fbpx

«Skam Italia», il mondo senza adulti della generazione Z

/
8 minuti di lettura

La politica non li cerca, la stampa li ignora. Dei giovani in Italia non si sa davvero nulla. Mentre i millennials entrano nei radar della discussione sociale, i nuovi adolescenti continuano a restarne fuori. La generazione Z segue altre strade e premia i prodotti che riescono a raccontarla. Su tutti Skam, la miglior serie italiana di cui non avete ancora sentito parlare. L’occasione per recuperare è però vicina: Skam Italia sta per tornare con una quarta stagione, dal 15 maggio su Netflix.

Il colosso dello streaming ne ha salvato le sorti dopo che TimVision aveva annunciato la cancellazione nonostante il grande successo. Dopo anni di fiction e cliché, Skam racconta i giovani senza stereotipi.

leggi anche:
After Life, una sana seconda stagione

Skam Italia

Skam Italia ruota attorno alla vita di alcuni liceali romani. Ogni stagione segue un diverso protagonista, affrontando temi cari alle nuove generazioni. Si inizia con Eva (Ludovica Martino), ragazza impegnata in una relazione con Giovanni e in cerca di un proprio posto a scuola (e nel mondo). Si prosegue con Martino (Federico Cesari), tra virilità tossica e coming-out. La terza stagione è invece dedicata alla relazione amorosa tra Eleonora (Benedetta Gargari) e Edoardo (Giancarlo Commare). L’esclusione sociale, la malattia e le difficoltà di relazione prendono la forma del vissuto degli adolescenti. Ogni personaggio non ha la risposta pronta e ignora gli inglesismi dei giornalisti che raccontano l’adolescenza. In questo Skam Italia è perfetto. Perché ogni personaggio è segno di una generazione che sfugge alle definizioni.

Russian Doll, la serie Netflix che non può morire

Skam Italia

La qualità dell’intero show è il risultato di numerosi confronti con esperti e giovani. Il racconto non propone un’idea di adolescenza, non applica schemi comportamentali predefiniti, che inficerebbero la credibilità del racconto, ma avanza in nome di un tentato verismo. Quello che il pubblico premia. La serie diretta da Ludovico Bessegato vanta un comparto tecnico di tutto rispetto, con un’estetica che non ha niente da invidiare ai prodotti statunitensi e si rifà a immaginari chiari al suo pubblico.

Leggi anche:
La casa di carta 4: delusione, ma con stile

Skam Italia non teme il confronto col presente. Gli sceneggiatori non giocano a fare i giovani. Esplorano l’adolescenza e la contestualizzano. Ciò significa Instagram, Whatsapp, ma anche musica e riferimenti pop («non essere Cercei»). Il gruppo di liceali al centro delle vicende è profondamente definito da questi elementi. E affiorano le contraddizioni di una comunicazione che unisce virtuale e reale. Un messaggio visualizzato, una foto salvata, sono fatti veri quanto il silenzio che domina nelle numerose scene in cui uno dei personaggi si sofferma sull’ultima notifica del telefono. Skam Italia replica atteggiamenti e modi di cui riconosce l’importanza. La visione della serie è così anche supportata da contenuti paralleli esplorabili nei profili Instagram dei protagonisti. Una transmedialità inedita per il panorama italiano.

Skam Italia

Il progetto Skam, che nasce in Norvegia e vanta numerosi remake in tutto il mondo, mostra per ogni rifacimento i volti dei paesi in cui si ambienta. Nella versione italiana è stato molto apprezzata la credibilità dell’ambientazione. La scuola fatta di rubinetti rotti, calcinacci e porte sfondate è la realtà italiana che irrompe sullo schermo. Non c’è la compostezza pariolina di Baby, serie italiana prodotta da Netflix. E nemmeno quell’atmosfera da quartiere statunitense anni ’80 che è lo standard dei prodotti per ragazzi. C’è la scuola italiana. E sì, anche l’alternanza scuola-lavoro della “Buona scuola” renziana.

leggi anche:
I am not okay with this, non è il solito teen drama

Skam Italia va osservata sia per ciò che enfatizza, sia per ciò che tralascia. Perché, nella normalità, rivela l’Italia di oggi. Accomuna quasi tutti i protagonisti della serie una situazione familiare incerta, non chiara. Sono i figli benestanti dei famosi boomer. Genitori convinti che l’agio possa sostituire la loro presenza. Le case sono grandi ma sempre vuote, e quando un adulto si affaccia lo si scopre egoista, sofferente, depresso, incapace di ricoprire un ruolo a cui amici e internet cercano di sopperire. Altri grandi assenti sono i professori. I ruoli degli adulti sono nulli, si esauriscono nello psicologo della scuola e nella dottoressa del consultorio. Figure di aiuto estemporaneo, centrali per i ragazzi, ma totalmente insufficienti per una crescita. E qui Skam Italia si scopre differente, più vero. Perché per quanto l’aiuto dei coetanei sia centrale nella crescita dei protagonisti, non è mai l’unica soluzione. Eva, Martino ed Eleonora vivono una solitudine che è il vero volto dell’adolescenza. Sdraiati sul letto, a passeggio nella periferia romana. Sono soli anche quando il telefono vibra e gli amici chiamano.

Un’educazione sentimentale che stona con le idee di cui la retorica sociale si nutre, ma che è una realtà con cui dobbiamo imparare a interagire.

Skam Italia

La quarta stagione di Skam Italia porrà al centro Sana (Beatrice Bruschi), ragazza italiana di seconda generazione musulmana. Il racconto promette di trattare approfonditamente la vita dei giovani musulmani italiani. Il trailer scatena già commenti controversi. Ma Skam Italia non può esimersi dal trattare questioni critiche.

La speranza è che l’entrata in produzione di Netflix, a volte semplicistico nei confronti di alcuni temi, non abbia inficiato lo sviluppo della stagione. Il pubblico giudicherà, e la reazione dei più giovani dirà molto sulla distanza che intercorre tra loro e i genitori.


Dove seguirci per consigli, guide e recensioni:
Instagram, Facebook e Telegram!

Il nostro Store, in collaborazione con Frammentirivista. Indossa la cultura!

Non perderti i nostri consigli di visione:
Tutto lo streaming che vuoi: serie e film per continuare la quarantena
Maggio in streaming: guida alle uscite Netflix, Amazon e Sky

Alessandro Cavaggioni

Studente DAMS classe 1998. Innamorato del Cinema, di Bologna e di qualunque cosa ben narrata. Infiammato da passioni passeggere e idee irrealizzabili. Teorie e Filosofie del Cinema come sogno di carriera, Critico come speranza di una vita. Mai passatista, ma sempre malinconico al pensiero di Venezia75. Perché il primo Festival non si scorda mai.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.