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Relazioni Pericolose NPC Magazine

Relazioni pericolose: la versione di Netflix

Relazioni Pericolose ha un nuovo adattamento, a opera di Netflix. Il confronto con il cult del 1988 e la recensione della versione ambientata ai giorni nostri.

5 minuti di lettura

Netflix ci riprova per la terza volta a proporre il classico della letteratura francese, stavolta in chiave moderna, dell’omonimo romanzo francese di Pierre de Laclos: Le relazioni pericolose, per la regia di Rachel Suissa.

Ma la vera domanda è: cosa avrebbe pensato il noto autore francese Pierre de Laclos sapendo che il suo più celebre romanzo, datato 1782, avrebbe avuto nel corso dei secoli tale fortuna da permettersi addirittura tre trasposizioni cinematografiche? Ovviamente all’epoca non poteva nemmeno immaginare cosa fosse una macchina da presa, tantomeno un film. Eppure, il noto romanzo francese del XVIII secolo, Relazioni Pericolose (Les Liaisons dangereuses), ha avuto la fortuna di approdare al cinema ben tre volte, abbracciando tre generazioni diverse di spettatori. L’ultima sua trasposizione è su Netflix dall’8 luglio.

Relazioni Pericolose oggi: l’elite degli influencer

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Se nelle prime due trasposizioni, la prima risale del 1959 per la regia di Roger Vadim, avevamo visto un contesto presente anche nel romanzo di Pierre De Laclos, ovvero l’alta società della Francia pre-rivoluzionaria; nella versione firmata da Rachel Suissa per Netflix troviamo i protagonisti del romanzo trasportati ai giorni nostri dove l’unico aspetto rivoluzionario che li caratterizza è l’avvento dei social che s’impongono nelle dinamiche socio-relazionali nei propri gruppi dei pari.

Rachel Suissa chiama a sé Paola Locatelli e Simon Rérolle per ricoprire i ruoli dei due protagonisti: Célène, appena traferitasi a Biarritz con il padre, e Tristan, giovane campione del surf, i quali dovranno sapersi relazionare con l’ex star del cinema, e amatissima influencer di Instagram, Vanessa, interpretata dal Ella Pellegrini.

Ben presto la giovane Célène si affaccerà a un mondo fatto di intrighi, di sotterfugi amorosi che però rimarranno in superficie senza mai davvero andare a fondo alla psicologia dei personaggi. Relazioni Pericolose cerca di ammiccare al giovane pubblico di Netflix, ma risulta forzato, fuori contesto e a tratti surreale.

Ciò che manca di più a Relazioni Pericolose è un vero e proprio mordente che sia in grado di riconfermare e innovare la storia alla quale eravamo stati abituati. Il trasportare la storia ai giorni nostri, mostrandoci di fatto quella che potrebbe sembrare a tutti gli effetti una critica sociale all’utilizzo dei social e di quanto quest’ultimi siano delle vere e proprie estensioni di noi stessi, non basta a tener viva l’attenzione dello spettatore, poiché si ha sempre l’idea di ciò che accadrà in seguito.

Relazioni Pericolose ieri: il classico non muore mai.

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fonte: Google immagini

Alla fine ciò che rimarrà nella memoria collettiva del grande pubblico sarà sempre la versione del 1988 del noto regista inglese Stephen Frears. Il film, che vedeva al centro la figura della burattinaia e stratega Marchesa Isabelle de Merteuil (Glenn Close), affermava una figura femminile capace di architettare trame amorose alquanto articolate, pur di vendicarsi di torti subiti per mano del Visconte Sébastien di Valmont, interpretato da un formidabile John Malkovich.

La peculiarità del film di Frears stava nell’anticipare temi che sarebbero diventati nodali nel corso degli anni avvenire. La rappresentazione della donna e del suo carisma faceva ricorso all’utilizzo di primi piani, di momenti in cui lo spettatore era invitato a soffermarsi per scrutare nella mente del personaggio.

Sebbene il film del 1988 possa sentire il peso degli anni, caratterizzato da un ritmo lento che più di una volta induce lo spettatore a prendere una pausa, il tutto alla fine risulta coerente con la visione proposta dal regista, il quale elogia a pieno la Francia pre-rivoluzionaria e i salotti dell’elitè altolocata, grazie anche a un comparto tecnico che ha saputo elevare a pieno lo spirito settecentesco, come la musica da repertorio di Bach, Vivaldi e Fenton.


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