Sound of Metal

«Sound of Metal» e l’importanza della quiete

È arrivato lo scorso 4 dicembre su Amazon Prime Video Sound of Metal, debutto alla regia di Darius Marder, già noto per aver lavorato alla sceneggiatura di The Place Beyond the Pines assieme a Derek Cianfrance. Di quest’ultimo, in realtà, è l’idea alla base del film, che doveva originariamente chiamarsi Metalhead e seguire le vicende della band Jucifer. Il progetto era stato abbandonato per poi essere ripreso da, appunto, Darius Marder, con cui Cianfrance ha collaborato in qualità di produttore.

Sin dal debutto ai festival cinematografici, Sound of Metal ha ottenuto pareri molto positivi sia da parte del pubblico che della critica, oltre che diversi riconoscimenti, divenendo uno dei film più chiacchierati del 2020.

Di cosa parla «Sound of Metal»

Sound of Metal

Protagonista di Sound of Metal è Ruben (Riz Ahmed), un batterista che viaggia per l’America e tiene tour con la compagna e cantante Lou (Olivia Cooke). Una sera, Ruben prova un improvviso abbassamento dell’udito e il ripetersi della cosa nei giorni successivi lo getta nel panico e nello sconforto. La diagnosi è durissima: se non smette di suonare, Ruben rischia di diventare completamente sordo nel giro di brevissimo tempo.

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La tensione provocata dalla non accettazione da parte dell’uomo della sua nuova condizione porta Lou a convincerlo a entrare in una comunità di persone sorde, guidata da Joe (Paul Raci), affinché riesca ad adattarcisi e a non cedere di nuovo alla tossicodipendenza, da cui è uscito quattro anni prima.

«Sound of Metal», la paura del silenzio

Sound of Metal

Dopo l’intensissima sequenza d’apertura, in cui vediamo Ruben intento a suonare la batteria, e dei brevi momenti di felicità, Sound of Metal assume un tono drammatico, almeno durante la prima metà. Sentiamo addosso il terrore di Ruben, che brancola nel buio alla ricerca di qualcosa a cui aggrapparsi pur di non affrontare di petto la sua condizione. Se lo facesse, infatti, le conseguenze sarebbero devastanti: l’abbandono della musica e di Lou e, quindi, della vita di sempre. L’interpretazione di Riz Ahmed (per la quale, si spera, verrà candidato agli Oscar 2021) esprime al meglio questo conflitto interiore e il rifiuto nei confronti di un ribaltamento di situazione tanto improvviso quanto forte.

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Ad essa si unisce il lavoro massiccio sul montaggio sonoro, impressionante per la sua fedeltà alla realtà, che fa empatizzare ulteriormente lo spettatore col protagonista, fino a farlo mettere nei suoi panni (o, per meglio dire, nelle sue orecchie).

«Sound of Metal», la rappresentazione della comunità sorda

Sound of Metal

Uno degli aspetti più positivi di Sound of Metal è la rappresentazione della comunità sorda. Gran parte del cast, infatti, è composta da attori non professionisti e realmente appartenenti ad essa. Sono inoltre state cestinate le proposte di molti personaggi famosi per la parte di Joe in favore di Paul Raci, attore figlio di genitori sordi che non aveva mai ottenuto un ruolo così importante.

Quello che vediamo è un ambiente tranquillo in cui si formano legami molto forti. Ruben viene accolto a braccia aperte e aiutato, e presto si rende conto che la comunità è una vera e propria famiglia. Si passa molto tempo in compagnia, anche durante i pasti; si condividono le proprie esperienze e si imparano nuove cose insieme.

Sound of Metal

La comunità non vede la sordità come un handicap, bensì come un qualcosa con cui si possa tranquillamente imparare a convivere. Il film mostra bene come, al di là del linguaggio, non ci siano differenze sostanziali tra persone udenti e non. I bambini giocano, studiano e imparano con Ruben come usare le bacchette e tenere il ritmo, mentre gli adulti svolgono le mansioni più svariate. Sound of Metal decostruisce i pregiudizi nei confronti di una condizione considerata tragica a priori e insegna che la vita non finisce se si diventa sordi, al massimo ne comincia una nuova (e comunque degna di essere vissuta).

«Sound of Metal», la ricerca della quiete

«Il mondo va avanti e può essere un posto davvero crudele, ma per me quei momenti di quiete, quel posto, rappresentano il regno di Dio. E quel posto non ti abbandonerà mai».

Le parole di Joe sono la chiave di lettura di Sound of Metal. Siamo così immersi nel caos, nel rumore, nella frenesia da non renderci conto della bellezza che ci circonda. Corriamo affannosamente, senza fermarci, invece di godere della quiete.

Il viaggio interiore di Ruben è il perno del film, e proprio per questo motivo è l’unica trama che giunge a una vera e propria conclusione in una sequenza finale splendida e commovente, a cui non si smette di pensare facilmente. Il resto è solo rumore.


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Christian Montedoro

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