fbpx
Spencer

Spencer: Kristen Stewart è la tormentata Diana di Pablo Larraín | Venezia78

Pablo Larraìn dalla parte di Lady D

5 minuti di lettura

Pablo Larraín ci delizia con Spencer, nuovo biopic intimo sulla principessa più amata di tutti i tempi, Lady Diana. Dietro la cinepresa la magnifica Kristen Stewart ci fa rivivere il Natale del 1991 a Sandringham House. Il film, in concorso a Venezia78, ha debuttato il 3 settembre nelle sale del Lido. Sarà invece nei cinema americani a partire dal 5 novembre prossimo.

Una Diana come non l’abbiamo mai vista

Spencer

Scelta inusuale quella di porre il cognome di famiglia come titolo per un film su Lady D. Larraín mette da subito in chiaro che la sua sarà una Diana diversa, come non l’abbiamo mai vista proprio perché forse non è mai esistita. Possiamo vedere Spencer, infatti, come un fantasticare del regista cileno che immagina cosa possa essere successo tra le mura della residenza di campagna dei reali. Da quando ha girato il film Jackie nel 2016, Larraín è rimasto sempre più affascinato dalle grandi donne del XX secolo, che sono rimaste impigliate nei suoi pensieri e nella sua immaginazione. Proprio da queste forti personalità femminili il regista trae ispirazione per raccontarci le storie di ribellione, autoaffermazione e debolezza che si celano dietro al carisma di queste donne.

Di cosa parla Spencer

Diana corre sulla sua macchina per le campagne della contea di Norfolk e vorrebbe con la stessa facilità liberarsi del peso delle incombenze reali. Ricorda la sua vita da bambina, quando giocava per quelle stesse campagne in cui risuonavano le sue risate. Ma il ricordo di quei tempi felici non è che un motivo di dolore ancora più forte per la sua vita presente. Il matrimonio con Carlo (Jack Farthing) non funziona e la presenza di Camilla inizia a farsi sempre più ingombrante. L’unica vera gioia di Diana sono i suoi figli, William ed Harry. Larraín immagina con estro creativo cosa possa essere passato per la mente della principessa durante quei giorni che l’hanno poi portata a prendere la difficile decisione di abbandonare la famiglia reale. Un momento storico per la corona d’Inghilterra che ha incrinato l’immagine perfetta che i reali trasmettevano attraverso media ed apparizioni pubbliche.

Una volta chiuse le porte di palazzo iniziava per Diana il vero inferno fatto di oppressione, inutili rituali e soprusi, dato da un ambiente che non faceva che sminuirla ed additarla. Proprio condensati in quei pochi giorni si riassume l’intera esistenza della principessa, impigliata ed ingabbiata tra violenze psicologiche, panico ed autolesionismo. La Diana di Larraín non può fare altro se non scappare insieme ai suoi figli, con la speranza di una vita più genuina. Ovviamente non sa che la storia ha in serbo per lei un ben altro finale.

Kristen Steward fragile e misteriosa in Spencer

Conosciuta fin da giovane per la sua aria un po’ malinconica, Kristen, è da subito sembrata a Larraín la scelta più ovvia per Spencer. Per questa Diana, intima e nascosta, serviva al regista qualcuno che non solo avesse dei tratti affini, ma che sapesse incamerarne la tristezza nello sguardo ed il tormento nei gesti. Stupenda ed intrigante, la Stewart, buca lo schermo con i molteplici primi piani. Le scene soprannaturali poi, inserite per far fuoriuscire il mondo interiore di dolore e fragilità, si rivelano particolarmente riuscite. Le immagini sono sature di drammaticità e struggimento che fanno emozionare e sobbalzare la sala.

In un film come Spencer, incentrato sui personaggi, è stato fondamentale avere da subito un’alchimia particolare tra attori, regista e cinepresa. In questo modo Larraín è riuscito a fluttuare tra storia e finzione costruendo una narrazione nuova e particolare di un personaggio che tutti pensano di conoscere già. La sua Diana vuole ridere, correre, urlare e danzare; vuole strapparsi di dosso gli abiti che qualcun altro ha scelto per lei e i regali che sanno di tradimento e ipocrisia. Il suo sogno di una vita normale stride con la sua presenza tra i reali che le sta talmente scomoda da portare il suo fisico alla repulsione. A palazzo, in mezzo ad una totale negazione del futuro e dell’imprevedibilità, lo spettatore non può che schierarsi dalla parte di Diana che, in fuga dalle soffocanti tradizioni, si riappropria del suo nome, della sua identità e della sua libertà.


Floriana Bria

Classe 1996, laureata in Filosofia.
Mi piace racchiudere la mia personalità in un tubetto di tintura per capelli come Clementine.
Aspirante filosofa e scrittrice, nel frattempo sognatrice e amante di serie tv, soprattutto comedy e d'animazione. Analizzo tutto ciò che guardo e cerco sempre il lato più profondo delle cose. Adoro i thriller psicologici e i film dalla trama complessa, ma non disdegno anche quelli romantici e strappalacrime.
Pessimista cronica e amante del dramma.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.