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Scene da un Matrimonio, la spiegazione del capolavoro di Bergman e cosa ne resta oggi

10 minuti di lettura

Nel 1973 uscì una miniserie scritta e diretta dal maestro svedese Ingmar Bergman, poi divenuta film e uscita in sala in versione ridotta. Scene da un Matrimonio conquistò vari premi e candidature, tra cui Golden Globe, BAFTA, New York Film Critics Circle Awards e David di Donatello, ma non poté essere candidato agli Oscar in quanto già trasmesso in televisione. Registi del calibro di Federico Fellini e Frank Capra scrissero una lettera all’Academy per provare ad ammorbidire il regolamento con l’intento di fare un’eccezione per quest’opera, ma la richiesta venne respinta; il rispetto di questi registi e il loro muoversi in favore del film vale più di qualsiasi altro premio, oltre a dire tanto sulla lampante bellezza dell’opera di Bergman.

Scene da un Matrimonio divenne ben presto un metro di paragone, l’opera con cui confrontarsi per chiunque volesse fare un film o una serie che parlasse di separazioni coniugali e di rapporti in deterioramento.

L’intervista, un perfetto incipit descrittivo

scene da un matrimonio intervista

Scene da un Matrimonio tratta le vicende di Marianne (Liv Ullmann) e Johan (Erland Josephson), sposati da dieci anni, genitori di due bambine, protagonisti di una famiglia apparentemente felice che si sta deteriorando dall’interno in un anomalo silenzio nascosto da sorrisi accondiscendenti e dinamiche che tengono impegnate la vita e la mente della coppia.

Bergman scrive Scene da un Matrimonio prendendo spunto dalla sua vita, dalle sue relazioni passate e dal rapporto conflittuale tra i suoi genitori di cui era dichiaratamente spettatore; probabilmente non è un caso che le figlie della coppia – esclusa la primissima inquadratura del film – siano sempre fuori campo.

Nella prima scena assistiamo a una sorta di intervista documentaristica dove in pochi minuti i due protagonisti rispondono a delle domande, raccontano la loro storia e si descrivono in poche parole: la scena, oltre a essere perfetta per presentare i due personaggi, risulta significativa per quel che accadrà nel prosieguo della storia, portando fin dall’inizio dei ragionevoli dubbi sulla solidità del rapporto, che viene sì descritto positivamente, ma con dei toni agli antipodi, titubanti o fin troppo convinti.

Johan è sicuro di sé e ironicamente egocentrico, mentre Marianne è insicura e non riesce a esprimersi, riducendo la descrizione di se stessa al proprio matrimonio e alle figlie che nell’elenco descrittivo nomina due volte. Le due bambine sembrano dunque essere una certezza nella vita di Marianne, una certezza che però resta ai margini, che si allontana fin dalla prima inquadratura del film, che come detto è l’unica in cui le figlie appaiono.

L’inevitabile allontanamento di un avvicinamento forzato

scene da un matrimonio opposti

Sempre nella prima scena viene raccontato l’inizio della relazione tra Marianne e Johan, un rapporto nato senza amore, un avvicinamento forzato scaturito da una tristezza reciproca che necessitava una compagnia consolatrice.

L’amore arrivò dopo – sostiene la coppia – quando il sodalizio divenne più concreto sul piano materiale e coniugale. Un avvicinamento dovuto ma al tempo stesso (a detta loro) spontaneo, come tra due poli opposti che inevitabilmente si sono attraggono a vicenda. L’impressione che sorge dal resto di Scene di un Matrimonio è invece quella contraria, poiché Bergman è un autore che tratta la natura umana con razionalità, infatti i due personaggi sono talmente opposti da risultare incompatibili: essi si avvicinano, ma come magneti dallo stesso polo, per quanto si possa forzare un loro avvicinamento, questi sono destinati ad allontanarsi.

Quando possibile il regista li tiene lontani nelle inquadrature, divisi fin dalla scena della cena con un’altra coppia (anch’essa allo sbando), dove ogni personaggio sembra avere più feeling con il coniuge dell’altro, in un incrocio di falsi sorrisi pronti a esplodere in lacrime e rabbia repressa. La scena si chiude con Marianne e Johan orgogliosi di essere una coppia migliore rispetto ai loro amici, allora sorridono, si baciano, e sullo schermo appare il titolo del nuovo capitolo del film: L’arte di nascondere la spazzatura sotto il tappeto. In Scene da un matrimonio Bergman ci mostra quel che si cela dietro la falsa felicità di una relazione forzata.

Verità e negazione

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Il divorzio della coppia avviene per scelta di Johan, che decide di dover dire tutto a Marianne nel modo più diretto e aggressivo possibile. Egli sceglie di essere sincero fino in fondo, dichiarando il suo interessamento verso un’altra donna, dando poca rilevanza alle figlie e attaccando la moglie verbalmente e fisicamente con tutte le motivazioni rimaste fino ad allora represse – la cosiddetta spazzatura nascosta sotto il tappeto.

Nonostante l’esplicita spietatezza di Johan, Marianne attraversa una fase di negazione dove, sofferente, prova il possibile per sistemare le cose, reprimendo se stessa e mettendo il matrimonio al di sopra della sua persona, proprio come si era già inteso nell’intervista all’inizio del film; anche Johan dà fede alla descrizione di sé percepibile dall’incipit, motivo per cui quell’intervista rappresenta a pieno la coppia, dalla sua nascita all’inevitabile destino già scritto, celato fin quando è stato possibile distoglierne lo sguardo.

In Scene da un Matrimonio Bergman analizza psicologicamente i suoi personaggi e al tempo stesso la natura umana, a volte disposta a rendersi cieca nel nome della nostalgia, una sensazione che punta a eliminare dalla memoria i ricordi negativi creando una felicità fittizia. Il riavvicinamento e l’allontanamento è costante, sintomo di una decisa incertezza e di un amore irrazionale, che nasce ancora una volta come una consolazione, una necessità per arginare la tristezza e la frammentazione dei singoli coinvolti.

Scene da un Matrimonio, il lascito di un capolavoro

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Scene da un Matrimonio diventa presto l’opera magna sull’instabilità coniugale, un trattato a cui ispirarsi e con il quale confrontarsi per qualsiasi autore alle prese con una sceneggiatura dalle stesse tematiche.

Su questo piano uno dei film più riusciti è Storia di un matrimonio, un brillante dramma familiare scritto e diretto da Noah Baumbach: i protagonisti (interpretati perfettamente da Adam Driver e Scarlett Johansson) devono fare i conti con la decisione del divorzio, con la tutela del figlio, con i cavilli giudiziari e soprattutto con i propri sentimenti, che esplodono in uno scontro dove l’aggressività tra i due coniugi è più equilibrata rispetto alla coppia di Bergman e la carica emotiva risulta più intensa e prepotente.

Nel 2021 esce Scene da un matrimonio, miniserie remake dell’opera di Bergman, diretta da Hagai Levi, interpretata da Jessica Chastain (Mira) e Oscar Isaac (Jonathan) e prodotta da HBO. Levi porta l’immortale soggetto di Bergman negli Stati Uniti contemporanei, ribalta i ruoli (Mira rappresenta Johan, Jonathan rappresenta Marianne) e tratta molteplici tematiche in bilico tra la famiglia tradizionale e il progressismo al di sopra delle convenzioni sociali.

Scene da un Matrimonio resta a oggi un caposaldo della serialità, del cinema e del teatro, un’opera minimale, riadattabile in svariate circostanze, eppure già così potente al suo stato originale. Uno stratificato capolavoro dell’autore che più di tutti è riuscito ad analizzare la psiche umana, comprendendone le emozioni più difficili da spiegare e dando un senso alle reazioni provocate dall’inconscio.


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Classe 1997, appassionato di cinema di ogni genere e provenienza, autoriale, popolare e di ogni periodo storico. Sono del parere che nel cinema esista l'oggettività così come la soggettività, per cui scelgo sempre un approccio pacifico verso chi ha pareri diversi dai miei, e anzi, sono più interessato ad ascoltare un parere differente che uno affine al mio.

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