittima di infausti eventi.

Ma un’analisi più approfondita svela il genio di Murphy, che costruisce gradualmente un personaggio la cui crudeltà sta nella totale assenza di emozioni visibili. Queste vengono lentamente estrapolate da una psiche già deviata e tormentata, in uno sviluppo psicologico che attende ancora la sua apoteosi. Così raccogliamo i primi visibili frammenti di pazzia di Mildred e li conserviamo per vederne un più accentuato sviluppo in una futura stagione. Sicuramente tutti l’attendiamo con ansia.


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