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Slumberland – Nel mondo dei sogni: niente di nuovo sul fronte del fantasy

7 minuti di lettura

Diretto da Francis Lawrence (Io sono leggenda), Slumberland – Nel  mondo dei sogni è disponibile su Netflix dall’11 Novembre, e vede protagonisti, su tutti, Jason Momoa e la giovane Marlow Barkley.

Percorrendo una strada già ampiamente battuta, Slumberland – Nel  mondo dei sogni mette al centro della propria narrazione l’elaborazione del lutto e il concetto di dimensione onirica come luogo fisico interconnesso alla realtà, dove rifugiarsi quando le cose non vanno come previsto.

Nemo in Slumberland

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Liberamente ispirato a Little Nemo, strisce a fumetti firmate Winsor McCay, Slumberland – Nel  mondo dei sogni racconta la storia di Nemo, una ragazza che vive all’interno di un faro, la cui vita viene improvvisamente sconvolta dalla scomparsa del padre, disperso in mare durante un tentativo di salvataggio.

Costretta a cambiare vita e trasferirsi dallo sconosciuto zio Phillip a Los Angeles, Nemo finirà per rifugiarsi nel mondo dei sogni, cercando disperatamente di riabbracciare il padre scomparso – in un percorso curiosamente antitetico a quello dell’omonimo pesciolino rosso in Alla ricerca di Nemo – e alleviare il dolore per la sua tremenda perdita.

Avrà così inizio un’avventura costantemente in bilico tra sogno e realtà, dove una dimensione influenzerà l’altra, e la ragazza, accompagnata dal suo fedele maialino, farà la conoscenza di Flip, un fuorilegge dall’aspetto satiresco vestito come Willy Wonka, compagno di avventure nelle storie che il padre le raccontava come favole della buonanotte.

Sarà proprio lui a farle da Cicerone all’interno di Slumberland, mettendola a conoscenza della possibilità di attraversare i sogni delle altre persone, fino ad arrivare al mare degli incubi – una citazione non troppo velata al Sottosopra di Stranger Things – per recuperare delle leggendarie perle con il potere di esaudire i desideri altrui.

Un sogno ricorrente

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Slumberland – Nel  mondo dei sogni si approccia al concetto di sogno nello stesso modo in cui lo hanno fatto molte altre opere nella storia del cinema e della letteratura fantasy e non. I riferimenti ad Alice nel Paese delle Meraviglie sono piuttosto evidenti, ma in questo senso, ciò che lascia l’amaro in bocca del film diretto da Francis Lawrence, è il fatto che non riesca proprio in nessun modo ad apportare qualcosa di innovativo e originale al genere, sia nella forma che nella sostanza, e un po’ come in un sogno ricorrente, tutto sembra scontato ancora prima che avvenga sullo schermo.

La rappresentazione della dimensione onirica come rifugio sicuro dove cercare conforto dai problemi della realtà, è un qualcosa di ampiamente già visto e tradotto in decine di spunti narrativi diversi, che si tratti di una fuga dettata dall’elaborazione di un lutto, come ne La Storia Infinita o in Al di là dei sogni, o dalla monotonia della routine quotidiana, come Big Fish o Un Ponte per Terabithia.

Per questo, come un sapiente artigiano, è necessario, ogni qual volta ci si serva di questa materia grezza, saperla modellare donandole forme nuove, che sappiano meravigliare lo spettatore.

Il tentativo di Francis Lawrence – se di tentativo si può parlare – è sicuramente fallimentare, e Slumberland – Nel mondo dei sogni incorre in quel destino in cui si imbattono, inevitabilmente, questo tipo di pellicole: essere dimenticate la mattina successiva, proprio come i sogni.

Il protocollo Netflix

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Il protocollo Netflix parla chiaro, sembra gridare, a caratteri cubitali, che la quantità è l’unica cosa che conta.

Certo, negli ultimi anni ha fatto anche da palcoscenico a veri e propri capolavori (È Stata La Mano Di Dio, Storia di un matrimonio, Roma), ma sono perle rare in un catalogo popolato anche da film mediocri, il cui unico scopo è quello di soddisfare la sete del pubblico di prodotti usa e getta.

Slumberland – Nel  mondo dei sogni rientra perfettamente in questi canoni, rispettando i tre sacri comandamenti Netflix: una buona – quasi mai ottima – CGI, uno o più attori popolari e una buona dose di intrattenimento.

Nel film diretto da Francis Lawrence, infatti, uno dei punti forti è sicuramente quello di poter contare su un impianto visivo quasi sempre all’altezza, con sequenze notevoli – come quella delle farfalle – ma anche una patinatura generale che rende tutto tremendamente irrealistico.

C’è poi la presenza di un attore come Jason Momoa, amato indubbiamente dal pubblico generalista ma sprovvisto di qualsiasi dote recitativa, tanto da vedersi più volte surclassato da una ragazza di 14 anni al suo debutto assoluto.

Quantomeno, è innegabile il fatto che la pellicola riesca a creare un buon coinvolgimento emotivo – soprattutto in un pubblico più giovane al quale sembra rivolgersi – e ad intrattenere per quasi la totalità della sua durata – abnorme per ciò che racconta nell’effettivo -, ma una volta tirate le somme, Slumberland – Nel  mondo dei sogni, sebbene tenti più volte di acquisire una certa profondità tematica, non riesce mai ad andare al di là del mero intrattenimento.


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Sono Filippo, ho 22 anni e la mia passione per il cinema inizia in tenera età, quando divorando le videocassette de Il Re Leone, Jurassic Park e Spider-Man 2, ho compreso quanto quelle immagini che scorrevano sullo schermo, sapessero scaldarmi il cuore, donandomi, in termini di emozioni, qualcosa che pensavo fosse irraggiungibile. Si dice che le prime volte siano indimenticabili. La mia al Festival di Venezia lo è stata sicuramente, perché è da quel momento che, finalmente, mi sento vivo.

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