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Rick e Morty 6, parte 1: un passo nel futuro e due nel passato

8 minuti di lettura

Definita da molti come l’erede de I Simpson per la sua innata capacità di rinnovarsi pur mantenendo intatta la propria natura e per il forte interesse nei confronti dell’attualità, Rick e Morty torna su Netflix con i primi sei episodi della sesta stagione, disponibili a partire dal 1° Dicembre.

Irriverente, politicamente scorretta e follemente geniale, la serie ideata da Justin Roiland e Dan Harmon, con la quinta stagione aveva – se possibile – alzato ancora di più l’asticella, sia per quanto riguarda la qualità dell’animazione sia per la bontà di una narrazione incredibilmente caotica ma mai casuale. I primi episodi della sesta stagione riconfermano che la parola banalità, sul dizionario di Roiland e Harmon, proprio non esiste.

Rick e Morty, dove eravamo rimasti?

Rick e Morty 6 parte 1 NPC Magazine

Avevamo abbandonato la quinta stagione di Rick e Morty con un finale assolutamente sorprendente, che in una serie che ha fatto della verticalità uno dei suoi punti di forza, forniva alla narrazione un’orizzontalità mai così accentuata, riavvolgendo il nastro e mostrandoci, tramite un flashback, l’origin story di Rick. Un passato che fino a quel momento era stato solo accennato, veniva allora confermato.

Abbiamo quindi (ri)scoperto che la storia del “nostro” Rick – quello della timeline C137 – ha inizio con la morte della moglie Diane e della figlia Beth, per opera di una sua controparte malvagia proveniente da un altro universo. A quel punto, Rick C137, costruita la spara-portali per il viaggio interdimensionale senza però riuscire ad uccidere la sua nemesi, aveva deciso di stabilirsi in un universo dove Beth era ancora viva, iniziando quelle avventure con Morty che lo spettatore segue fin dalla prima stagione.

Abbiamo poi assistito alla distruzione della Cittadella da parte di Evil Morty, e alla creazione di una breccia nella Central Finite Curve, una barriera che divide tutti gli universi abitati da super Rick da quelli abitati invece da Rick minori – della quale siamo venuti a conoscenza per la prima volta -, all’interno della quale tutti i Morty vengono creati al solo scopo di essere fedeli ai Rick.

leggi anche: Il Multiverso e la parabola di Rick e Morty

Distrutta la barriera, il finale della quinta stagione ci aveva quindi messo davanti a un futuro sempre più incerto: la Cittadella distrutta e un rapporto tra i due protagonisti sempre più logoro, con l’allettante opportunità per Morty di fuggire alla proprio natura, di fronte a certezze andate in fumo e un domani da ricostruire pezzo per pezzo, universo per universo.

Cronache di un nuovo inizio

Rick e Morty 6 parte 1 NPC Magazine

La sesta stagione riparte esattamente da dove eravamo rimasti: Rick e Morty sono bloccati nello spazio, senza una spara-portali, tra le rovine della Cittadella, convinti che quella sia la loro fine. D’altronde, “la fine è parte del viaggio” – come afferma Tony Stark nei primi minuti di Avengers: Endgame -, ma l’ultima ora dei nostri eroi non è ancora giunta, perché la Beth dello spazio arriva in loro soccorso, vestita proprio con una tuta molto simile a quella di Iron Man.

Rientrati sulla Terra, tutto sembra tornato alla normalità. Il finale della quinta stagione, o meglio le verità che esso ha portato a galla, non sembrano in realtà aver inficiato sul rapporto tra Rick e Morty, né sul futuro prossimo della serie, tanto che, in tutti i sei episodi usciti fino ad ora, torna quella verticalità che aveva contraddistinto la narrazione fin dalle prime stagioni (fa eccezione il finale del sesto episodio). Un peccato, certamente, ma possiamo essere ottimisti: i colpi di scena, solitamente, arrivano in coda al treno.

Nuove vecchie avventure

Rick e Morty 6 parte 1 NPC Magazine

Citazioni cinematografiche, rimandi all’attualità, black humor tagliente, avventure grottesche e follia contagiosa. Rick e Morty è l’uragano Katrina delle serie tv, è uno tsunami che travolge tutto ciò che trova sul suo cammino. Ormai ne siamo consapevoli, ci lasciamo trasportare dalla corrente, ci immergiamo nel flusso e ci troviamo improvvisamente su lidi sconosciuti.

Certo è che, se ogni puntata è tutto questo – e ci piace da morire -, è vero anche che Justin Roiland e Dan Harmon hanno sempre adottato lo stesso canovaccio da quando la serie è sbarcata su Netflix la prima volta. Un canovaccio che funziona, ma che alla lunga può risultare un po’ ripetitivo. È per questo che il finale della quinta stagione aveva estasiato il pubblico facendogli percepire finalmente una certa orizzontalità della narrazione, un filo invisibile che collegava ogni puntata e che finalmente faceva sentire lo spettatore parte di qualcosa di più grande.

I primi sei episodi della sesta stagione di Rick e Morty, ci propongono invece delle nuove vecchie avventure, quelle con cui ci siamo innamorati della serie, che purtroppo, però, non creano più quello stupore della prima volta. Vedere Beth raggiungere un nuovo livello di autoerotismo facendo sesso con la sua versione proveniente dallo spazio, Jerry tentare in tutti i modi di sottrarsi ad una profezia – all’interno di un biscotto della fortuna – che lo vedrebbe fare sesso con sua madre, o i dinosauri tornare sulla terra come creature evolute anni luce più degli umani, ci diverte tantissimo, ma non genera più quell’effetto che potremmo definire mind-blowing.

Il sesto episodio, poi, sembra addirittura voler tagliare i ponti con lo scorso finale di stagione… ma solo il tempo saprà dircelo. Oggi come non mai, sembra che gli ultimi quattro episodi possano essere l’ago della bilancia: un gol allo scadere dei supplementari o una partita persa ai rigori ad un passo dalla finale. Ci ritroveremo sugli spalti, in attesa di un nuovo fischio di inizio.


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Sono Filippo, ho 22 anni e la mia passione per il cinema inizia in tenera età, quando divorando le videocassette de Il Re Leone, Jurassic Park e Spider-Man 2, ho compreso quanto quelle immagini che scorrevano sullo schermo, sapessero scaldarmi il cuore, donandomi, in termini di emozioni, qualcosa che pensavo fosse irraggiungibile. Si dice che le prime volte siano indimenticabili. La mia al Festival di Venezia lo è stata sicuramente, perché è da quel momento che, finalmente, mi sento vivo.

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