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Red

Red: la pubertà, che brutta bestia

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7 minuti di lettura

Dal 12 marzo, su Disney+ è disponibile il 25esimo film Pixar: Red, con la magica regia di Domee Shi. Una divertente e ben ideata metafora della pubertà veicolata attraverso un enorme e morbido panda rosso. Red è una storia che regala momenti di riflessione e intrattiene al contempo i più piccoli, nel modo che solo i cartoni animati firmati Disney e Pixar sanno fare.

Red, la trama

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Meilin “Mei” Lee è un’adolescente canadese di origini cinesi che ha da poco compiuto 13 anni. Come ci illustra la stessa Mei all’inizio del film, avere 13 anni significa “essere ufficialmente adulti, almeno per i trasporti pubblici di Toronto“: è dunque ora matura e responsabile delle proprie scelte.

Nella sua presentazione iniziale Meilin si presenta per quello che è: eccellente a scuola, intraprendente, circondata dall’affetto delle sue migliori amiche Miriam, Pryia e Abby con cui condivide la passione per la boy-band 4*Town; ma è anche totalmente diligente e devota ai compiti che le spettano una volta a casa. Lei e la madre Ming, infatti, sono le custodi del più antico tempio di Toronto, dove ogni giorno numerosi turisti si recano per visitare il luogo in cui si venerano gli antenati. Capiamo da subito che la Mei che vediamo a scuola non è la stessa versione in presenza dei genitori.

Come a tutti è accaduto almeno una volta nella vita, un giorno Mei viene messa in imbarazzo dalla madre davanti ai compagni di scuola che inevitabilmente iniziano a prenderla in giro. A seguito di questa vicenda, emozioni forti e contrastanti si risvegliano in lei. E non solo: anche lo spirito del Panda Rosso viene risvegliato e Mei ne assume le sembianze.

Ming le racconta allora che è un gene che ha ereditato da lei, che è nella famiglia da moltissimo tempo ma che si può domare. Da questo momento in poi la sua vita cambia completamente, tesa ora tra amici, conflitti in famiglia e questo enorme panda rosso in cui si trasforma se non fa attenzione. Ma non tutto è tragico come può sembrare, anzi: il panda rosso conserva un mucchio di sorprese.

Un film denso di messaggi

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Red è un racconto di formazione incentrato sulla crescita e sulle trasformazioni legate ai vari cambiamenti della vita. Ad essere in luce è soprattutto il rapporto madre-figlia e come questo sia soggetto a una catena di reazioni che, anche inconsapevolmente, si tramandano di generazione in generazione. Esattamente come fa la maledizione/dono del panda rosso. Ma è anche un film che ancora una volta, come la Pixar è solita fare, inneggia alla forza dell’amicizia, talmente potente da prevalere anche sulla famiglia in certi casi.

La pubertà è un momento di passaggio, un vero punto di svolta che porta a grandi cambiamenti. Domee Shi lo ha sottolineato in modo divertente e brillante. Ancora più evidente è se si tiene a mente che il titolo originale è Turning Red, “diventare rossi“, imbarazzarsi, vergognarsi. Un perfetto gioco di parole e rimandi che coglie nel segno.

La trasformazione in panda, infatti, porta con sé tutti i segni dell’adolescenza: Mei suda molto, ha un cattivo odore, è goffa, non si piace, non sa controllare le proprie emozioni e ha picchi di rabbia contro i genitori, verso i quali fino ad ora aveva sempre mantenuto un ottimo e rispettoso atteggiamento. Questi segni sono chiari, lampanti, ben in mostra proprio per far sì che il giovane pubblico vi si riconosca senza ombra di dubbio.

In Red manca la metafora velata tipica di altri film Pixar proprio perché si è optato invece per un messaggio immediato, diretto, pensato apposta per quella fetta di pubblico in piena fase adolescenziale.

È chiara fin da subito anche la direzione che il rapporto madre-figlia deve prendere: “onora i genitori, ma se esageri dimentichi di onorare te stesso“. Un monito che fa centro pieno anche nel target adulto, invitando, questa volta più sottilmente, a non ripetere gli stessi errori e soprattutto a lasciare il giusto spazio ai figli, un margine malleabile entro cui cambiare, imparare, crescere.

L’estetica colorata di Red

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Caratterizzate da un ritmo travolgente, le scene di Red scintillano, sfoggiano una tavolozza di colori dai toni brillanti. A rendere il tutto ancora più originale c’è l’incontro del cinema Pixar con l’estetica degli anime giapponesi. Non solo, infatti, Meilin ha origini cinesi, per cui piatti tipici della cucina tradizionale (tra cui i famosi ravioli, a cui Domee Shi ha già fatto onore con il cortometraggio Bao) compaiono spesso sullo schermo; ma i 4*Town sono una boy-band stile k-pop e le reazioni in generale dei personaggi sono tipiche delle animazioni manga, gli occhi enormi che brillano in primis.

In casa Pixar c’è di meglio?

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Red è sicuramente un lavoro ben riuscito e che sa esattamente di cosa e come vuole parlare. Non è, però, il migliore prodotto Pixar realizzato: dopo capolavori profondi e densi come Soul, Inside Out o, andando ancora più indietro nel tempo, come Wall-E, è difficile restare sempre in cima alla vetta. Ma la Pixar Animation Studio non molla e sforna, anno dopo anno, piccoli gioielli di cui non sapevamo di avere bisogno.


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