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She-Hulk: Attorney at Law fino a qui, la parodia del MCU

10 minuti di lettura

La nuova serie Marvel Studios, She-Hulk: Attorney at Law è arrivata al mid-season della sua prima stagione, portando con sé molte incertezze sulla direzione che vuole prendere, ma anche tante battute, occhiolini e anticipazioni al più vasto Universo Cinematografico Marvel. La nuova supereroina è interpretata da Tatiana Maslany, protagonista della serie cult Orphan Black, ed è affiancata da Jameela Jamil e Ginzer Gonzaga in ruoli secondari, nonché da una pletora di special guest stars da tutto il MCU: tornano infatti Mark Ruffalo nel ruolo di Hulk, Benedict Wong in quello di Wong, Tim Roth in quello di Emil Blonsky/Abominio, e molto presto comparirà anche Charlie Cox in una nuova versione di Matt Murdock/Daredevil.

Chi è She-Hulk?

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Copertina per Sensational She-Hulk #1 (1989) di John Byrne.

Creata nel 1980 da Stan Lee e John Buscema, il concetto di She-Hulk nacque prevalentemente per il successo televisivo di The Incredibile Hulk e The Bionic Woman: per paura che i produttori della Serie TV di Hulk volessero introdurre una versione femminile del Gigante di Giada, Stan Lee decise di mettere le mani avanti e crearne una nei fumetti, in modo da poter usufruire dei diritti qualora venisse usata in televisione.

È così che nel 1979 esce The Savage She-Hulk #1 e Jennifer Walters viene introdotta al mondo: Jennifer è la cugina di Bruce Banner, Hulk in persona, il quale si offre come donatore di sangue dopo un attentato alla vita di Jennifer. Poiché entrambi condividono lo stesso gruppo sanguigno, le radiazioni gamma di Bruce provocano la stessa reazione supereroistica nella cugina: quando si arrabbia, anche Jennifer si trasforma in una gigantessa verde e muscolosa. Grazie all’intervento di Morbius, Jennifer riesce ad avere più controllo sul suo alter ego, e per questo decide di assumere permanentemente la forma di She-Hulk, sentendosi più sicura e risoluta che non nella sua forma umana.

Così Jennifer cerca di unire il suo lavoro legale da avvocato alla nuova attività supereroistica: She-Hulk farà brevemente parte dei Fantastici Quattro e degli Avengers. Il personaggio vede un periodo particolarmente attivo nella sua vita editoriale a partire dal 1989, quando l’autore John Byrne prende le redini della nuova serie regolare Sensational She-Hulk: qui il personaggio, che era sempre stato preso in giro sia nel mondo dei fumetti che dai loro lettori, viene completamente rivisitato.

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Vignette da Sensational She-Hulk #4 (1989) di John Byrne

Byrne rende She-Hulk un personaggio irriverente e ironico, e la serie è un’occasione per imbastire una satira pungente sul fumetto supereroistico e sulle restrizioni del Comic Code Authority (un organo di censura fumettistico statunitense, oggi defunto). Per fare questo, She-Hulk deve prendere coscienza di essere un personaggio in un fumetto, e quindi rompe la quarta parete, ben prima che lo facesse Deadpool, creato nel 1991: a partire dalle copertine degli albi, She-Hulk continua a punzecchiare i lettori e si lamenta con Byrne stesso, inscenando battibecchi riguardo scelte di trama non soddisfacenti.

Dopo la versione di Byrne, She-Hulk ha continuato a rimanere un personaggio divertente e provocatorio, anche se la rottura della quarta parete non si è più presentata, fino alla serie She-Hulk: Attorney at Law, che rimane fedele alla vena ironica che i fumetti hanno adottato dopo Byrne.

She-Hulk manca di una direzione definita

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La serie di She-Hulk mantiene le origini supereroistiche solo in parte, poiché manca quel processo fondamentale per tutte le origin stories: imparare a controllare i nuovi poteri. Nonostante l’aiuto di Bruce, che ha impiegato numerosi anni nel trovare un giusto equilibrio mentale e fisico per convivere con la rabbia e il mostro dentro di lui, Jennifer ha un controllo immediato e totale sulla gestione delle emozioni e delle nuove abilità.

Questo sviluppo è stato inaspettato per molti spettatori, che non hanno esitato ad accusare la serie di imporre la classica propaganda femminista hollywoodiana, un po’ come era successo con Captain Marvel a suo tempo. She-Hulk: Attorney at Law indulge spesso in esplicitazioni della condizione della donna nella società: catcalling, molestie sul lavoro, aggressioni notturne, sono temi attuali che la serie tocca solo per dimenticarsene subito dopo, rendendo l’operazione alquanto confusa e dando l’impressione di essere gratuita, o peggio di relegare queste tematiche a battutine.

La direzione generale della serie non è ben chiara: a metà stagione è difficile individuare i temi o lo sviluppo di trama che She-Hulk: Attorney at Law vuole prendere. Jennifer è ancora divisa tra il suo mondo, fatto di tranquillità e mondanità, e quello di She-Hulk, caotico e più grande di lei. All’inizio rigetta l’identità di She-Hulk, e il nome appioppatole dall’opinione pubblica, ma più passa il tempo più prende confidenza con la forma Hulkesca, che le dà più sicurezza e un vantaggio notevole in situazioni spiacevoli o pericolose.

Tuttavia questa evoluzione del personaggio è estremamente altalenante, poiché nei 20 minuti di ogni episodio vengono condensati molti altri elementi: i cammei di personaggi da altri film e le loro rispettive storylines (Abominio è un personaggio che non si è più visto per ben 13 anni dopo il suo esordio in The Incredible Hulk, un vuoto che She-Hulk cerca di colmare molto sbrigativo) e le anticipazioni dei prossimi progetti Marvel (dopo la partenza di Hulk si vocifera di un adattamento di World War Hulk, sequel di Planet Hulk, a sua volta adattato nel MCU in Thor: Ragnarok) distolgono l’attenzione da quello che dovrebbe essere il focus della serie.

La parodia del MCU in She-Hulk

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Forse una durata più estesa di ogni episodio avrebbe giovato alla gestione della trama e dei personaggi, dando più respiro e permettendo più libertà. Anche la scelta della rottura della quarta parete risulta superflua: non c’è alcun motivo narrativo per cui Jennifer debba poter interagire con il pubblico, se non per rendere un blando omaggio alla storica serie di Byrne. Jennifer non è consapevole di essere in una Serie TV se non in quei pochi secondi in cui parla con noi, mentre per il resto del tempo rimane immersa nella trama della serie. Forse la rottura della quarta parete è un preambolo a come il MCU gestirà l’entrata di Deadpool nell’universo cinematografico, o forse è solo frutto di una pigrizia degli sceneggiatori.

Per il resto, She-Hulk: Attorney at Law si dimostra una buona commedia ambientata nel MCU, riuscendo a prendere (e a prendersi) in giro: dal merchandise bootleg degli “Avongers” o degli “Avingers” alla verginità di Capitan America, dal revisionismo pacifista di Abominio alle creature magiche di Nuova Asgard, She-Hulk è la cosa più vicina alla satira del MCU che gli Studios abbiano raggiunto finora, e avrebbe tutte le potenzialità per spingersi oltre e rendere la parodia ancora più evoluta e divertente, anche se conoscendo il modus operandi della Marvel probabilmente non succederà.

Sarà interessante vedere se il personaggio di Daredevil, che ha una fanbase molto solida e unita grazie alle serie Netflix, ora disponibili esclusivamente su Disney+, riceverà un trattamento fedele a quello precedente, visto anche il ritorno di Charlie Cox nell’avvocato vigilante, oppure se subirà la “MCU-izzazione” che era stata inflitta anche a Kingpin in Hawkeye. Le risposte arriveranno negli ultimi quattro episodi di She-Hulk: Attorney at Law, disponibili su Disney+ ogni giovedì.


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Nato a Roma, studia attualmente al DAMS di Padova.
Vive in un mondo fatto di film, libri e fumetti, e da sempre assimila tutto quello che riesce da questi meravigliosi media.
Apprezza l'MCU e anche Martin Scorsese.

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