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Roberto Benigni: 70 anni di risate

12 minuti di lettura

Il 27 Ottobre del 1952 nasceva in un piccolo paesello della Toscana, Castiglion Fiorentino, uno delle personalità italiane più conosciute al mondo: Roberto Benigni. Un compleanno importante quello che celebriamo oggi per il più sincero e genuino giullare dello spettacolo italiano. Ecco come è cambiata la sua arte (sarebbe meglio dire gioco!) e come siamo cambiati noi. Roberto Benigni, 70 anni di risate e molto di più.

Non ci resta che ridere!

Roberto Benigni NPC Magazine

Su Roberto Benigni è stato scritto molto e detto altrettanto: il suo nome è risuonato nelle più importanti testate giornalistiche e negli studi televisivi più famosi del mondo. Perciò, cosa rimane da dire del comico, attore, regista che da più di cinquant’anni ha abitato, e continua ad abitare, le nostre vite? Egli porta in alto l’orgoglio italiano nel mondo, vincitore (come ben molti già sanno) di due premi Oscar nel 1999 in quello che, all’unanime, viene riconosciuto come il suo capolavoro: La vita è Bella (1997).

Roberto Benigni ha saputo fare della satira e della commedia la sua arma più tagliente e affilata: mai scontata o stupida, sempre indirizzata a dare un messaggio celato tra le righe, come solo i grandi comici riescono a fare; una comicità che definire dirompente è oltretutto riduttivo. Irrefrenabile, veloce nei movimenti e dotato di un’energia capace di inondare, come un vero e proprio tsunami, tutto il pubblico in sala.

Risulta pressoché impossibile non ricordare l’euforia che lo investì la notte degli Oscar di quel lontano 1999 (ormai ventitré anni fa) che lo fece salire al di sopra di tutti, letteralmente, salendo e camminando sopra le poltrone del Dolby Theatre di Los Angeles. Come poi non citare i grandi momenti che egli ha saputo regalare alla televisione italiana, su tutti i suoi interventi e partecipazioni alle vari edizioni dei festival di Sanremo creando momenti indimenticabili con Pippo Baudo, Gianni Morandi o Raffaella Carrà; o le sue interviste nei Late Night Show d’oltreoceano, quali quelli di David Letterman o Graham Norton.

Insomma, per dirla in breve: Roberto Benigni, che piaccia o non piaccia, ha saputo mettere la sua firma nel panorama cinematografico e televisivo a livello mondiale. Ma la domanda rimane sempre quella: come nasce un comico?

Il clown tra risate e pianti

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Non è cosa desueta pensare che i comici nascondono dentro di sé un velo di malinconia, pronto ad essere svelato e squarciato di fronte al pubblico più vero e sincero. Ed è proprio questa la grandezza del comico. Così come lo è stato per i più grandi, pensiamo a Charlie Chaplin e a Robin Williams o allo stesso Jim Carrey; la risata altro non è che un mezzo per il quale si cerca di celare al suo interno il proprio dolore, quasi come a sublimarlo.

E così lo stesso Roberto Benigni è riuscito a fare, fin dai suoi esordi cinematografici e teatrali. Una carriera iniziata nel 1983 con Tu mi turbi, ma è l’anno dopo con Non ci resta che piangere, scritto e diretto con l’amico Massimo Troisi, che si ha la conferma di avere davanti un vero e puro talento della comicità. Sarà quello il vero trampolino di lancio per le collaborazioni d’oltreoceano, tra le prime non possiamo non citare quella con Jim Jarmusch in Daunbailò (1986), e Coffee and Cigarettes (1987), o quella con Blake Edwards (celebre regista di Colazione da Tiffany o de La Grande corsa) nella pellicola Il figlio della pantera rosa (1993).

Sono proprio queste collaborazioni che lo porteranno ad avere sempre più successo sia dentro che fuori la penisola: da lì in poi sarà regista e attore in commedie di successo, come Johnny Stecchino (1991) o Piccolo diavolo (1988) che vede all’interno l’elegante partecipazione del grande attore comico americano Walter Matthau (celebre per La strana coppia di Gene Saks e tratta dalla commedia teatrale scritta dalla penna brillante di Neil Simon).

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Insomma, le collaborazioni saranno tante, alternate a spettacoli teatrali, ma sarà nel 1990 che avrà modo di essere diretto da, quello che viene comunemente definito come “Il più grande di tutti i tempi”: Federico Fellini ne La voce della luna. Nel film egli dividerà lo schermo con un altro comico, Paolo Villaggio. Tuttavia, il film non suscita scalpore e non ottiene il successo sperato al botteghino, dovremo aspettare il 1997 per l’arrivo in sala di uno dei film italiani più citati e famosi in tutto il mondo: La vita è bella.

Buongiorno principessa!

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La Vita è Bella è uno quei film che uno non si stanca mai di guardare. La Vita è Bella di Roberto Benigni è uno di quei film che, a discapito dell’anno in cui lo si scelga di vedere, è sempre attuale.

Questa è una storia semplice, eppure non è facile raccontarla, come in una favola c’è dolore, e come una favola, è piena di meraviglia e di felicità…

Così il figlio di Guido, Giosuè, ci presenta il film. Una carrellata d’immagini accompagnata dall’incredibile colonna sonora firmata da Nicola Piovani, premiata con l’Oscar, ci fa capire fin da subito il ventaglio di emozioni che andremo a provare per tutta la durata dell’opera. Siamo di fronte ad una commedia che abbraccia il dramma ma che non rinuncia alla satira e alla commedia all’interno della stessa tragedia presa in considerazione.

Perché sì, potremmo dividere il film in due parti: nella prima abbracciamo la dimensione più completa della gioia e del folle amore, di quell’energia che ci travolge quando siamo innamorati, ricca di colori accessi pastello. Mentre nella seconda incontriamo il dolore, quello più crudo e spietato, incarnato dai soldati tedeschi delle SS, delineati da toni sul grigio e il nero. Il film vede la nascita di un amore che sembra all’inizio impossibile: quello tra Guido (Roberto Benigni) e Dora (Nicoletta Braschi); mentre la seconda ne narra la deportazione nel campo di sterminio, nel quale vediamo la forza di un padre che cerca di nascondere la mostruosità dell’uomo, cercando di camuffarla in un unico grande gioco.

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“Roberto! Roberto!!!”

Sophia Loren

Il film ebbe un successo enorme, ottenne dovunque riconoscimenti. Dapprima a Cannes, per poi passare a Los Angeles dove nella notte del 21 Marzo 1999, Roberto Benigni portò a casa ben due premi Oscar: quello per il Miglior Attore Protagonista e quello per Miglior Film Straniero; e ci fu il terzo conferito a Nicola Piovani per la Miglior Colonna Sonora. Come non dimenticare il momento in cui Sophia Loren annuncia il vincitore, e al pubblico (in sala e da casa) basta solo il nome “Roberto…” a far capire che quella notte avrebbe avuto un solo protagonista! E chi mai avrebbe pensato che si potesse trattare proprio di un comico di umili origini toscane.

Roberto Benigni tra Ieri, oggi e domani

Ma che fine ha fatto ora Roberto Benigni? Dopo la vittoria con La Vita è Bella, continua col cinema e propone al pubblico di tutto il mondo la sua personale versione della celebre favola di Collodi, Pinocchio, ma che non ha successo, né al botteghino e tantomeno tra i critici, diventando uno dei più grandi flop della storia del cinema italiano. Il comico non abbandona il palcoscenico e negli anni duemila si propone al pubblico italiano sotto una nuova veste: quella del comico impegnato e letterato.

Noto a tutti il suo grande amore per il Sommo Poeta fiorentino, egli regala al pubblico la sua personale interpretazione della cantica più famosa, l’Inferno, per poi passare negli anni ad una vera e propria esegesi dell’inno di Mameli, nel 2011, presso la cornice del festival di Sanremo (quell’anno condotto da Gianni Morandi).

Successivamente terrà un programma tutto suo nel quale riproporrà una sua visione ed interpretazione degli articoli fondamentali della costituzione e dei dieci comandamenti fino ad arrivare all’esegesi del Cantico delle creature di San Francesco sempre all’interno della cornice sanremese, nel 2020.

Dunque il comico non si è mai fermato, non ha mai abbandonato il cinema, le sue sale, il suo pubblico. Apprezzata la sua ultima interpretazione nel Pinocchio di Garrone (2019) nelle quali lo vediamo vestire i panni di un Geppetto anziano e tenero. Roberto Benigni non ha mai dimenticato di rinnovarsi. Negli ultimi tempi lo abbiamo visto sempre meno, (tra le ultime il suo ritiro del Leone d’Oro alla carriera al festival di Venezia ’78) eppure noi sappiamo che lui è là, con i suoi 70 anni alle spalle, pronto a ricordarci che la vita è, sempre, bella!


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