Scatola nera

«Scatola nera» una serie imperfetta, ma coraggiosa

Facendosi spazio in mezzo al nutrito panorama di intrattenimento hollywoodiano, l’Italia lascia un segno in questo fine 2019 con la prima stagione della crime-comedy Scatola nera, adesso disponibile su Amazon Prime Video. Creata da Elia Castangia, Scatola nera allarga gli orizzonti della serialità nostrana, proponendo un prodotto dalle caratteristiche inedite.

«Scatola nera», la trama

Il capocomico Tobia (Alessandro Betti) decide di rimettere in produzione la pièce, da lui scritta e interpretata, con la quale aveva dato il suo provvisorio addio alle scene dieci anni prima. Per riuscirci, coinvolge nel progetto gli attori della sua vecchia compagnia, accanto ad alcune nuove leve. Il tempo per preparare lo spettacolo è poco e così Tobia organizza un ritiro di dieci giorni per l’intero gruppo. All’interno delle mura di un isolato casale di campagna, i colleghi vivranno un’esperienza che segnerà ognuno di loro.

Tutti contro tutti

«Una stronza dispotica, un attore fallito che ancora non si è reso conto, una starlette paranoica, una figlia di papà in preda all’entusiasmo, un tizio con un coniglio, un bimbominkia annoiato e una bambolina bionda». Questa la descrizione che Tobia dà dei componenti della sua compagnia, a ciascuno dei quali è dedicato uno degli otto episodi della serie. In questo modo, lo spettatore, che era stato introdotto ex abrupto nella storia, impara, puntata dopo puntata, qualcosa in più sui personaggi e sul loro passato.

Ed è proprio il passato il centro della narrazione, incarnato nei rancori e nei risentimenti che avvelenano il cuore dei protagonisti. È fin da subito palpabile, infatti, la tensione che invade l’atmosfera del casale: futili pettegolezzi, battute velenose sussurrate all’orecchio, commenti conditi da una perfida ironia fanno da colonna sonora dell’intero soggiorno; mentre lavoro di squadra, condivisione e empatia rimangono parole vane, pronunciate in occasione di vuoti ed inefficaci discorsi motivazionali.

Sai tenere un segreto?

I parallelismi tra realtà e finzione teatrale sono continui ed evidenti, tanto che entrambe le vicende, iniziate sulle note della commedia, si colorano, col procedere della narrazione, di tinte sempre più noir.
Il rinchiudere in un luogo ristretto – il casale nella realtà, il caveau di una banca sul palcoscenico – un gruppo di persone angosciate da logoranti segreti si conferma una formula vincente (si guardi al più che noto Perfetti sconosciuti). Imprigionati in una convivenza forzata, i protagonisti, dapprima protetti da muri di orgoglio e diffidenza, cominciano a mostrarsi fragili e vulnerabili proprio davanti a chi è pronto ad approfittarne, perché, nel gioco delle maschere, vince chi la indossa più a lungo.

Una complessa ricerca della verità

Il crime si fa ancora più intricato grazie alla scelta del narratore interno, così che ad ogni personaggio è data la possibilità di raccontare la propria versione della storia. Tale molteplicità di punti di vista rende difficile allo spettatore ricostruire la verità, scomposta in piccoli tasselli di un unico puzzle, che potrà essere completato solo con l’ultimo episodio.

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Ad aumentare al contempo la confusione e la suspense è poi il rapido montaggio, costruito con un continuo e disorientante alternarsi di flashback e flashforward. Sono proprio tali salti temporali a rivelare che, durante la prima dello spettacolo, accadrà qualcosa di imprevisto. La conseguente attesa e la crescente curiosità fanno sì che lo spettatore decida di concludere la visione della serie, nonostante la narrazione si faccia, in certi punti, eccessivamente prolissa.  

Un incerto ma prezioso primo passo

Scatola nera è una serie a tratti insicura, soprattutto nel ritmo e in alcune interpretazioni non brillanti (compensate dalle discrete performance di Enzo Paci e Marta Zoboli, volti noti della comicità nostrana).

Essa merita tuttavia una chance, perché costituisce un tentativo tutto italiano di uscire dagli orizzonti ormai limitanti della fiction per affacciarsi a un panorama vasto e ricco di possibilità di rinnovamento. Non resta che sperare dunque in una seconda stagione perfezionata e audace, che possa rappresentare una valida alternativa alla ben più consolidata serialità d’oltreoceano.

Cristina Sivieri