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«Sesso, bugie e videotape», la sobrietà carnale di Steven Soderbergh

Stregare Wim Wenders non è facile, tanto più se sei un esordiente e il tuo film è una scommessa apparentemente destinata a perdere sul terreno della Croisette. Ma se ci si chiama Steven Soderbergh è possibile avere qualche chance in più, forse perché se si osa, e lo si fa bene, qualche volta si viene ripagati. Sesso, bugie e videotape ha tutti gli elementi per essere una pellicola scandalo da menzionare negli annali senza premi da esibire, e invece vince la Palma d’Oro al 42° Festival di Cannes. Merito di un teutonico presidente di giuria dalle ampie vedute, ma anche di un sofisticato equilibrio di forme in grado si far sì che un film interamente incentrato sul sesso non scada mai nel torbido o nello scabroso.

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Raramente si è vista una tale sobrietà nel portare in scena l’amore carnale declinato in tutte le sue forme, dal clandestino al voyeuristico, passando per il represso e l’insoddisfatto. Quella che Soderbergh definisce un’esperienza autobiografica («nel film ci sono differenti tipi di sentimenti che ho provato in diversi periodi della mia vita») si tramuta in un film in cui vengono raccontate con garbo e sensibilità quelle affinità elettive che legano le persone al di là della carne e si oppongono alle regole sociali del matrimonio e – perché no – del tradimento. In Sesso, bugie e videotape, in cui pure il sesso irrompe in tutta la sua potenza sin dal titolo, ci sono solo un paio di scene in cui le porzioni di pelle si mantengono sopra il livello medio d’attenzione; per il resto è tutto un percepire, un vedo e non vedo fatto di discorsi e dialoghi scorrevoli ed espliciti, mai vergognosi o banali nella loro autenticità.

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Il sesso è infatti quello che John (Peter Gallagher) e Ann Millaney (Andie MacDowell) non fanno più, chiusi una routine coniugale che non è mai stata soddisfacente e da cui non hanno saputo sottrarsi per paura o abitudine. È quello che John ricerca per consolazione di maschio tra le braccia della bramosa cognata Cynthia (Laura San Giacomo), ossessionata dalla sorella tanto da godere nel rubarle il posto nel letto coniugale. Ma il sesso è anche quello mai esercitato da Graham Dalton (James Spader), vecchio compagno d’università di John che con la sua videocamera sconvolge improvvisamente la tranquilla e ipocrita vita familiare dei Millaney. Per lui il sesso è un atto verbale, attrazione più profonda del miscuglio di carne e sudore che vede coinvolti Cynthia e John nei loro fugaci incontri clandestini. Ospitato dalla coppia “ufficiale” d’amici, risponde alla frigidità di Ann con la sua impotenza, tacendo misteriosamente il motivo del suo ritorno in città e con esso il desiderio di liberarsi di una vecchia inibizione.

Sesso bugie e videotape

Ma oltre al sesso ci sono le bugie, che pur fungono da pilastro precario per non far crollare l’equilibrio di facciata di questa gente americana piccolo borghese. È con una serie di menzogne che John fugge da Ann per abbandonarsi a Cynthia, trascurando persino gli impegni di avvocato rampante; è con odio misto a mancanza di coraggio che quest’ultima nasconde alla sorella la relazione col cognato.

Sesso bugie e videotape

A scardinare come un punteruolo ogni certezza è l’ingresso in scena del videotape, che come una bomba a orologeria fa esplodere ipocrisie e disonestà. Graham lo utilizza per raccogliere testimonianze erotiche di donne incontrate, così da eccitarsi ponendo una distanza di sicurezza tra sé e la realtà per salvaguardarsi dalle delusioni d’amore dopo una relazione finita male. Il video fa confessare fantasie nascoste, tradimenti e trasgressioni, prime volte mai raccontate e posizioni preferite. È uno strumento in grado di far emergere conflitti rimossi in una vita che si accetta come normale, è una sonda puntata sulle camere da letto e le anime dei protagonisti. Permette loro di prendere coscienza della verità su se stessi e sugli altri, seguendoli con discrezione e misura lasciando spazio all’enormità dei loro segreti intimi.

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Sesso bugie e videotape

A essere messe a nudo sono le menti, l’inconscio e le anime, con lo spettatore che è chiamato a prendere parte allo svelamento senza mai ricoprire la parte viscida del voyeur. Di contro ai facili appetiti da sesso amatoriale, Sesso, bugie e videotape è un film statico, incentrato su quei dialoghi che in realtà mancano nella vita “reale” dei protagonisti, divisi da abissi di abitudini e voglie da soddisfare. Non c’è redenzione né serenità in questa provincia americana sconvolta dall’arrivo di un ragazzo in cabriolet bianca e videocamera al seguito. C’è solo autentico e sofisticato fiuto cinematografico per l’opera prima di un ventiseienne poi consacrato al successo da capolavori come Traffic e Solaris.


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Ginevra Amadio

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